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25.11.2021 - 12:100
Aggiornamento : 14:22

Covid, clima e Avs preoccupano gli svizzeri nel 2021

Lo rivela il 45esimo Barometro delle preoccupazioni, il sondaggio annuale realizzato per conto di Credit Suisse

Nel 2021 gli svizzeri si dicono preoccupati in egual misura dalla pandemia di Covid-19, dai mutamenti climatici e dalla previdenza per la vecchiaia. Lo rivela il sondaggio annuale realizzato per conto del Credit Suisse (CS). Il coronavirus un anno prima primeggiava su tutte le altre fonti di apprensione.

Il 45esimo Barometro delle preoccupazioni del numero due bancario elvetico è stato realizzato in luglio e agosto dall’istituto di ricerca gfs.bern, che ha interrogato 1’722 persone con diritto di voto di tutte le regioni del Paese. Il margine di errore è di 2,3 punti percentuali. Con il sondaggio, che accanto alle preoccupazioni indaga anche sul rapporto dei confederati con le autorità e l’identità del Paese, CS intende contribuire al dibattito pubblico sulle sfide sociopolitiche del momento, si legge in un comunicato che accompagna il rapporto sullo studio.

La disoccupazione non preoccupa

Gli interrogati potevano enumerare cinque delle loro principali preoccupazioni. L’anno scorso, tra le cinque, aveva citato il Covid-19 il 51% dei sondati, facendone in assoluto la prima causa di crucci. Quest’anno la pandemia suscita inquietudine tra il 40% degli interrogati, una proporzione identica a quella provocata da cambiamento climatico (39%, +10 punti percentuali in un anno) e previdenza per la vecchiaia (pure 39%, +2 punti). Per la prima volta, un trio di fattori è in cima alla graduatoria.

Tra le cinque questioni più sensibili per il 2021 ci sono anche la gestione delle relazioni con l’Europa (33%) e l’evoluzione dei costi nel settore della sanità e delle casse malattia (25%). Il 14% degli interrogati cita la disoccupazione (nono rango assieme ai timori per l’approvvigionamento energetico) tra le cinque preoccupazioni principali.

Svizzera resistente

Per Manuel Rybach, responsabile della politica al CS, citato nella nota, questi dati traducono la fiducia della popolazione nelle “capacità di resistenza” della Svizzera, ciò che si rifletta anche nei timori nei confronti della disoccupazione: “Anche se più di un milione di persone sono state colpite dal lavoro ridotto, la preoccupazione per la disoccupazione, che era in cima alla lista, continua a diminuire, anche in questi tempi imprevedibili sul piano economico. Quest’anno è ad un livello storicamente basso tra le preoccupazioni della popolazione”.

“I temi che si impongono sono piuttosto di carattere postmaterialista e riguardano la giustizia sociale”, afferma, sempre citata nel comunicato, Cloé Jans, responsabile degli affari operativi di gfs.bern, incaricata del Barometro di CS dal 1995. “Ci si chiede se questi siano gli inizi di un riorientamento graduale delle preoccupazioni che durerà a lungo termine o se siano semplicemente un fenomeno puntuale, che riflette una moda”. Jans, data l’importanza di questi valori per la gioventù, crede a un fenomeno duraturo.

Fiducia nell’economia...

Il 65% degli interrogati considera la propria situazione economica come “molto buona” o “piuttosto buona”. Negli ultimi 25 anni, questo valore è stato superiore solo nel 2016 (68%).

Quanto al futuro, una netta maggioranza dell’elettorato rimane ottimista sulla capacità di mantenere almeno il proprio attuale livello di prosperità (75%) o addirittura di migliorarlo (12%). Rispetto all’anno scorso, la percentuale di intervistati che si aspettano un peggioramento della propria situazione economica è scesa ai livelli pre-pandemia (10%).

... e meno nella politica

Dopo un chiaro aumento della fiducia in quasi tutti gli attori della politica l’anno scorso, nel 2021 si registra un certo calo. La polizia gode del più alto livello di fiducia per la quarta volta consecutiva (63% degli intervistati ha fiducia in questa autorità; -7 punti), il che la mette alla pari con il Consiglio federale (-5 punti). Seguono il Tribunale federale (60%) e la Banca nazionale svizzera (51%). C’è stato un calo significativo della fiducia nel parlamento federale (Consiglio degli Stati: 42%, -9 punti; Consiglio nazionale: 42%, -6 punti) così come nell’amministrazione pubblica (39%, -9 punti). Le Chiese e l’Ue (19% ciascuna) continuano a suscitare diffidenza.

Accordo quadro per relazione con l’Ue

Gli interrogati sono in maggioranza d’accordo con il Consiglio federale, che in maggio ha interrotto i negoziati con Bruxelles su un accordio quadro istituzionale. Per il 21% la decisione è stata “molto buona” e per un altro 30% “piuttosto buona”; il 16% la giudica però assai negativamente e il 24% piuttosto negativamente.

Il 76%, senza cambiamenti significativi rispetto al 2020, ritiene che una relazione stabile tra Confederazione e Ue sia importante. In contraddizione con l’opinione espressa in merito alla scelta del governo, il 74% degli interrogati punta comunque su un accordo quadro per regolare le relazioni bilaterali, scrive CS.

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