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23.11.2021 - 11:09
Aggiornamento: 16:10

Il raddoppio del contributo di coesione ‘un errore gravissimo’

Il presidente Udc Marco Chiesa contro la mozione in Commissione esteri del Nazionale per ottenere l’accesso dei ricercatori svizzeri ai programmi europei

Raddoppiare il contributo di coesione per ottenere la partecipazione a pieno titolo dei ricercatori svizzeri ai programmi di ricerca europei? Una pessima idea, un errore gravissimo, che renderebbe la Svizzera ricattabile trasformandola agli occhi di Bruxelles, ma non solo, in un “venditore di tappeti”. Questo il giudizio lapidario del presidente dell’Udc Marco Chiesa, espresso a Keystone-Ats.

Non meno critico anche il consigliere nazionale Marco Romano (Centro/TI), secondo cui la mozione adottata dalla Commissione di politica estera del nazionale (Cpe-N), e anticipata ieri ai media dal suo autore, il consigliere nazionale Eric Nussbaumer (Ps/BL), “è un errore gravissimo”.

Per Chiesa, non è ora di mercanteggiare con Bruxelles, anche perché “sai dove cominci, ma non sai dove vai a finire” agendo in questo modo. Insomma, la mozione Nussbaumer, accolta dalla commissione, ci fa perdere credibilità come Paese, rendendoci ricattabili e abbassandoci agli occhi della controparte – con cui vogliamo trattare da pari a pari – a meri “venditori di tappeti”. Non possiamo costruire con l’Ue una relazione basata su ricatti e minacce. Tra l’altro, ha fatto notare Chiesa, 13 paesi Ue hanno scritto una lettera alla Commissione europea chiedendo la riammissione a pieno titolo – e non come ora quale paese terzo – della Svizzera ai programmi di ricerca continentali.

Negativo anche il giudizio di Marco Romano, secondo cui una simile proposta è “un errore gravissimo”, sia a livello di contenuto che di tempistica, dal momento che il Consiglio federale – al quale tra l’altro spetta dirigere la politica estera – sta sondando il terreno con l’Ue per trovare una base comune per avviare un dialogo di fondo che tenga conto soprattutto dei grandi nodi da sciogliere, come le differenze istituzionali tra i due soggetti, differenze che poi hanno portato al fallimento dell’accordo istituzionale.

Per Romano, la Svizzera in questo momento non ha “necessità” di comprarsi l’accesso a Orizzonte 2020 e Erasmus +, finché non verranno chiariti i problemi di base tra la Confederazione e l’Unione europea. Non si tratta di una questione monetaria, per il deputato ticinese. Raddoppiando il contributo, invece, diamo un segnale di debolezza a Bruxelles, quando invece sarebbe necessario che il parlamento si coordini col governo su questi temi.

Stando a Nussbaumer, la Cpe-N ha approvato la sua mozione che chiede di raddoppiare il miliardo di coesione della Svizzera all’Ue. Il credito già approvato dovrebbe quindi essere aumentato a due miliardi di franchi “se gli accordi di associazione tra la Svizzera e l’Unione europea per la partecipazione agli attuali programmi dell’Ue” saranno firmati entro il 30 giugno 2022.

Il parlamento può ancora decidere quest’anno di aumentare il contributo (per esempio durante la discussione del preventivo 2022 prevista per la sessione invernale delle Camere che inizierà lunedì prossimo, ndr), ma ciò non è possibile se il pagamento di coesione sarà ripetuto, ha precisato Nussbaumer a Keystone-Ats.

A metà novembre, il ministro degli esteri Ignazio Cassis e il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic hanno concordato di presentare un bilancio provvisorio nel gennaio 2022 al Wef di Davos. L’Ue si aspetta un “forte segnale politico” dalla Svizzera.

Con un contributo di coesione raddoppiato, il Consiglio federale dovrebbe “ottenere uno strumento di negoziazione per dare un segnale politico”, ha sottolineato l’autore della mozione.

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