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18.11.2021 - 13:15
Aggiornamento: 14:42

Nel 2020 il tempo di lavoro è diminuito di 6,4 giorni

Lo comunica l’Ufficio federale di statistica. Maggiormente colpiti i settori alberghiero e della ristorazione, con un calo del 22,2%

Ats, a cura de laRegione
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Ti-Press

Nel 2020, il primo anno segnato dalla pandemia di Covid-19, il tempo di lavoro è diminuito in media di 6,4 giorni pro capite rispetto all’anno precedente. Il dato corrisponde pressoché alla riduzione del volume di lavoro registrata nei nove anni prima. Il fenomeno è stato particolarmente marcato nei settori alberghiero e della ristorazione, con un calo del lavoro del 22,2%.

Nel decennio dal 2010 al 2020, la durata annuale effettiva di lavoro per persona occupata è diminuita in media di 13,8 giorni. Negli anni precedenti la pandemia, la riduzione può essere spiegata in particolare dall’aumento del lavoro a tempo parziale, delle vacanze e dal calo degli straordinari, indica oggi l’Ufficio federale di statistica (UST) in una pubblicazione ad hoc intitolata “Evoluzione delle durate del lavoro dal 2010 al 2020”, disponibile in tedesco e francese.

Tra il 2019 e il 2020, invece, il calo è dovuto principalmente al lavoro ridotto e ad “altri motivi” – per esempio la quarantena o le restrizioni commerciali per i lavoratori indipendenti nel contesto della crisi sanitaria.

Colpisce la discrepanza tra uomini e donne: i primi hanno lavorato circa 18,5 giorni in meno nel 2020 rispetto al 2010, mentre le seconde hanno avuto solo sette giorni liberi in più. La differenza è dovuta principalmente agli anni prima della pandemia. Nel 2020, le ore di lavoro sono diminuite in modo analogo per entrambi i sessi.

Secondo l’UST, il fatto che le ore di lavoro siano diminuite più significativamente per gli uomini che per le donne negli ultimi dieci anni è dovuto al maggiore aumento del lavoro a tempo parziale tra i maschi. Le donne hanno sempre lavorato molto a tempo parziale, soprattutto per motivi familiari.

Stranieri meno occupati nel 2020

Anche la nazionalità è determinante: prima del Covid-19, il volume di lavoro dei cittadini svizzeri è diminuito di 8,7 giorni, contro 6,5 giorni per gli stranieri.

Nel primo anno dell’epidemia la situazione si è invertita: nel 2020, il tempo di lavoro degli stranieri è diminuito di 10,1 giorni, mentre quello degli svizzeri di meno della metà (4,6 giorni). In tutti i dieci anni, la differenza si è quasi livellata e ammonta a solo 1,2 punti percentuali.

Differenzia anche il modello di attività: durante l’intero decennio, il volume di lavoro degli indipendenti è diminuito di 20,5 giorni, contro 13,1 giorni pro capite tra i dipendenti. Prima della pandemia, la differenza si riduceva di anno in anno; nel 2020, il divario si è allargato di nuovo.

Calo più forte in alberghi, ristoranti e cultura

A distinguere l’andamento concorre in modo determinante anche il ramo economico. Prima del Covid-19, il tempo di lavoro è diminuito più della media nella cultura, nell’agricoltura, nella selvicoltura e nell’amministrazione pubblica. Al contrario, nei settori “trasporti e stoccaggio”, “costruzione” e “attività industriale/fornitura di energia”, nel 2020 il volume di lavoro è risultato analogo a quello di un decennio prima.

Nel primo anno di pandemia, le discrepanze sono aumentate considerevolmente: “Strutture ricettive e ristorazione” hanno registrato un calo del volume di lavoro del 22,2% rispetto al 2019; nella cultura la contrazione ha raggiunto quasi il 10% e nelle imprese dei settori “trasporti e stoccaggio” e “commercio e riparazione” le ore di lavoro sono diminuite rispettivamente del 5,4% e 4,6%.

Italia, Francia e Austria hanno sofferto di più nel 2020

Nel confronto internazionale, il volume di lavoro tra il 2010 e il 2020 è diminuito in modo analogo in Svizzera, con un -7,2%, e nell’Unione europea (Ue, -7,3%). Il calo è invece più marcato nell’eurozona (-8,3%) e in tre paesi limitrofi – Italia (-12,3%), Austria (-9,8%) e Francia (-9,0%). La Germania ha invece registrato un -6,6%.

L’effetto della crisi sanitaria sulle ore di lavoro in Svizzera è stato meno marcato che nell’Ue (-3,4% contro -5,0%) e nei paesi limitrofi. Tuttavia, il calo più pronunciato nella Confederazione tra il 2010 e il 2019 (-3,9% contro -2,4% nell’Ue) porta a una diminuzione della stessa entità in dieci anni.

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