Lazio
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Atalanta
0
1. tempo
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Zugo
4
Langnau
2
2. tempo
(3-0 : 1-2)
Ambrì
2
Davos
2
2. tempo
(2-1 : 0-1)
Friborgo
2
Lakers
2
3. tempo
(0-1 : 2-0 : 0-1)
Ginevra
1
Bienne
2
2. tempo
(1-0 : 0-2)
Lugano
1
Berna
2
2. tempo
(0-1 : 1-1)
Visp
4
Ticino Rockets
3
fine
(0-0 : 2-1 : 1-2 : 1-0)
La Chaux de Fonds
4
Zugo Academy
1
3. tempo
(2-0 : 0-0 : 2-1)
Kloten
6
Sierre
0
3. tempo
(1-0 : 4-0 : 1-0)
BUF Sabres
6
PHI Flyers
3
3. tempo
(4-2 : 1-0 : 1-1)
BOS Bruins
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La validità della legge alla prova del popolo
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12.11.2021 - 08:340
Aggiornamento : 16:33

La legge Covid in cerca del certificato popolare

Il 28 si vota per la seconda volta. Il pass sanitario focalizza l’attenzione. Risposte alle principali domande

Di cosa parliamo?

Della base legale sulla quale poggiano molte delle misure predisposte da Confederazione e Cantoni per combattere la pandemia di Covid-19 e per attenuare le conseguenze finanziarie che queste misure comportano per le persone e le aziende. Ma a focalizzare l’attenzione è il certificato (o ‘pass’) Covid (vedi box).

Su cosa votiamo esattamente?

Sulle modifiche che il Parlamento ha apportato la scorsa primavera alla legge Covid-19. In particolare: indennità giornaliere supplementari per persone disoccupate, indennità ‘estese’ per lavoro ridotto, indennizzo per gli organizzatori di eventi, aiuti agli artisti indipendenti, estensione degli aiuti finanziari nei casi di rigore e dell’indennità di perdita di guadagno ai lavoratori indipendenti, sostegno federale al sistema di tracciamento dei contatti (contact-tracing) e, last but not least, il certificato Covid.

Abbiamo già votato sulla legge Covid-19, perché una votazione bis?

Lo scorso 13 giugno gli elettori svizzeri (unici al mondo a essersi espressi su questo tema in una consultazione popolare) hanno accolto con una maggioranza del 60% la versione iniziale della legge, quella del 25 settembre 2020, anch’essa combattuta da un referendum. Poi però un altro referendum è stato lanciato contro la revisione della legge approvata dal Parlamento lo scorso 19 marzo. È soltanto su queste modifiche che il popolo è chiamato a votare il 28.

In caso di ‘no’ l’impiego del certificato cesserebbe subito?

No. Le modifiche della legge – certificato Covid compreso – cesserebbero di applicarsi il 19 marzo 2022, ossia un anno dopo la loro entrata in vigore (così vuole la Costituzione per una legge urgente come questa, dichiarata tale dal Parlamento). A partire da quella data, la Confederazione non potrebbe più emettere nuovi pass. Non potrebbe nemmeno più riconoscere i certificati rilasciati dall’Ue, che a sua volta potrebbe non più riconoscere i nuovi pass elvetici. I certificati già rilasciati continuerebbero però a essere validi fino alla loro scadenza, quantomeno in Svizzera. In caso di ‘no’ resterebbero in vigore anche le altre disposizioni della legge Covid che non sono oggetto della votazione del 28 novembre.

In caso di ‘no’ gli aiuti finanziari verrebbero a mancare subito?

No. Anche se, tranne poche eccezioni (indennizzi per grandi eventi, fino al 30 aprile 2022; facilitazioni nell’ambito dell’assicurazione disoccupazione, almeno fino al 31 dicembre 2022), gli aiuti finanziari contemplati dalla legge Covid hanno una validità limitata al 31 dicembre 2021. In questo senso, un ‘no’ il 28 novembre non cambierebbe granché. E poi, almeno in teoria, la ripresa economica post-pandemica dovrebbe rendere sempre meno indispensabile il sostegno statale. Tuttavia, a fine ottobre il Consiglio federale ha adottato un messaggio nel quale propone di prolungare fino al termine del prossimo anno alcune disposizioni della legge (indennità perdita di guadagno, finanziamento test, aiuti alla cultura e allo sport, per un importo complessivo di 915 milioni di franchi), “in considerazione dell’incertezza che caratterizza l’evoluzione della pandemia”.

In caso di ‘no’ un nuovo lockdown sarebbe possibile?

Sì. Ulteriori chiusure di ristoranti, negozi e altre strutture, così come il divieto di determinate attività, rimarrebbero possibili poiché si basano principalmente sulla legge sulle epidemie. Non cambierebbe nulla, tra l’altro, nemmeno per quanto riguarda l’obbligo di indossare la mascherina sui trasporti pubblici, nei negozi e nei ristoranti al chiuso.

Chi è per il ‘sì’, chi per il ‘no’?

Consiglio federale, Parlamento, Cantoni e tutti i partiti (Lega dei Ticinesi compresa) tranne l’Udc (ma non la sua sezione argoviese) sono schierati a favore. Le principali organizzazioni economiche (Economiesuisse, Usam) sono per il ‘sì’, così come la Federazione svizzera per il turismo, HotellerieSuisse, numerose altre organizzazioni settoriali e i sindacati. GastroSuisse lascia libertà di voto. Stessa raccomandazione dal Partito pirata. Contrari alla legge, oltre all’Udc (che ha sostenuto il referendum; a giugno aveva lasciato libertà di voto), all’Unione democratica federale (Udf) e a singoli esponenti di altri schieramenti politici, sono anche le associazioni Amici della Costituzione, Rete scelta vaccinale, Mass-Voll, Movimento svizzero per la libertà dei cittadini e Alleanza dei cantoni primitivi, alcune di queste – nate durante la pandemia – sono all’origine del referendum. Esiste pure un comitato di ‘Vaccinati contro il certificato Covid’. Fondato da un membro del Partito pirata e dalla scrittrice Sibylle Berg, conta tra le sue fila sia persone senza affiliazione partitica, sia esponenti di partiti dei quali non condividono la linea.

Perché votare ‘sì’?

  • Unitamente alla legge sulle epidemie, la legge Covid è lo strumento principale della gestione della pandemia di Covid-19 da parte di Confederazione e Cantoni.

  • Grazie al certificato Covid possono essere impedite ulteriori chiusure, e ciò è essenziale per l’economia, la società e gli individui. Il pass consente pure di levare alcune restrizioni (l’obbligo della mascherina in certi luoghi al chiuso, per esempio) e di viaggiare senza problemi all’interno dell’Ue, cosa che diventerebbe assai più complicata dopo un ‘no’ alla legge. Il certificato Covid, non da ultimo, aiuta a mantenere bassi i tassi d’infezione e a evitare il sovraccarico degli ospedali.

  • Il certificato è accessibile a tutti e non discrimina nessuno. Chi non è guarito dalla malattia o non è vaccinato, può sottoporsi al test (a pagamento dall’11 ottobre per gli asintomatici). «Il certificato Covid non è stato introdotto per escludere, non è una misura punitiva», ha affermato il presidente della Confederazione Guy Parmelin (Udc), secondo il quale l’unico scopo del pass è quello di garantire la vita sociale (una cena tra amici al ristorante, una visita al museo, un film al cinema ecc.) e gli incontri, riducendo i rischi per la salute. Se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare, ulteriori chiusure e restrizioni sarebbero probabilmente le uniche alternative.

  • L’estensione dei programmi di aiuto finanziario della Confederazione e dei Cantoni permette ad aziende, ‘indipendenti’, operatori culturali, club sportivi e asili nido di affrontare meglio la crisi. Le modifiche della legge oggetto della votazione consentono peraltro alle aziende di pianificare meglio la loro attività a lungo termine. Se dovessero cadere per effetto di un ‘no’ il 28 novembre, a essere colpiti sarebbero soprattutto i settori del turismo, della ristorazione, della cultura e dello sport.

Perché votare ‘no’?

  • L’obbligo esteso del certificato Covid equivale in pratica a un obbligo di vaccinazione indiretto per tutti, che potrebbe essere replicato in futuro. Questo “inutile pass sanitario statale” spacca la società, mette in pericolo la pace sociale, è discriminatorio nei confronti di chi non è vaccinato e crea una disparità di trattamento contraria alla Costituzione.

  • Se la legge verrà bocciata, volendo il certificato – o quantomeno una sua versione ‘light’ – potrà essere prorogato oltre il 19 marzo 2022: basta che il Parlamento elabori in tempi brevi una nuova base legale, partendo ad esempio dalla legge sulle epidemie. Tutti sono a favore di un pass sanitario volontario che faciliti i viaggi all’estero. In caso di ‘no’ il 28 novembre il Consiglio federale dovrebbe creare senza tardare le basi legali per un passaporto Covid, ha affermato anche il consigliere nazionale e segretario generale dell’Udc Peter Keller.

  • La legge Covid-19 affida ancora più potere al Consiglio federale, che otterrebbe “il controllo sull’intera vita dei cittadini”. Per alcuni dei più sfegatati oppositori della legge Covid, la Svizzera è diventata “un regime autoritario”, una “dittatura fascista”.

  • Il sistema di tracciamento dei contatti (la legge Covid affida alla Confederazione un ruolo di primo piano, mentre la legge sulle epidemie riservava la competenza ai Cantoni) spiana la strada a una “sorveglianza elettronica” di massa da parte dello Stato, sulla falsariga di quanto avviene in Cina.

Gli scenari

Colpaccio in vista?

Le condizioni per un secondo ‘sì’ alla legge Covid sembrerebbero riunite. Oltre il 70% della popolazione adulta è completamente vaccinato: un prezioso, potenziale bacino di voti per i sostenitori. Solo l’elettorato dell’Udc respinge a grande maggioranza la legge, anche se per certi versi (pass obbligatorio) questa non piace nemmeno a una frangia (quanto ampia, è tutto da vedere) dell’elettorato ecologista e di quello di altri partiti. In generale, la popolazione sembra sostenere la gestione della crisi da parte del Consiglio federale. Stando a un sondaggio Tamedia/‘20 Minuten’, a fine settembre due terzi degli interpellati approvavano l’estensione del pass e la fine dei test gratuiti. Un’indagine demoscopica realizzata a inizio novembre sempre da ‘20 Minuten’ e Tamedia dava il ‘sì’ alla legge Covid al 69%, il primo sondaggio Ssr pubblicato due settimane prima al 61%. Sulla carta, la maggioranza silenziosa dovrebbe quindi far pendere la bilancia nel campo del ‘sì’. Ma tutto dipenderà da quante di queste persone andranno a votare.

Il fatto è che il terreno – quello fisico e quello mediatico – finora è stato occupato quasi esclusivamente dagli oppositori. “All’inizio abbiamo dormito”, ha ammesso alcune settimane fa il consigliere nazionale Lorenz Hess (Centro/Be), uno degli attivi sul fronte del ‘sì’. Nel frattempo le cose non sono cambiate. Pochi soldi a disposizione, voglia di esporsi men che meno: i sostenitori della legge continuano ad apparire abulici, sopraffatti dalla campagna a tappeto, a tratti aggressiva, dei contrari. Cartelloni lungo le strade e in altri punti strategici; video trasmessi nelle stazioni e negli uffici postali; post a raffica sui social media; casse piene di soldi (a fine settembre il comitato per il ‘no’ disponeva di un budget di oltre mezzo milione di franchi, stando al suo portavoce); ripetute manifestazioni – autorizzate o no – ipermediatizzate e piuttosto ben frequentate, spesso animate dai campanacci dei ‘Freiheitstrychler’; provocazioni più o meno intenzionali del ministro delle finanze Ueli Maurer (ripreso dalle telecamere con una maglietta dei ‘Freiheitstrychler’ addosso, che ha affermato che il Governo aveva «fallito» nella gestione della pandemia) e così via: in un clima teso, alla fine il tamburellante messaggio di no-vax e no-pass (‘Libertà! Libertà!’) potrebbe anche fare breccia su una parte degli indecisi. Mentre un recente sondaggio dell’istituto Sotomo rivela che il timore di conflitti – anche nella sfera privata – è al primo posto per la popolazione svizzera.

Box

Il certificato Covid

Attualmente, può essere ottenuto – in forma elettronica e cartacea – da coloro che sono stati vaccinati, sono guariti oppure sono stati testati negativi al coronavirus dopo un test pagato di tasca propria (dal 16 novembre un pass valido solo in Svizzera verrà rilasciato anche a coloro che possono dimostrare tramite un test sierologico di avere gli anticorpi). La questione del passaggio dal certificato ‘3G’ (‘genesen, getestet, geimpft’) alla tessera ‘2G’, cioè un certificato (come quello in vigore in Austria) che può essere ottenuto solo da coloro che sono stati vaccinati o sono guariti, viene regolarmente sollevata anche in Svizzera. Gli esperti ritengono però che al momento un tale cambiamento non sia giustificato.

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