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09.11.2021 - 15:10
Aggiornamento: 21.12.2021 - 10:27

‘Al momento la regola 2G in Svizzera non si giustifica’

Gli esperti della Confederazione ritengono che i numeri non siano così gravi. Ancora non protetto dal virus un milione di persone non vaccinate o guarite

Ats, a cura de laRegione
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(Keystone)

In Svizzera, l’80-81% della popolazione è immunizzata contro il Covid-19 perché vaccinata oppure perché ha sviluppato gli anticorpi. Tuttavia, oltre un milione di persone non è ancora protetto e il rischio di un ulteriore diffusione della malattia è reale. Non è il momento insomma di abbassare la guardia.

Per questo motivo, ha sostenuto oggi durante il consueto incontro coi media Virginie Masserey, responsabile della Sezione controllo delle infezioni all’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), le misure di protezione, come il porto della mascherina, si giustificano, tanto più che hanno dimostrato di essere efficaci nel contenere la diffusione del virus.

Masserey ha ribadito, sul solco di quanto affermato negli incontri precedenti, che l’unico modo di uscire dalla pandemia rimane la vaccinazione, che è anche l’unico modo per evitare un incremento dei ricoveri – ora sui 30-50 al giorno – dei casi gravi e dei decessi (al momento ancora bassi a detta della specialista).

Per quanto attiene alle cifre pubblicate oggi, che fanno stato di quasi 3mila nuovi casi d’infezione, è difficile secondo Masserey fare previsioni. Unica certezza: il virus si diffonde rapidamente soprattutto fra i più giovani. Un fenomeno, quello dell’aumento dei casi, riscontrabile anche in Paesi come l’Austria e la Germania, o la Gran Bretagna, che registrano un’incidenza maggiore rispetto alla Confederazione, dove il virus circola maggiormente nei cantoni della Svizzera centrale e orientale. In Francia e Italia, invece, l’incidenza è inferiore ai dati registrati nella Confederazione.

A fronte di un incremento delle infezioni, con un raddoppio ogni due settimane, i ricoveri rimangono al momento stabili, secondo Masserey, con una lieve tendenza all’aumento. Le persone che necessitano di cure specializzate occupano il 13,5% dei letti disponibili: la maggior parte non sono vaccinate. La metà dei ricoverati ha meno di 60 anni e 225 soggetti hanno meno di 40 anni.

Per quanto attiene ai vaccinati, il 75% degli adulti lo è completamente. Se a questi aggiungiamo il 6% circa delle persone che hanno sviluppato gli anticorpi, si arriva all’80-81%. Per quanto queste cifre possano sembrare elevate, ha messo in guardia Masserey, rimane ancora un milione di persone non coperte. Vista l’alta contagiosità della variante delta, ciò significa potenzialmente decine di migliaia di persone a rischio ricovero, con tutto ciò che consegue (vedi maggior pressione sulle strutture sanitarie).

Ecco perché la vaccinazione rimane importante: farsi contagiare per sviluppare l’immunità non è la soluzione, ha sottolineato Masserey. L’offensiva vaccinale inaugurata ieri dal Consiglio federale assieme ai cantoni, con tanto di tour canori promozionali, dovrà proseguire anche nelle prossime settimane, ha spiegato Masserey, la quale ha puntualizzato che l’Ufsp non si è fissato cifre precise. Una cosa è però certa: ci sono vaccini a sufficienza per tutti e per chi ha bisogno di una terza dose di richiamo, ossia persone a rischio o fragili.

Certificato 2G non giustificato

Espressosi dopo Masserey, Rudolf Hauri, presidente dell’associazione dei medici cantonali, ha dal canto suo sottolineato che il passaggio a un certificato “2G”, come in Austria, non è giustificato in Svizzera. La situazione non è ancora così drammatica da richiedere nuove misure, ha affermato.

Attualmente, il certificato Covid può essere ottenuto da coloro che sono stati vaccinati, sono guariti oppure sono stati testati negativi al coronavirus. La questione del passaggio dal certificato “3G” (“genesen, getestet, geimpft”) alla tessera “2G”, cioè un certificato che può essere ottenuto solo da coloro che sono stati vaccinati o sono guariti, viene regolarmente sollevata. Ma per esperti non è ancora giunto il momento di fare un simile passo in Svizzera.

Finora, tuttavia, il virus non si sta indebolendo, ha detto Hauri. I focolai locali continuano a verificarsi nelle scuole e nelle strutture sanitarie, ma anche nel corso di piccole manifestazioni o e riunioni private. I ristoranti e i grandi appuntamenti sono invece proporzionalmente meno colpiti. “Ciò dimostra l’utilità del certificato”, ha spiegato il medico cantonale di Zugo.

Leggi anche:

L’Austria manda in ‘lockdown’ i non vaccinati

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