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Virginie Masserey dell’Ufsp
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02.11.2021 - 15:44
Aggiornamento : 18:42

In Svizzera aumentano i casi, incerta l’evoluzione ospedaliera

Il numero di ricoveri in cure intense è stabile. Negli over 80 il vaccino evita il ricovero nell’84% dei casi, nella fascia 60-69 nel 93% dei casi

Ats, a cura de laRegione

I casi di Covid aumentano nuovamente da due settimane, ma il numero di ricoveri in terapia intensiva è stabile. Al momento non è quindi possibile prevedere quale sarà l’impatto sul sistema ospedaliero nelle prossime settimane, ha detto Virginie Masserey, responsabile della sezione controllo delle infezioni dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) durante il tradizionale incontro con la stampa.

L’aumento dei casi non è sorprendente visto il calo delle temperature, ha aggiunto Masserey. Nelle ultime due settimane il numero di infezioni si situa fra 1’500 e 2’000 al giorno. L’incidenza della malattia si attesta a circa 230 casi ogni 100’000 abitanti ed è superiore a quella registrata in Italia e in Francia, ma inferiore rispetto ad altri Paesi europei.

Il numero dei ricoveri è stabile e quello dei pazienti Covid in terapia intensiva pure, ma sappiamo che c’è generalmente un ritardo di qualche settimana fra l’incremento dei casi e quello delle ospedalizzazioni, ha aggiunto la rappresentante dell’UFSP. Ci sono però troppe variabili per stimare l’impatto futuro sugli ospedali.

Paragonando il dato dei pazienti ricoverati con il numero delle persone vaccinate e non, emerge che fra gli over 80 anni i vaccinati hanno sei volte meno probabilità di finire in ospedale. Nell’84% dei casi quindi il vaccino evita un ricovero. Nella fascia di età 60-69 la percentuale sale al 93%.

Per la specialista del controllo delle infezioni è impossibile dire per quanto tempo il Covid sarà ancora in circolazione. “Il coronavirus può persistere per altri 10 o 20 anni - come altri virus. Ma ora sappiamo come affrontarlo e limiterà meno le nostre vite in futuro”, ha detto.

Masserey ha quindi invitato nuovamente la popolazione a farsi vaccinare. Al momento, ha detto, solo il 75% delle persone di 12 anni e più, pari al 64% della popolazione totale, ha ricevuto almeno una dose. “Non è abbastanza” ed è quindi necessario mantenere le attuali misure di protezione, che evitano anche altre malattie respiratorie, come ad esempio l’influenza stagionale, ha aggiunto.

Durante la settimana nazionale di vaccinazione sono in programma azioni in farmacie, musei, centri commerciali o in occasione di eventi, ha ricordato Rudolf Hauri, presidente dell’Associazione dei medici cantonali svizzeri. Non sono stati fissati obiettivi per il numero di vaccinazioni e una valutazione della campagna potrà essere effettuata solo a posteriori. “Speriamo che il maggior numero possibile di persone si faccia avanti”, ha aggiunto.

I test ripetuti nelle scuole attualmente mostrano un nuovo aumento dei casi. I contagi avvengono fra alunni e nelle famiglie. Si osservano anche focolai nelle case per anziani e in occasioni di feste, che però possono essere contenuti.

I cantoni si stanno organizzando per la somministrazione della vaccinazione di richiamo, soprattutto per le persone oltre i 65 anni. “Stiamo aspettando le raccomandazioni su come procedere con i booster per le altre persone”, ha aggiunto Hauri.

Quanto al vaccino Johnson&Johnson, finora sono state somministrate poco meno di 22’000 dosi. “Non sembra quindi essere un’alternativa interessante per le persone più scettiche sui vaccini”, ha detto Masserey.

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