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25.10.2021 - 10:270
Aggiornamento : 12:27

4 aziende su 5 alle prese con problemi di forniture

Le difficoltà nella catena di approvvigionamento concernono praticamente tutto il settore industriale, Il dato è peggiore di quello del 2020

Quattro aziende svizzere su cinque sono confrontate con problemi della catena di approvvigionamento, più che nel momento maggiormente critico della pandemia, nell’aprile 2020: è quanto emerge da un sondaggio condotto a metà mese da Economiesuisse.

Le difficoltà concernono praticamente tutto il settore industriale, compreso il ramo della costruzione, ma anche il commercio all’ingrosso e al dettaglio, scrivono gli specialisti della federazione delle imprese svizzere in un bollettino di informazioni odierno.

Se all’inizio la questione riguardava i prodotti provenienti dall’Asia, ora i problemi emergono in quasi tutte le regioni del mondo. Le imprese elvetiche, per la maggior parte strettamente legate al mercato europeo, nominano appunto il vecchio continente come prima regione colpita, ancora prima dell’Asia.

Il problema delle strozzature nell’approvvigionamento non si è ampliato solo geograficamente, ma anche in termini di categorie di prodotti interessati: c’è carenza di materie prime come acciaio, alluminio e legno. Inoltre sulla scia del brusco aumento dei prezzi energetici in Europa e in Cina emerge una grave penuria di molti articoli intermedi, a partire dai semiconduttori, ma non solo: mancano per esempio anche determinate plastiche e prodotti chimici. La scarsità viene a notata anche a valle, sul mercato dei beni di consumo: scarseggiano lavatrici, automobili, giocattoli e sci.

I motivi dei problemi sono molteplici. Il 72% degli interpellati nell’ambito del sondaggio cita la logistica, il 68% l’elevata domanda e le capacità di produzione troppo basse, il 64% le difficoltà di produzione presso i fornitori, il 42% misure anti-pandemia nei paesi di produzione.

La situazione è tale per cui un quinto delle imprese si è vista costretta ad annullare ordini o a non accettarne di nuovi. Per far fronte alle nuove condizioni di lavoro i responsabili cercano di ampliare il magazzino e di trovare nuovi fornitori in altri paesi. Malgrado le perdite a livello di fatturato praticamente nessuno però pensa di tagliare personale, cosa che secondo gli esperti di Economiesuisse non stupisce, considerata la penuria di manodopera specializzata. Il 6% delle ditte sta comunque pensando seriamente di ricorrere maggiormente al lavoro ridotto, soprattutto nel campo delle forniture per l’industria automobilistica.

La metà delle aziende ha già aumentato i prezzi e altre prevedono di farlo nei prossimi sei mesi. Considerato che alcuni componenti hanno visto salire il loro costo di 100 volte, per l’insieme dei beni i partecipanti al sondaggio prevedono un rincaro medio di circa il 5%.

Quanto grande sarà l’impatto di queste distorsioni sull’economia globale dipenderà in gran parte dalla durata dei colli di bottiglia, osserva Economiesuisse. La valutazione degli intervistati viene definita preoccupante: le società colpite si aspettano che i problemi di approvvigionamento finiscano solo nel corso dell’anno prossimo. Allo stesso tempo, la progressione dei prezzi delle materie prime, dell’energia e dei prodotti intermedi aumenta il rischio di un incremento dell’inflazione. Questo è uno sviluppo pericoloso e potrebbe offuscare significativamente le prospettive economiche per quest’anno e il prossimo, conclude l’associazione delle imprese elvetiche.

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