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06.10.2021 - 09:50

La pandemia peggiora le condizioni di chi era già svantaggiato

L’Ufficio federale di statistica (Ust) ha pubblicato i risultati di un’indagine su redditi e condizioni di vita. L’11,3% lamenta un calo di reddito dovuto alla pandemia

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(Ti-Press)

L’11,3% della popolazione ha subito un calo del proprio reddito a causa della pandemia nella prima metà del 2021, fenomeno che ha colpito soprattutto chi già si trovata in una fascia reddituale svantaggiata. E se il grado di soddisfazione della popolazione riguardo la propria salute e le relazioni personali, in genere elevato, non è stato influenzato in modo sostanziale, la pandemia ha avuto un influsso negativo soprattutto sul morale dei giovani. È quanto emerge dagli ultimi risultati dell’Ufficio federale di statistica (UST) tratti da dati sperimentali dell’indagine sui redditi e sulle condizioni di vita (SILC) 2021.

Impiegati nella ristorazione, a reddito basso e stranieri i più colpiti

Nella prima metà del 2021, il 20% della popolazione ha vissuto in un’economia domestica il cui reddito complessivo autovalutato è diminuito negli ultimi 12 mesi. La ragione che ha addotto oltre la metà di loro (11,3%) è la pandemia di COVID-19. Pandemia che ha spesso generato perdite, in particolare per le persone occupate nei servizi di alloggio e di ristorazione (35,5%), per quelle con redditi autovalutati bassi (19,5%) e anche per le persone straniere (16,7%). Le persone occupate nella pubblica amministrazione o nell’ambito dell’istruzione sono invece state meno colpite (risp. il 4,2 e il 8,2%).

Tuttavia, tra il 2019 e il 2021 la quota di persone che sono riuscite facilmente o molto facilmente a sbarcare il lunario è aumentata dal 48,4 al 57,9%. Ciò si spiega, oltre che per un generale calo dei consumi, anche perché nel periodo in rassegna si è più spesso rinunciato ad attività ricreative, come andare al ristorante oppure praticare attività sportive o culturali.

Abbassamento del morale, in particolare tra i giovani

La crisi sanitaria ha conseguenze negative anche sulla salute psichica della popolazione in Svizzera: il 40,2% ha indicato che nella prima metà del 2021 la pandemia di COVID-19 ha avuto ripercussioni negative sul morale. La quota si è rivelata particolarmente elevata per le persone dai 16 ai 24 anni (55,1%), per quelle con una formazione terziaria (44,8%) e per quelle con i redditi autovalutati più elevati (45,1%). La crisi sanitaria ha invece avuto meno effetti negativi sul morale delle persone residenti in zone scarsamente popolate (36,4%) e di quelle di oltre 65 anni (26,0%).

Quasi la metà della popolazione ha potuto lavorare a domicilio

Sin dall’inizio della pandemia, quasi il 50% della popolazione occupata ha avuto la possibilità di lavorare sempre o almeno parzialmente a domicilio. Anche in questo caso sono riscontrabili grandi differenze tra i gruppi di popolazione. Il 67,7% delle persone con un titolo di livello terziario e il 72,3% di quelle con i redditi autovalutati tra i più alti hanno potuto lavorare sempre o parzialmente a domicilio. E lo hanno fatto nettamente di più rispetto alle persone di origine straniera (39,9%), a quelle con un reddito autovalutato basso (31,7%) e a quelle senza formazione postobbligatoria (16,6%).

Rinsaldato il senso di sicurezza verso l’impiego

All’inizio della crisi sanitaria sono però state manifestate anche preoccupazioni in merito alla situazione finanziaria futura, in particolare ci si è sentiti molto meno sicuri del posto di lavoro. Dopo un forte peggioramento durante il confinamento parziale del 2020, la percezione soggettiva della sicurezza dell’impiego nel 2021 è di nuovo migliorata. La quota della popolazione occupata che valuta molto basso il rischio di perdere il posto di lavoro è salita dal 53,5% durante il confinamento parziale al 60,5% nel 2021, pur rimanendo significativamente al di sotto del livello del 2019 (64,6%).

Per le persone di nazionalità svizzera, quelle con un titolo di livello terziario e quelle che ritengono di avere un reddito alto, la percezione soggettiva di sicurezza del posto di lavoro ha quasi raggiunto nuovamente il livello precedente la pandemia. Non è invece affatto tornata ai livelli precedenti la percezione di sicurezza dell’impiego da parte delle persone di nazionalità straniera, di quelle di lingua francese e di quelle che ritengono di avere un reddito basso (autovalutazione).

Finora la soddisfazione è diminuita solo di poco

Dall’inizio della crisi sanitaria, la quota di persone che si sentono sempre o la maggior parte del tempo felici è significativamente diminuita e nella prima metà del 2021 si attestava al 73,9% (rispetto al 79,2% registrato prima del confinamento parziale del 2020). Nello stesso periodo, la quota di persone molto soddisfatte della loro vita corrente si è contratta dal 40,7 al 36,6%. In Svizzera, il livello di soddisfazione della popolazione per le relazioni personali e lo stato di salute soggettivo, globalmente alto, è invece rimasto praticamente invariato.

Leggero calo del livello di fiducia nel sistema politico

All’inizio della pandemia di COVID-19 la fiducia della popolazione nel sistema politico è nettamente aumentata. La quota di persone con un livello di fiducia nel sistema politico in Svizzera elevato o molto elevato è cresciuta dal 47,5% prima del confinamento parziale al 54,0% durante quest’ultimo. Nella prima metà del 2021, tuttavia, questo aumento della fiducia nel sistema politico è tornato a decrescere lievemente, pur mantenendosi a un livello superiore rispetto all’inizio della crisi sanitaria.

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