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25.08.2021 - 14:31
Aggiornamento: 18:54

Consiglio federale, test a pagamento e CovidPass obbligatorio

Il governo mette in consultazione la proposta di un uso esteso del certificato Covid. Dal 1°ottobre i costi dei test saranno a carico dei richiedenti

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Il consigliere federale Alain Berset (Keystone)

Il Consiglio federale ha messo in consultazione fino al 30 agosto un rafforzamento dei provvedimenti contro la propagazione del coronavirus, proponendo un’estensione dell’obbligo del certificato negli spazi interni di ristoranti, strutture culturali e per il tempo libero e per le manifestazioni al chiuso. Il Consiglio federale ha inoltre deciso che dal 1° ottobre 2021 i costi dei test per il certificato COVID non saranno più assunti dalla Confederazione.

"Da alcune settimane il numero di ricoveri di pazienti affetti da COVID-19 è in forte aumento – afferma il governo nel suo comunicato–. Questa evoluzione è verosimilmente da ricondurre soprattutto al basso tasso di copertura vaccinale: in Svizzera, si è sottoposto almeno alla prima vaccinazione il 56 per cento della popolazione, contro il 63 per cento nell’Unione europea. Il numero di persone non immunizzate che possono contagiarsi rimane elevato". Altre possibili cause dell’aumento, aggiunge l'Esecutvo, sono la maggiore trasmissibilità della variante Delta, i rientri dalle vacanze, la graduale revoca dei provvedimenti dell’obbligo del telelavoro e del divieto di insegnamento in presenza nelle scuole universitarie e un cambiamento nel comportamento della popolazione.

Siccome l’inasprimento dei provvedimenti incide sul numero dei ricoveri dopo due a tre settimane, il Consiglio federale non può attendere che gli ospedali siano sovraccarichi prima di attuarlo: "In caso di sovraccarico degli ospedali – si legge nella nota governativa –, il numero di decessi tra i malati di COVID-19 aumenterebbe e dovrebbero di nuovo essere rinviati interventi non urgenti. Questo avrebbe conseguenze negative sull’assistenza sanitaria dell’intera popolazione".

Estensione dell’obbligo del certificato

Il Consiglio federale ha pertanto deciso di sottoporre preventivamente ai Cantoni e alle parti sociali possibili inasprimenti dei provvedimenti. Come previsto nel modello a tre fasi, il certificato COVID gioca un ruolo centrale: accessibile a tutti, permette di attestare in modo uniforme e a prova di falsificazione l’avvenuta vaccinazione contro la COVID-19, la guarigione dalla malattia o il risultato negativo di un test.

Diversamente dalle ondate precedenti, in questa si vuole rinunciare alla chiusura di interi settori o al divieto di determinate attività. Il certificato permette di ridurre il rischio di trasmissione, perché s’incontrerebbero fra loro soltanto persone non contagiose o con un basso rischio di contagio. Come finora, non è previsto di estendere l’obbligo del certificato ai bambini e ai giovani al di sotto dei 16 anni.

Non è inoltre previsto di modificare le ben note e ampiamente accettate raccomandazioni di igiene e distanziamento sociale, le regole di quarantena e l’obbligo generale di indossare la mascherina nelle aree interne accessibili al pubblico, nei negozi e sui trasporti pubblici.

Obbligo del certificato per i locali interni di ristoranti, bar e club

Il Consiglio federale propone di estendere l’obbligo del certificato, vigente attualmente per le discoteche e le sale da ballo, a tutti gli spazi interni di strutture per la ristorazione, bar e club. Il controllo potrà essere eseguito all’ingresso o al primo contatto con il personale dopo che l’avventore ha preso posto. Sulle terrazze e in altri spazi esterni, l’obbligo non dovrà invece essere introdotto. L’obbligo del certificato non si applicherà inoltre al personale, per il quale vigono già provvedimenti più severi, per esempio l’obbligo della mascherina. Solo se tutti i dipendenti presenti sono in possesso di un certificato, anche il personale potrà rinunciare alla mascherina.

Anche per i ristoranti degli alberghi dovranno valere le stesse regole. Il solo pernottamento non dovrà invece essere soggetto all’obbligo del certificato, in quanto l’accesso agli alberghi dovrebbe essere consentito anche alle persone che non possono farsi testare a breve termine.

Obbligo del certificato per le manifestazioni al chiuso

L’accesso dovrà essere limitato alle persone in possesso di un certificato COVID anche per le manifestazioni al chiuso (concerti, teatro, cinema, manifestazioni sportive, eventi privati come i matrimoni). A tutela dei diritti fondamentali, faranno eccezione per esempio le manifestazioni religiose, i funerali e le manifestazioni per la formazione dell’opinione politica con un massimo di 30 persone. In questi casi, al chiuso sarà obbligatoria la mascherina. Per le manifestazioni all’aperto continueranno a valere le regole vigenti.

Obbligo del certificato per le strutture per la cultura e il tempo libero

Dovrà essere limitato alle persone in possesso di un certificato anche l’accesso a strutture come musei, zoo, palestre, palestre di arrampicata, piscine coperte, parchi acquatici, bagni termali, sale biliardo e case da gioco. Faranno eccezione le strutture che comprendono unicamente spazi all’aperto.

Obbligo del certificato per le attività sportive e culturali

Anche per le attività sportive e culturali al chiuso come allenamenti o prove musicali o teatrali per le quali già oggi non vige più l’obbligo della mascherina, in futuro l’accesso dovrà essere limitato a chi è in possesso del certificato COVID. Questa restrizione non varrà per i bambini e i giovani al di sotto dei 16 anni e per i gruppi a composizione stabile di al massimo 30 persone che si allenano o si esercitano regolarmente insieme in locali separati.

Registrazione dei dati di contatto nelle discoteche e nelle sale da ballo

Per le discoteche e le sale da ballo vige già oggi l’obbligo del certificato. Per agevolare il tracciamento dei contatti dovrà essere introdotto quale provvedimento supplementare l’obbligo di registrare i dati di contatto.

Precisazione dell’impiego del certificato nel mondo del lavoro

Il Consiglio federale propone inoltre di precisare nell’ordinanza l’impiego del certificato nel mondo del lavoro. Ai datori di lavoro dovrà essere espressamente consentito, se utile per la definizione di misure di protezione adeguate o per l’attuazione della strategia di test, di verificare il possesso di un certificato.

Il Consiglio federale adegua la strategia di test

Nella seduta odierna il Consiglio federale ha inoltre adeguato la strategia di test. I test restano un provvedimento importante per tenere sotto controllo la pandemia, interrompere catene di contagio e prevenire il sovraccarico delle strutture ospedaliere. Allo scopo vanno in particolare proseguiti i test a ripetizione nelle scuole e nelle aziende, che continueranno a essere finanziati dalla Confederazione.

Certificato COVID: test preventivi a carico di chi li richiede

Dal 1° ottobre 2021, i costi dei test effettuati per ottenere un certificato COVID saranno a carico delle persone che li richiedono. Tutti coloro che volevano farsi vaccinare hanno potuto farlo: il Consiglio federale ritiene che non sia più compito della collettività sostenere i costi dei test delle persone non vaccinate o non guarite. La popolazione ha tuttora la possibilità di farsi vaccinare gratuitamente contro la COVID-19.

Eccezioni per le persone con sintomi e per i giovani

Per le persone che presentano sintomi di un’infezione da coronavirus, i test rimangono a carico della Confederazione, ma non danno diritto al certificato COVID. La Confederazione continuerà a rimborsare anche i test antigenici rapidi per le persone che, per motivi medici, non possono essere vaccinate e per i bambini e i giovani al di sotto dei 16 anni. Anche chi si reca in una struttura sanitaria, per esempio in una casa di cura o per anziani o in un ospedale, potrà continuare a sottoporsi gratuitamente al test. Rimane infatti essenziale proteggere le persone particolarmente a rischio. Se il test dà esito negativo, invece del certificato sarà rilasciato un documento che ne attesta il risultato.

Test a campioni aggregati aperti a tutti

A chi non presenta sintomi, la Confederazione intende dare la possibilità di partecipare a proprie spese, in farmacia, ai test PCR salivari a campioni aggregati. Questi test hanno il vantaggio di essere più precisi e attendibili dei test antigenici rapidi. Sarà inoltre possibile prelevarsi autonomamente un campione salivare PCR a domicilio; tuttavia il prelievo dovrà essere controllato, così come andrà verificata l’identità della persona che si sottopone al test.

Risultati della consultazione

La grande maggioranza dei Cantoni e delle parti sociali consultati, come pure la competente commissione del Consiglio nazionale hanno accolto con favore l’adeguamento della strategia di test, in particolare il fatto che la Confederazione continuerà a finanziare i test a ripetizione condotti nelle scuole e nelle aziende. Hanno tuttavia proposto alcune modifiche relative al rimborso dei test e richiesto disposizioni più severe per evitare abusi. Il Consiglio federale ha parzialmente dato seguito a queste proposte, decidendo che i giovani fino a 16 anni potranno continuare a sottoporsi gratuitamente ai test e che, per le persone di oltre 16 anni, il certificato COVID attestante un risultato negativo sarà rilasciato soltanto se il test sarà stato pagato da chi lo ha richiesto.

Vaccinazione degli svizzeri all’estero

Il Consiglio federale ha deciso anche una modifica dell’ordinanza sulle epidemie. In futuro potranno farsi vaccinare nel nostro Paese anche gli svizzeri all’estero e i membri del loro nucleo familiare (coniugi/partner, figli, genitori e suoceri che vivono nella stessa economia domestica) che non hanno l’assicurazione malattie obbligatoria in Svizzera e i frontalieri che si trovano nella stessa situazione. Come richiesto dai Cantoni, i costi saranno a carico della Confederazione. 

Estensione dei test sulle acque reflue

Il Consiglio federale ha inoltre deciso di estendere i test sistematici su campioni di acque reflue prelevati negli impianti di depurazione delle acque di scarico per rilevarvi tracce del coronavirus. I test copriranno ora un territorio in cui risiede il 60 per cento circa della popolazione e le zone turistiche di rilevanza epidemiologica. In questo modo si potranno identificare rapidamente eventuali focolai locali e adottare per tempo i necessari provvedimenti di contenimento.

 

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