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25.06.2021 - 23:04

Orizzonte ristretto a ‘cervelli’ svizzeri

Partecipazione, ma limitata, a ‘Horizon Europe’. Il presidente di Swissuniversities Yves Flückiger è deluso: ‘Come nel 2014’.

Albania, Israele, Marocco, Norvegia, Regno Unito e altri 13 Paesi terzi: stanno per essere associati al programma quadro di ricerca ‘Orizzonte Europa’, oppure ancora negoziando per accedervi. I loro ricercatori possono partecipare, su base provvisoria e al pari dei concorrenti degli Stati membri, ai bandi di concorso aperti mercoledì dalla Commissione europea. A disposizione c’è una manna da 96 miliardi di euro, spalmati su sette anni (2021-27). La Svizzera per il momento è tagliata fuori. La Commissione – si è saputo negli scorsi giorni – l’ha fatta accomodare in sala d’attesa.

È una delle conseguenze dell’interruzione delle trattative sull’accordo quadro, per la quale Bruxelles incolpa il Consiglio federale. I ricercatori in Svizzera possono però prendere parte – seppur in misura limitata – ai bandi 2021 di Orizzonte Europa. Lo ha reso noto ieri la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (Sefri). L’annuncio non basta a rasserenare un ambiente in preda all’incertezza. «Sono giusto un po’ sollevato», dice a ‘laRegione’ Yves Flückiger. Ma per il rettore dell’Università di Ginevra e presidente di Swissuniversities, l’organizzazione mantello delle università svizzere, la sostanza non cambia: «La ricerca scientifica viene presa in ostaggio dalla politica. Sono molto deluso dall’atteggiamento del Consiglio federale, che ha interrotto le trattative sull’accordo quadro senza intraprendere immediatamente qualcosa per evitare conseguenze sul piano della ricerca».

Anche dopo il patatrac, l’obiettivo della Svizzera rimane lo stesso: l’associazione, ossia la partecipazione completa a Orizzonte Europa e ai programmi e attività connessi (Euratom, Digital Europe, ecc.). Il problema è che nessun negoziato ha avuto luogo tra Berna e Bruxelles dopo che il Consiglio federale ha seppellito l’intesa sulle questioni istituzionali. Niente trattative, niente benefici ‘transitori’. Quelli concessi appunto ai 18 Paesi che figurano nell’elenco pubblicato martedì dalla Commissione Ue. Una lista che però può essere aggiornata in qualsiasi momento, scrive in una nota la Sefri. Sta di fatto che la Svizzera “sta aspettando informazioni” dalla Commissione su come questa “intende procedere con i negoziati”. Non sono attese a breve. La condizione posta dall’Ue per l’avvio delle trattative è il versamento da parte elvetica del secondo ‘miliardo di coesione’, già approvato dal Parlamento ma non ancora sbloccato. E per questo occorre pazientare almeno fino all’autunno. «Perderemo di sicuro tutta l’estate. E poi sappiamo che a una buona parte del Parlamento svizzero non piace essere messo sotto pressione da Bruxelles», osserva Flückiger.

Il prezzo da pagare

Nel frattempo si è cercato di metterci una pezza. Il Parlamento ha già approvato il finanziamento della partecipazione svizzera a Orizzonte Europa per un importo di 6,15 miliardi di franchi. E se l’associazione al programma dovesse subire ritardi, o non concretizzarsi, è possibile un finanziamento diretto dei ricercatori svizzeri da parte della Confederazione, precisa la Sefri.

In effetti, una partecipazione è possibile anche in qualità di Stato terzo non associato. Occorre però sobbarcarsi i costi dei progetti, che non vengono finanziati da Bruxelles. E ci si deve accontentare, poiché non tutte le componenti del programma (vedi infografia) sono accessibili e i ruoli più prestigiosi, quelli di coordinamento, sono essenzialmente preclusi. I soldi sono il meno, insomma. «Essenziale – rileva Yves Flückiger – è la possibilità di collaborare con centri di ricerca europei, così come l’aspetto competitivo: vincere il campionato svizzero di calcio non è vincere la Champions League».

Almeno in un primo tempo, a fare le spese dell’esclusione della Svizzera dovrebbero essere in particolare i progetti candidati alle borse del Consiglio europeo della ricerca (Cer, una delle componenti del programma Orizzonte Europa). Ancora Flückiger: «Potranno essere sottoposti dalle nostre ricercatrici e dai nostri ricercatori, ma certamente non saranno esaminati dalla Commissione europea. Sarà la Svizzera a doverlo fare. Per quanto riguarda gli ‘advanced grants’ [i fondi destinati ai ricercatori più sperimentati, n.d.r], chiederemo ai candidati di inoltrare i loro dossier anche all’Ue, perché non si sa mai. Quel che è certo è che dovranno inviarli anche al Fondo nazionale svizzero, poiché sarà senza dubbio la Svizzera a dover effettuare la valutazione». 

Il presidente di Swissuniversities non ha dubbi: «Siamo nella stessa situazione del 2014». Allora la Svizzera – a seguito del ‘sì’ all’iniziativa popolare ‘contro l’immigrazione di massa’ e della mancata firma del Protocollo relativo alla Croazia – era stata esclusa per diversi mesi da Orizzonte 2020. Poi si era trovato un accordo per un’associazione parziale. Un’associazione tornata a essere piena il 1° gennaio 2017, dopo che il Parlamento ha escogitato una soluzione eurocompatibile per applicare l’iniziativa anti libera-circolazione, spianando la strada alla ratifica del Protocollo che estendeva la libera circolazione delle persone alla Croazia. Il cammino stavolta sarà ancora così tortuoso?

La decisione

Legge quadro al posto dell’accordo quadro

Non si dà per vinta la commissione della politica estera del Consiglio nazionale (Cpe-N). Dopo la decisione del Consiglio federale di abbandonare le trattative sull’accordo quadro, vuole elaborare una legge federale che regoli il futuro delle relazioni bilaterali con l’Ue. 

Con 16 voti contro 5 e 3 astensioni, la Cpe-N ha adottato ieri un’iniziativa commissionale per l’elaborazione di una normativa in cui saranno stabiliti i criteri per chiarire le questioni istituzionali per lo sviluppo e l’agevolazione delle relazioni bilaterali, si legge in una nota dei Servizi del Parlamento. La legge federale dovrà inoltre definire il coinvolgimento del Parlamento e dei Cantoni. La Cpe-N non si ferma qui. Con 12 voti contro 12 e il voto decisivo della presidente, chiede alla Commissione della gestione di verificare la costituzionalità della decisione di interruzione dei negoziati presa dal Consiglio federale.

Sempre ieri, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz è tornato a esprimersi sulla Svizzera durante il secondo giorno del vertice Ue a Bruxelles. Kurz ha chiesto un dibattito completo tra i 27 capi di stato e di governo dell’Ue sulle relazioni tra Svizzera e Ue. Nessuno dei leader dell’Unione si sarebbe opposto a questa richiesta. È quindi molto probabile che il prossimo vertice Ue del 21 e 22 ottobre affronti il tema. ATS/RED

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