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23.06.2021 - 14:010
Aggiornamento : 24.06.2021 - 17:25

Mercato italiano, imprese svizzere non discriminate

Secondo il Consiglio federale prezzi e burocrazia sono un problema per le aziende che cercano un mercato in Italia, ma non si tratta di protezionismo

Oneri amministrativi derivanti da una legislazione più complessa e meno trasparente, ma anche difficoltà legate alla concorrenza sui prezzi. Nell'accesso al mercato tra la Svizzera e l'Italia i prestatori di servizi elvetici incontrano maggiori difficoltà rispetto agli altri Stati limitrofi. È quanto emerge da un rapporto adottato oggi dal Consiglio federale. Secondo lo studio, non c'è però nessuna discriminazione sistematica della Svizzera.

Il rapporto è stato presentato sulla base di un postulato dell'ex consigliere nazionale Marco Chiesa (Udc), ora agli Stati, che chiedeva di illustrare le condizioni d'accesso (legali, burocratiche, finanziarie e amministrative) al mercato dei Paesi limitrofi, prendendo in considerazione il rispetto degli accordi bilaterali e la reciprocità tra Stati.

In una nota odierna, il Consiglio federale spiega che "non si configurano discriminazioni sistematiche nei confronti di prestatori di servizi di breve durata e attori svizzeri che partecipano a concorsi pubblici nei mercati che rientrano nel campo d'applicazione degli accordi internazionali".

Il rapporto si è concentrato in particolare sulle condizioni d'accesso tra Svizzera e Italia, poiché è in quest'ultimo Paese - a differenza di Germania, Francia e Austria, nei quali non si segnalano "problemi di rilievo" - che i prestatori di servizi elvetici si trovano davanti i maggiori ostacoli.

Prezzi più alti e oneri amministrativi

La burocrazia italiana è un ostacolo, nota il rapporto. Nella prassi, infatti, le procedure amministrative italiane risultano più complesse e gravose in termini di tempo rispetto a quelle svizzere.

Le difficoltà nella prestazione di servizi o nella partecipazione a concorsi pubblici in Italia sono state indicate dalle 17 imprese della Camera di Commercio del Cantone Ticino che hanno risposto al sondaggio, meno del 2% del totale dei membri: un riscontro definito comunque "scarso". Tra i problemi si contano gli oneri amministrativi derivanti dalla complessità della normativa italiana e la scarsa competitività dei prezzi svizzeri: secondo il rapporto "entrambi questi fattori scoraggiano le piccole e medie imprese ticinesi interessate al mercato italiano".

La Camera di Commercio del Cantone Ticino ritiene che una semplificazione e una maggiore trasparenza della legislazione e delle procedure del sistema giuridico italiano sarebbero d'aiuto. Tuttavia, rende attento il rapporto, ciò può avvenire soltanto mediante riforme strutturali da parte dello Stato italiano: ma la legislazione italiana si applica a tutti gli attori, nazionali e stranieri, quindi anche alle imprese svizzere. "In assenza di discriminazione nei loro confronti, non esiste alcuna possibilità di intervenire presso le autorità italiane", sottolinea il rapporto.

Interventi mirati – secondo quanto riportato nel comunicato governativo – hanno tuttavia permesso, negli ultimi anni, di risolvere con successo alcuni problemi.

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