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10.06.2021 - 21:050
Aggiornamento : 11.06.2021 - 07:56

‘Giusto riformare l’Avs, ma la priorità è un’altra’

Donne in pensione a 65 anni, compensazioni, secondo pilastro: a colloquio con la consigliera nazionale Kathrin Bertschy (Pvl), co-presidente di alliance F.

«Siamo a favore della parificazione a 65 anni dell’età di pensionamento. Ma solo se accompagnata da adeguate misure compensative e da una contemporanea riforma del secondo pilastro, perché è qui che sta il vero problema per le donne». All’indomani della decisione della Camera del popolo di portare da 64 a 65 anni l’età di pensionamento delle donne, Kathrin Bertschy spiega la posizione dei Verdi liberali, che mercoledì a braccetto di Udc, Plr e Centro hanno sostenuto la riforma Avs 21. «Vogliamo una riforma del primo pilastro, diversamente dalla sinistra e dai sindacati», dice a ‘laRegione’ la consigliera nazionale bernese. Bertschy è anche copresidente di alliance F, associazione mantello delle organizzazioni femminili, che si definisce “la voce delle donne nella politica svizzera”.

Per l’Unione sindacale svizzera (Uss) Avs 21 comporta “un peggioramento delle rendite di 1’200 franchi al mese”. Lei la vede così?

Le donne che dovranno andare in pensione a 65 anni riceveranno un anno di rendita in meno. E capisco che dal punto di vista sindacale questo possa essere considerato come una riduzione delle rendite. Ma con la riforma Avs 21 le donne della generazione di transizione riceveranno un ‘bonus’ che farà aumentare le loro rendite. E poi, lavorando un anno in più, aumenteranno anche le loro rendite di cassa pensioni. Con questa riforma, nel complesso le rendite delle donne aumenteranno: una cosa giusta e importante.

L’Uss definisce ‘scandalose’ queste misure compensative; e la sinistra denuncia
in generale una riforma fatta sulle spalle delle donne. Non è d’accordo?

In Svizzera le donne hanno in media rendite pensionistiche di 20mila franchi all’anno inferiori a quelle degli uomini. Questo è un dato di fatto. La cosa importante è che in questa riforma ci siano delle misure che compensino gli svantaggi che le donne subiscono (disuguaglianza salariale, copertura insufficiente nel secondo pilastro ecc.). Il supplemento mensile fino a 150 franchi [previsto per le donne delle prime sei classi di età che andranno in pensione a 65 anni dopo l’entrata in vigore della riforma, ndr] è un piccolo contributo. Un contributo che però va a migliorare le rendite della generazione di transizione. Certo: dovrebbe essere più generoso, ancora un po’ più mirato, destinato a un numero maggiore di classi di età. Spero che il Consiglio degli Stati corregga il tiro, almeno per quanto riguarda l’estensione della generazione transitoria (8 anni al posto di 6).

C’è qualcosa che non le piace in questa riforma, allo stadio attuale?

Per le donne il grosso cantiere non è il primo, ma il secondo pilastro. Avrei voluto che il Parlamento portasse avanti allo stesso tempo i progetti Avs 21 e Lpp 21 [attualmente all’esame della commissione del Nazionale; il plenum dovrebbe occuparsene in autunno, ndr]. È in quest’ultimo progetto che possiamo apportare le correzioni veramente importanti per le prossime generazioni, a favore soprattutto delle donne.

Restiamo ad Avs 21. Come la giudica?

Non si può sfuggire alla realtà demografica. Le finanze del primo pilastro vanno stabilizzate a medio termine. È importante mostrare che siamo di nuovo capaci di portare a termine una riforma, a più di vent’anni dall’ultima. Da qualche parte bisogna pur cominciare. Ma è chiaro che Avs 21 è solo la prima delle riforme che ci attendono. Gli ambiti d’intervento non mancano: penso in particolare alle rendite per vedovi/e, o agli accrediti per compiti educativi, entrambi non più adeguati alle realtà familiari, sociali e lavorative odierne.

Alcune parlamentari credono che l’aumento a 65 anni dell’età di pensionamento delle donne potrà superare lo scoglio della votazione popolare solo se la posizione delle donne nel secondo pilastro verrà sensibilmente migliorata.
In altre parole: bisogna fare in modo che il progetto Lpp 21 sia stato approvato dal Parlamento al momento di una votazione sulla riforma Avs 21. Uno scenario plausibile e auspicabile?

Assolutamente. In questo modo chiunque potrebbe votare su Avs 21 con cognizione di causa, sapendo cosa è stato deciso sul fronte della previdenza professionale.

Il referendum è praticamente sicuro. Comprende le ragioni di chi lo ha promesso?

Ho l’impressione che sinistra e sindacati non vogliano alcuna riforma, siano contrari per principio alla parificazione dell’età di pensionamento. Per questo non condivido la scelta di lanciare il referendum. Ma posso capire la loro posizione. Anch’io sono del parere che altre riforme avrebbero dovuto avere la precedenza su Avs 21. È un cattivo segnale mettere mano al primo pilastro aumentando l’età di pensionamento delle donne, senza prima agire laddove c’è urgenza. Fortunatamente Avs 21 contiene anche aspetti positivi: le misure compensative, appunto; e la possibilità di riscuotere la rendita in modo flessibile. Tuttavia, sarebbe stato importante affrontare prima il grosso errore di sistema nel secondo pilastro: la deduzione di coordinamento, che va abolita, in modo da garantire una copertura assicurativa molto migliore ai bassi redditi e ai redditi delle attività a tempo parziale, che sono percepiti soprattutto dalle donne. Il Consiglio federale propone di dimezzarla. Ma non basta. Non c’è alcun motivo per dimezzare una discriminazione, se la si può eliminare.

alliance F, “la voce delle donne nella politica svizzera”, può dire ‘sì’ ad Avs 21 sentendosi con la coscienza a posto?

Non decido io. In ambito di previdenza per la vecchiaia alliance F sostiene che si debba garantire il principio “stesso salario per stesso lavoro”, disporre di compensazioni finanziarie per le donne e sopprimere la deduzione di coordinamento. Su tutti questi aspetti stiamo facendo passi avanti, per cui posso immaginare che alliance F alla fine dica ‘sì’ ad Avs 21.

Con la coscienza a posto?

Forse no [ride, ndr]. Ma pienamente consapevoli della nostra responsabilità nei confronti delle generazioni future, che devono poter contare su un solido primo pilastro.

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