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Keystone
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
04.06.2021 - 18:47
Aggiornamento : 19:09

Il Consiglio federale chiede di sbloccare il ‘miliardo’ Ue

Trasmesso al Parlamento il messaggio sul secondo contributo al fondo di coesione europeo. Una decisione è attesa per la sessione autunnale delle Camere.

Berna – Il Consiglio federale ha formalmente chiesto oggi al Parlamento di sbloccare il secondo contributo elvetico al fondo di coesione europeo, pari a 1,3 miliardi di franchi su dieci anni.

Le Camere, su richiesta del governo, dovranno tuttavia accettare di revocare la clausola secondo cui non saranno contratti impegni finché l’Ue adotta misure discriminatorie nei confronti della Svizzera.

Nella lettera inviata il 26 maggio 2021 alla presidente della Commissione europea nella quale diceva di non voler firmare l'accordo istituzionale, il governo aveva anche precisato la volontà di adoperarsi affinché il Parlamento sblocchi in tempi rapidi il cosiddetto secondo miliardo di coesione. Ora è cosa fatta.

In una nota pubblicata oggi, l'esecutivo spiega che lo sblocco del secondo contributo di coesione "fa parte dell'agenda di politica europea del Consiglio federale nell'ottica del proseguimento della via bilaterale". Il Parlamento dovrebbe essere chiamato a decidere nella sessione autunnale.

Un credito già approvato ma bloccato

Le Camere federali avevano già approvato il contributo il 3 dicembre 2019. Il Parlamento aveva però aggiunto una clausola: il versamento diverrà effettivo solo quando l'UE ritirerà le misure discriminatorie nei suoi confronti, come la mancata proroga dell'equivalenza borsistica. E, soprattutto, se non ne adotterà di nuove.

Nel suo messaggio licenziato oggi, il governo chiede al Parlamento di revocare tale clausola. Con il contributo di coesione il governo afferma di voler "sottolineare, in seguito alla decisione di porre fine ai negoziati sull'accordo istituzionale, che la Svizzera rimarrà un partner affidabile dell'UE".

L'esecutivo afferma poi di continuare ad impegnarsi "affinché la Svizzera non sia discriminata e non sia trattata diversamente da altri Paesi terzi nel quadro, per esempio, di procedure di equivalenza dell'UE". Nel messaggio, il governo indica poi di puntare a concludere il Memorandum of Understanding (MoU) con Bruxelles per definire i parametri attuativi del contributo. "I colloqui devono proseguire a ritmo sostenuto", sostiene.

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