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20.05.2021 - 18:38

‘Minaccia inquietante’ alla libertà di stampa in Svizzera

Commissione degli Stati vuole facilitare i provvedimenti cautelari nei confronti dei media. Vasta alleanza del settore invita i ‘senatori’ a opporsi.

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Keystone
Un problema soprattutto per le redazioni dei giornali regionali e locali

La Costituzione federale vieta la censura. Ma chiunque si senta leso in maniera incombente nei suoi diritti può chiedere a un giudice di bloccare – prima che avvenga, o subito dopo – la pubblicazione di un servizio giornalistico. Il tribunale può ordinare immediatamente e senza sentire la controparte un provvedimento cautelare nei confronti del mass media in questione. A una condizione: che la pubblicazione dell’articolo o la diffusione di un’emissione radio-televisiva sia suscettibile di causare un “pregiudizio particolarmente grave” alla persona o all’istituzione interessata.

Per la maggioranza della Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (Cag-S), l’asticella è posta troppo in alto. Lo scorso 12 aprile ha adottato un emendamento dell’avvocato Thomas Hefti (Plr/Gl), che propone di stralciare l’avverbio dall’articolo 266a del Codice di procedura civile (Cpc). In futuro un giudice avrebbe così la facoltà di bloccare la diffusione di informazioni su una persona o un’istituzione già in presenza di un “pregiudizio grave”, e non “particolarmente grave”. “Ci sono sempre ancora troppi articoli di stampa che escono per creare sensazione, senza rispettare la sfera privata delle persone interessate”, ha spiegato al ‘Tages-Anzeiger’ il presidente della Commissione Beat Rieder (Centro/Vs).

Una questione di lana caprina? Cavilli da giuristi? Nient’affatto, secondo una vasta alleanza che ora denuncia “una minaccia inquietante” sulla libertà di stampa. Stampa Svizzera, i sindacati impressum e syndicom e numerosi altri attori del settore puntano il dito contro un emendamento “gravido di conseguenze per il giornalismo di qualità indipendente”. In una lettera spedita a tutti i ‘senatori’, invitano a respingere la proposta e a seguire invece la minoranza commissionale (Carlo Sommaruga e Christian Levrat del Ps) e il Consiglio federale, che vogliono rimanere alla formulazione e alla prassi attuali. La revisione del Cpc – nel quale il nuovo articolo 266a è inserito – verrà affrontata dal Consiglio degli Stati il 16 giugno, nella terza settimana della sessione estiva delle Camere federali.

‘Proteggere il lavoro giornalistico’

La soppressione dell’avverbio avrebbe “un impatto considerevole sulla pratica dei tribunali” e “conseguenze negative molto serie sulla libertà di stampa garantita dalla Costituzione federale”, scrive l’alleanza in una nota. La formulazione in vigore è stata “espressamente voluta dal legislatore per proteggere il lavoro giornalistico contro qualsiasi interferenza eccessiva e disproporzionata”. L’emendamento Hefti abbassa la soglia a partire dalla quale un giudice può ordinare un provvedimento cautelare nei confronti dei mass media (e ciò non mancherà di incoraggiare potenziali istanti a adire i tribunali per impedire o ritardare la pubblicazione di informazioni scomode). In questo modo si “condannerebbero precipitosamente ricerche giornalistiche critiche o impopolari”. Lo scenario: un massiccio aumento delle (costose) procedure giudiziarie, “in particolare nei confronti di testate regionali e locali”, molte delle quali non hanno le risorse per difendersi.

I provvedimenti superprovvisionali possono avere conseguenze dirette sul lavoro d’indagine dei media, ha ricordato di recente il ‘Tages-Anzeiger’, che ha rivelato l’esistenza di un emendamento del quale la Cag-S non aveva fatto menzione nei suoi ultimi comunicati. Lo dimostra la vicenda che vede coinvolti i giornalisti romandi Marie Maurisse e François Pilet, che pubblicano sul loro sito Gothamcity.ch informazioni estratte da fonti giudiziarie riguardanti soprattutto casi di riciclaggio, corruzione e altri delitti economici. Molti di questi dossier vengono bloccati dai legali delle persone o delle imprese citate o coinvolte nelle vicende, costringendo i due giornalisti a mettere mano al portafoglio per dimostrare le loro ragioni davanti ai tribunali. Nella maggior parte dei casi i provvedimenti vengono tolti. Ma spesso ciò accade dopo mesi o anni, quando ormai il servizio giornalistico non è più di attualità.

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