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Centro federali d’asilo sotto stretta osservazione
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19.05.2021 - 06:27
Aggiornamento : 19:46

‘Gravi maltrattamenti’ nei centri federali d’asilo

Amnesty International denuncia 'problemi sistemici' e chiede un intervento urgente. La Sem respinge le accuse e replica: forniteci informazioni più dettagliate

Berna – Diverse violazioni commesse dal personale addetto alla sicurezza, inclusi gravi maltrattamenti. Li ha riscontrati Amnesty International (Ai) in cinque centri federali d’asilo (Cfa). L’Ong chiede alle autorità di “intervenire urgentemente” per mettere fine agli abusi, che interessano anche minori non accompagnati.

Nel suo rapporto intitolato ‘Chiedo solo che trattino i richiedenti l’asilo come persone. Violazioni dei diritti umani nei centri federali d’asilo in Svizzera’, Ai documenta i maltrattamenti commessi dagli agenti delle società private Securitas e Protectas, incaricate dalla Segreteria di Stato per la migrazione (Sem) di garantire la sicurezza all’interno dei Cfa. Gli abusi descritti hanno avuto luogo tra gennaio 2020 e aprile 2021 nei centri di Basilea, Chevrilles (Fr), Boudry (Ne), Altstätten (Sg) e Vallorbe (Vd). Le informazioni sono state ottenute attraverso interviste a 32 persone, tra cui 14 vittime di abusi e 18 ex o attuali agenti di sicurezza, rappresentanti legali, personale ed educatori che hanno assistito ai fatti. Il rapporto si basa anche su cartelle cliniche, denunce penali e altre fonti rilevanti.

Situazione ‘allarmante’

I 14 richiedenti intervistati (compresi due minori) hanno riferito di essere stati sottoposti ad abusi da parte di agenti di sicurezza. Nel dettaglio: percosse; uso della costrizione fisica al punto da limitare la respirazione e causare un attacco epilettico; svenimento e difficoltà respiratorie come risultato dell’inalazione di spray al pepe; detenzione in un container fino a soffrire di ipotermia. Sei degli intervistati hanno avuto bisogno di cure ospedaliere. A due persone sono state negate, nonostante le avessero richieste.

Per Ai, le informazioni raccolte rivelano “gravi infrazioni” che, prese individualmente, potrebbero essere assimilabili alla tortura o ad altri gravi maltrattamenti. L’Ong non esclude che possano configurare una violazione degli obblighi della Svizzera in materia di diritto internazionale. Amnesty si dice “molto preoccupata”. Anche per “l’atteggiamento ostile, i pregiudizi e il razzismo nei confronti delle persone che vivono nei centri, in particolare verso le persone originarie del Nord Africa”, spiega la giurista Alicia Giraudel, citata in una nota.

La situazione viene definita “allarmante”. Ai non si accontenta della promessa della Sem di avviare un’indagine esterna per far luce sulle singole accuse di abusi. A suo parere, i risultati del rapporto “sono tali da esigere che le autorità non si limitino ad attribuirli solo a qualche ‘mela marcia’”. Si tratta, con “un’azione più vasta e profonda”, di “affrontare e risolvere i problemi sistemici urgenti e prendere le necessarie misure per prevenire la tortura e i maltrattamenti, sradicare il razzismo e proteggere i diritti delle persone che si trovano nei centri d’asilo federali”, dice ancora Giraudel.

La Sem: nessuna violazione sistematica

In una immediata presa di posizione, la Sem ha affermato di prendere molto sul serio tutte le critiche e di essere pronta a indagare su ogni accusa, a condizione di ottenere informazioni più dettagliate su casi concreti. La Sem sottolinea di non accettare nessuna coercizione sproporzionata nei confronti dei richiedenti asilo e di continuare a sanzionare sistematicamente i comportamenti scorretti.

Su incarico del segretario di Stato Mario Gattiker, si legge ancora nella presa di posizione, l'ex giudice federale Niklaus Oberholzer sta indagando diversi incidenti. Parallelamente è in corso un audit interno per esaminare tutti i processi inerenti al settore della sicurezza. La Sem informerà il pubblico sui risultati di queste indagini nonché sulle eventuali misure correttive.

Nel suo ultimo rapporto presentato alla fine del 2020, la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura ha comunque affermato che l'alloggiamento dei richiedenti asilo da parte della Confederazione è ”fondamentalmente conforme ai diritti dell'uomo e ai diritti fondamentali”. Le accuse di sistematica violazione dei diritti umani e di tortura nei Cfa vengono respinte “nella maniera più assoluta” dalla Sem. Con queste accuse Ai “pone la Sem (...) alla pari di regimi iniqui o di dittature militari”, si legge nella presa di posizione.

Servono ‘meccanismi di denuncia indipendenti e sicuri’

Amnesty nel suo rapporto esprime preoccupazione anche per l”utilizzo della cosiddetta ‘cella di riflessione’, un container ubicato all’esterno di un Cfa che funge da “cella di detenzione improvvisata e metodo di punizione”. L’Ong denuncia poi l’assenza di meccanismi di sorveglianza e di protezione affidabili che possano essere impiegati preventivamente dalla Sem nei centri. Grave è anche il fatto che alcune guardie abbiano redatto dei rapporti imprecisi sugli episodi di violenza. La maggior parte degli agenti di sicurezza intervistati ha anche criticato la formazione del personale di guardia. Si sono detti scioccati per le istruzioni ricevute dai superiori che dicevano loro di non esitare a ricorrere alla violenza e a misure coercitive, scrive Ai.

L’Ong chiede tutti i centri dispongano di meccanismi di denuncia indipendenti sicuri ed efficaci, compresi sistemi di whistleblowing, e che tutte le persone alloggiate o impegnate professionalmente nei centri siano a conoscenza della loro esistenza, vi possano accedere e siano informate sulle regole per il loro utilizzo. L’organizzazione per i diritti umani chiede inoltre alle autorità di intervenire per contrastare gli stereotipi negativi e pericolosi e le opinioni razziste nei confronti delle persone richiedenti l’asilo, in particolare le persone provenienti dal Nord Africa. Richiede infine che i minori non accompagnati non siano più alloggiati nei centri d’asilo federali.

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