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06.05.2021 - 21:29
Aggiornamento: 23:21

‘Via i brevetti dai vaccini’, ma la Svizzera non è d’accordo

Usa e Russia favorevoli a togliere la protezione per produrre nuove dosi più in fretta. Berna e Berlino frenano, mentre l'Ue promette di discuterne a breve

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Vaccini Johnson&Johnson ad Anversa in Belgio (Keystone)

"L’Ue è pronta a discutere di come la proposta degli Stati Uniti per una deroga alla protezione della proprietà intellettuale" dei brevetti "per i vaccini Covid possa aiutare a raggiungere l'obiettivo" di affrontare la crisi globale del Covid "in modo efficace e pragmatico". La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sceglie il suo intervento sullo Stato dell'Unione, a Firenze, per aprire alla proposta del presidente Usa, Joe Biden. I 27 leader ne discuteranno da subito. Ma mentre le quotazioni delle aziende farmaceutiche crollano in borsa, e le Big Pharma manifestano tutto il loro allarme, da Berlino - pur aprendo alla discussione - Angela Merkel lascia filtrare il suo scetticismo. “La protezione della proprietà intellettuale è una fonte d'innovazione e deve rimanere tale anche in futuro”, fa sapere. Una voce fuori dal coro quella della cancelliera tedesca, mentre l'alleato di sempre, il presidente francese Emmanuel Macron, si dice “del tutto favorevole alla revoca”. Più sfumata, appare la posizione del premier italiano Mario Draghi, che non si espone: "I vaccini sono un bene comune globale. È prioritario aumentare la loro produzione, garantendone la sicurezza, e abbattere gli ostacoli che limitano le campagne vaccinali" Anche Vladimir Putin, dalla Russia, si dice pronto ad avallare l'idea.

La reazione di Big Pharma

L'ad di Pfizer, Albert Bourla, dichiara di essere "per nulla" favorevole, mentre il laboratorio tedesco BioNTech, mette in guardia: "I brevetti non sono il fattore limitante della produzione e dell'approvvigionamento" degli immunizzanti. "Non aumenterebbero la produzione mondiale né l'approvvigionamento nel breve e medio termine". Intanto è tonfo a Wall Street per la casa farmaceutica Usa Moderna, il cui titolo è arrivato a perdere oltre il 9% , mentre Pfizer ha segnato oltre -2% .

Anche a Bruxelles c'è cautela. In alcuni Palazzi delle istituzioni si evidenzia: la questione che l'Ue si pone è quale sia il modo migliore per vaccinare la popolazione mondiale a breve termine. "Lo è la revoca dei brevetti sui vaccini, sapendo che per stabilire una linea di produzione occorre almeno un anno. E per la discussione al Wto ne serviranno almeno due", oppure è meglio puntare a rafforzare la capacità produttiva?" viene chiesto retoricamente. L'Ue non ha mai chiuso all'export dei vaccini, come invece hanno fatto Usa e Regno Unito. Bruxelles ha autorizzato il trasferimento di 200milioni di dosi, tante quante ne ha consegnate fino a oggi ai propri cittadini. "Bisogna vedere in termini reali quanto può durare il negoziato, e la messa in produzione", insistono le fonti. Il timore è che la discussione distolga dall'obiettivo reale. I sieri servono ora. Il meccanismo Covax, per le donazioni ai Paesi a basso e medio reddito, ha ricevuto solo 53milioni di dosi contro i due miliardi previsti entro l'anno, destinati a immunizzare il 20% di quelle popolazioni. Insomma, occorre donare più che liberalizzare i brevetti. Anche perché la mossa potrebbe scoraggiare la ricerca delle industrie europee e Usa, a beneficio di Russia e Cina.

La posizione di Parmelin

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin si dice non convinto: “Non mi pare una buona idea. La protezione dei brevetti protegge l'innovazione”. Una posizione simile a quella espressa dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. La posizione della Svizzera è stata resa ancora più chiara dopo un testo inviato alla stampa dalla Segreteria di Stato dell'economia (Seco). Per la Svizzera, quindi, la sospensione della proprietà intellettuale sui vaccini non è la soluzione giusta. Tuttavia, in seguito all'apertura sul tema da parte degli Stati Uniti, la Confederazione valuterà “la nuova posizione” di Washington. La Seco ritiene “significativo” l'annuncio degli Stati Uniti. Tuttavia, questa sospensione temporanea non garantirebbe un accesso “equo, economico e rapido” ai vaccini e ad altre tecnologie contro la pandemia. Per la Confederazione non esiste infatti una soluzione semplice, poiché ci sono numerosi elementi da considerare. Didier Chambovey, ambasciatore elvetico presso il Wto, ha dal canto suo ribadito a più riprese che le aziende farmaceutiche non dovrebbero essere dissuase o scoraggiate dall'investire nell'innovazione e nella ricerca di nuovi farmaci.

La Svizzera - che sulla questione ha ricevuto critiche a livello nazionale e internazionale - si è tuttavia detta “pronta” a continuare le discussioni avviate all'interno dell'Organizzazione mondiale per il commecio. La Confederazione ha rintuzzato le critiche ricordando il sostegno di Berna a diverse iniziative volte ad aumentare le capacità di produzione dei vaccini e una loro equa distribuzione. Citando il programma Covax e i 700 milioni di franchi destinati a varie iniziative internazionali per frenare la pandemia, le autorità elvetiche hanno segnalato diversi problemi riscontrati a livello globale che vanno dalla fornitura di dosi all'attuazione delle campagne di vaccinazione nei vari Paesi.

Lonza: 300 assunzioni nel Vallese

Lonza investirà 850 milioni di franchi nella costruzione di due nuove linee di produzione legate alla coltura di cellule di mammifero a Visp, nel Vallese, e negli Stati Uniti. Trecento nuovi posti di lavoro saranno creati nell'Alto Vallese. Il gruppo renano creerà linee di produzione legate alla coltura di cellule di mammifero su larga scala a Visp, dove sei bioreattori con una capacità di 20'000 litri ciascuno saranno collocati in una struttura ampliata di 27'500 metri quadrati. La parte vallesana, che dovrebbe essere completata nel 2024, costituirà un investimento totale di 650 milioni di franchi e permetterà la creazione di 300 nuovi posti di lavoro.

"Negli ultimi mesi, la pandemia di Covid-19 ha messo sotto i riflettori le catene di approvvigionamento e il ruolo cruciale dei subappaltatori nel garantire la produzione di farmaci", afferma il Ceo di Lonza, Pierre-Alain Ruffieux. L'espansione di questi siti di produzione, piccoli e grandi, permetterà a Lonza di fornire servizi che sosterranno i suoi clienti nel medio e lungo termine.

Il Consiglio di Stato vallesano ha accolto con favore la decisione dell'impresa di continuare il suo investimento a Visp. Ha anche indicato che "promuoverà l'assunzione di personale nel Basso Vallese adattando l'offerta di formazione disponibile alle qualifiche richieste in questo settore altamente specializzato". Un annuncio che mira ad aiutare l'azienda a reclutare in un mercato ristretto. Allo stesso tempo, il gruppo basilese inietterà 200 milioni di franchi nell'espansione della sua capacità produttiva a Portsmouth, al fine di "sostenere lo sviluppo e la fabbricazione di prodotti in fase clinica e commerciale avanzata".
 
 

 


 
 

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