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13.04.2021 - 18:400
Aggiornamento : 19:01

Equilibrio tra libertà e sicurezza o legge arbitraria?

Karin Keller-Sutter e il comitato referendario hanno lanciato oggi la campagna in vista della votazione sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo

Berna – La polizia, in caso di indizi concreti, dovrebbe poter intervenire tempestivamente con misure preventive per impedire un reato grave di stampo terroristico. È quanto ha sostenuto oggi in conferenza stampa a Berna la consigliera federale Karin Keller-Sutter, che a nome del Governo invita ad approvare la legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (Mpt) in votazione il 13 giugno. Per il comitato referendario, invece, la normativa potrebbe portare a "detenzioni arbitrarie", poiché le definizioni presenti nel testo sono troppo vaghe. 

Nella Confederazione la minaccia del terrorismo è elevata dal 2015 e solo lo scorso anno sono state perpetrate due aggressioni a possibile sfondo terroristico. Secondo il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp), con la nuova legge "s'intende colmare una lacuna".

In caso di minaccia terroristica concreta, ma se ancora non è stato commesso alcun reato, la polizia ha di norma le mani legate, ha detto dal canto suo Nicoletta della Valle, direttrice dell'Ufficio federale di polizia (fedpol). "Il terrorismo è una realtà anche in Svizzera", ha ribadito, aggiungendo che l'obiettivo, se esistono concreti indizi, è di "agire prima che sia troppo tardi".

Mpt: ultima risorsa per impedire reati

"Il terrorismo costituisce sempre un attacco ai nostri valori, alle nostre istituzioni e quindi anche alla nostra democrazia", ha affermato Keller-Sutter, precisando che le misure di polizia per la lotta al terrorismo serviranno a migliorare la protezione della popolazione garantendo un "equilibrio tra libertà e sicurezza".

Tra le misure preventive previste figurano ad esempio l'obbligo di presentarsi a un posto di polizia, così come il divieto di avere contatti, di lasciare il Paese, di accedere ad aree determinate e - in ultima ratio e quale misura più severa - la residenza coatta.

La polizia potrà agire soltanto dopo che tutte le misure sociali, educative o terapeutiche sono state provate. La nuova legge "rappresenta l'ultima risorsa per impedire un reato", ha spiegato Keller-Sutter. Inoltre, ha aggiunto la sangallese, le misure hanno durata limitata, devono essere proporzionate e sono impugnabili dinanzi al Tribunale amministrativo federale (Taf), in modo da garantire la costituzionalità e il rispetto di obblighi internazionali della Confederazione.

In realtà, alcune di queste misure preventive vengono già applicate nell'ambito della tifoseria violenta e della violenza domestica. La Mpt, ha sottolineato la "ministra" della giustizia, introduce questa possibilità anche nella lotta al terrorismo.

Una questione europea

La Mpt, che rientra nella strategia della Confederazione e dei Cantoni per la lotta al terrorismo, è stata adottata dal parlamento lo scorso settembre, ma è poi stata oggetto di referendum. Dal prossimo primo luglio - in seguito all'approvazione da parte del legislativo, sempre nell'autunno 2020 - entreranno invece in vigore la perseguibilità penale per il reclutamento e l'istruzione di terroristi nonché i viaggi a scopi terroristici, ha detto Keller-Sutter.

Negli ultimi anni gli strumenti di lotta al terrorismo - una realtà presente in tutta Europa - sono stati incessantemente ampliati e affinati sia in Svizzera, sia nel resto del continente. Da un confronto internazionale, ha spiegato la consigliera federale, è emerso che anche Germania, Francia, Gran Bretagna, Belgio e Olanda hanno già inasprito i provvedimenti in questo ambito, mentre l'Austria, dopo l'attentato a Vienna dello scorso anno, seguirà a breve.

In seguito agli attentati di Parigi, avvenuti nel 2015, la cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo è stata continuamente potenziata: la Svizzera partecipa, tra le altre cose, al Sistema d'informazione di Schengen (SIS), tramite il quale vengono incessantemente scambiate informazioni di polizia su persone sospettate di attività terroristiche in tutto lo spazio Schengen.

L’ultimo pezzo del puzzle

Nel 2017 è stato adottato il Piano d'azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l'estremismo violento, ha spiegato André Duvillard, delegato della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (Rss), precisando che negli ultimi anni la maggior parte dei cantoni e delle grandi città ha sviluppato strutture in questo ambito.

Le misure di polizia per la lotta al terrorismo "sono l'ultimo pezzo del puzzle di questo lavoro di prevenzione. Questa legge permette di aggiungere l'ultimo elemento per permettere alla Svizzera di agire e di farlo il prima possibile con provvedimenti mirati", ha aggiunto Duvillard, secondo cui la Mpt "non è lo strumento che useremo di più, ma lo faremo quando sarà necessario".

Presunzione di pericolosità

Diametralmente opposta la valutazione del comitato che ha lanciato il referendum. Le nuove definizioni di potenziale terrorista e di attività terroristiche sono talmente vaghe che pure l'allarmismo a sfondo politico è sufficiente perché una persona possa essere considerata un terrorista, ha detto oggi in conferenza stampa a Berna Virginie Cavalli, co-presidente dei Giovani Verdi liberali. "Un semplice like su Facebook o una ricerca su Google potrebbe portare a queste misure di sorveglianza", ha criticato Cavalli, secondo cui ciò è problematico soprattutto per i giovani.

Inoltre, la legge non traccia linee chiare su ciò che è o non è punibile, ma prevede ciò che potrebbe esserlo, ha aggiunto, spalancando dunque la porta a decisioni arbitrarie e mettendo in discussione lo stato di diritto. La presunzione di innocenza sarebbe sostituita da una presunzione di pericolosità, ha sottolineato, lanciando la campagna per il "no".

Il comitato dei contrari è formato da rappresentanti dei Giovani Verdi liberali, Giovani Verdi, Gioventù socialista (Giso) e Partito Pirata, con il sostegno del Comitato dei diritti del fanciullo dell'Onu, della sezione elvetica di Amnesty International e di altre organizzazioni.

‘Legge arbitraria’

La Mpt darebbe la possibilità alla polizia di intervenire a titolo preventivo in caso di indizi concreti e attuali di attività terroristiche. Il testo, adottato lo scorso settembre dal Parlamento, è però stato oggetto di referendum.

Per la presidente della Giso, Ronja Jansen, si tratta di una "legge arbitraria" che potrebbe dichiarare chiunque un terrorista. Ad esempio, ha spiegato, gli attivisti per il clima oppure anche membri dell'Udc che fanno campagna con manifesti provocatori.

Sproporzionata per i giovani

Particolarmente contestato, nella Mpt, è il fatto che le misure si applicheranno anche ai giovani a partire dai 12 anni, mentre gli arresti domiciliari saranno applicabili dall'età di 15 anni. Secondo Philip Jaffé, membro del Comitato dei diritti del fanciullo dell'Onu, "è estremamente preoccupante" permettere alla polizia di intervenire nei confronti di ragazzi di 12 anni o poco più che non hanno commesso nessun reato. Se ci sono legittime preoccupazioni in questo senso, ma nessun crimine, solo le autorità incaricate della protezione dei bambini dovrebbero poter prendere provvedimenti, ha sostenuto. Un bambino di 12 anni è giudicato alla pari di un cinquantenne, ha detto Oleg Gafner dei Giovani Verdi, ritenendo che ciò "non è proporzionato".

Il margine di discrezionalità da parte delle autorità è stato criticato anche da Alicia Giraudel, di Amnesty International Svizzera, secondo cui "l'ampia definizione di terrorismo rappresenta un pericolo per la libertà di espressione". L'organizzazione si era già chiaramente opposta alla legge durante la procedura di consultazione e a margine dei dibattiti parlamentari dello scorso autunno.

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