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10.04.2021 - 18:45

Guy Parmelin andrà a Bruxelles il 23 aprile

La Commissione europea conferma la data del vertice tra Ursula von der Leyen e il presidente della Confederazione. Missione: salvare l’accordo quadro.

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Keystone
Parmelin

La Segretaria di Stato Livia Leu ci ha provato, ma a quanto pare non ha cavato un ragno dal buco. Saranno dunque i politici a provare il tutto per tutto per salvare l’accordo quadro istituzionale, dato ormai per moribondo da più parti. Almeno una data ora c’è: 23 aprile. Quel giorno il presidente della Confederazione Guy Parmelin vedrà a Bruxelles la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in un “vertice di salvataggio”, hanno scritto i giornali Tamedia.

La conferma dell’incontro – sul quale si specula da qualche settimana – arriva dal portavoce della Commissione europea Eric Mamer. Parmelin potrebbe essere accompagnato da una delegazione, riferisce il corrispondente di Tamedia. Il Consiglio federale probabilmente deciderà mercoledì prossimo se anche il ‘ministro’ degli esteri Ignazio Cassis e Karin Keller-Sutter (giustizia e polizia) prenderanno parte alla trasferta. Da definire resta pure il mandato con il quale la delegazione governativa si recherà a Bruxelles. 

Tre punti e una grande questione in sospeso

A livello tecnico è l’impasse. Sei round di discussione si sono svolti da gennaio tra Livia Leu (subentrata lo scorso autunno al ticinese Roberto Balzaretti) e Stéphanie Riso, vice capo di gabinetto della presidente della Commissione europea. Incontri e videoconferenze verosimilmente non hanno sortito alcunché. Nessun passo avanti significativo sembra sia stato compiuto sulle questioni aperte.

Lo scorso 11 novembre il Consiglio federale aveva reso noto di aver definito la sua posizione, ma non l’aveva comunicata pubblicamente per preservare il margine di manovra nelle future discussioni/trattative con l’Ue. A grandi linee però si sa da tempo di cosa si tratta. Nell’estate del 2019 il Consiglio federale aveva scritto a Bruxelles che non avrebbe firmato l’intesa finché non avesse ottenuto chiarimenti su tre aspetti controversi a livello politico interno: la protezione salariale, gli aiuti di Stato e la direttiva sulla cittadinanza europea (leggi: accesso dei cittadini Ue all’aiuto sociale).

Il governo vorrebbe escludere (‘immunizzare’) questi settori dal campo d’applicazione dell’accordo. Ma questo significherebbe in pratica stravolgere spirito e lettera di un testo che la Commissione europea considera definitivo, e per di più “nell’interesse della Svizzera”. Bruxelles, dal canto suo, ha fatto sapere di essere disposta a fornire chiarimenti e aiuti all’interpretazione sui tre punti in sospeso, ma non a riaprire le trattative. Il Consiglio federale è sotto pressione anche perché nel frattempo è riemersa un’altra questione – ben più fondamentale – passata temporaneamente in secondo piano: quella della sovranità, legata in particolare al ruolo che la Corte di giustizia dell’Unione europea e il previsto tribunale arbitrale dovrebbero rivestire nell’ambito della composizione delle controversie tra Svizzera e Ue.

Rottura, tempi supplementari o pausa?

Le premesse per l’incontro del 23 non sono delle migliori. Il corrispondente di Tamedia scrive di “un ultimo tentativo” per salvare il salvabile. E fa notare come il margine di manovra di Ursula von der Leyen sia limitato dal mandato affidatole dagli Stati membri, poco inclini a rinunciare alle loro istanze dopo anni di faticosi negoziati. Ad ogni modo, prima di qualsiasi concessione, la presidente della Commissione dovrà consultarli. Nemmeno viste dalla Svizzera le cose appaiono più semplici. Recentemente, diversi media e osservatori si sono spinti ad affermare che a questo punto per il Consiglio federale si tratta soltanto di capire come sotterrare l’accordo senza farsi troppo male e chi deve fare da becchino, se lo stesso Consiglio federale oppure Parlamento e popolo (scenario ‘rottura’). 

Ma a Bruxelles, tra poco meno di due settimane, Guy Parmelin e Ursula von der Leyen potrebbero anche decidere di dare altro tempo ai loro negoziatori per trovare una via d’uscita dallo stallo (scenario ‘tempi supplementari’). Un’altra opzione sarebbe di ‘congelare’ subito l’accordo istituzionale e – in attesa di tempi migliori – di intendersi perlomeno sul proseguimento dello statu quo (scenario ‘pausa’). È in sostanza quanto proposto già tempo fa dall’ex Segretario di Stato Michael Ambühl: una sorta di accordo ad interim per evitare che le relazioni bilaterali nel frattempo si degradino. Da un lato, l’Ue si impegnerebbe ad attualizzare gli accordi bilaterali esistenti; dall’altro, la Svizzera non avanzerebbe ulteriori pretese in vista della conclusione di nuovi accordi di accesso al mercato unico (quello sull’elettricità, ad esempio).

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