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10.03.2021 - 15:140
Aggiornamento : 20:46

Il Nazionale non vuole vietare la sperimentazione animale

La Camere del popolo respinge all’unanimità l’iniziativa. Nessuna chance nemmeno per i controprogetti presentati dalla sinistra.

a cura de laRegione

Berna – L'iniziativa popolare "per il divieto di sperimentazione animale" va bocciata senza affiancarle alcun controprogetto. È l'opinione del Consiglio nazionale che ritiene la proposta di modifica costituzionale "eccessiva" in quanto potrebbe avere conseguenze negative per la ricerca e l'economia della Svizzera. Anche la salute pubblica ne soffrirebbe e proprio in tempi di crisi sanitaria.

Senza sperimentazione animale non si sarebbe potuto sviluppare un vaccino contro il coronavirus, ha sottolineato Simone de Montmollin (Plr/Ge) a nome della commissione. Se l'iniziativa fosse già applicata, in Svizzera ci sarebbe il divieto costituzionale di utilizzare tali vaccini, ha sottolineato Baptiste Hurni (Ps/Ne).

Alternative già allo studio

Rinunciare completamente agli esperimenti sugli animali oggi non è semplicemente possibile, i metodi alternativi non sono sempre pertinenti nella medicina umana. Questo passaggio è necessario per garantire che non ci siano effetti sistemici o negativi, ha detto de Montmollin. Abbandonare la sperimentazione animale significa dunque rinunciare a importanti benefici per la salute umana, ha sostenuto Piero Marchesi (Udc).

Diversi consiglieri nazionali hanno evidenziato come la proposta di modifica costituzionale nuocerebbe alla ricerca e all'innovazione. "Il nostro Paese occupa una posizione di primo piano a livello internazionale nel settore ricerca in biomedicina", ha ricordato Anna Giacometti (Plr/Gr).

Per la grigionese è proprio puntando su questo settore che si potranno trovare alternative per evitare inutili sofferenze agli animali. Giacometti ha anche ricordato il nuovo programma nazionale di ricerca quinquennale avviato a inizio febbraio dal Consiglio federale e dotato di un budget di 20 milioni di franchi. Il suo scopo è ridurre in modo dimostrabile il numero di esperimenti sugli animali nella ricerca scientifica.

Per promuovere i metodi sostitutivi alla sperimentazione animale è inoltre già stato creato il Centro di competenze svizzero 3R. L'iniziativa è insomma stata superata dagli eventi, ha sostenuto Therese Schläpfer (Udc/Zh). La legislazione svizzera è già oggi una delle più severe al mondo, ha precisato Pierre-André Page (Udc/FRr).

I controprogetti

Tenuto conto dell'indiscussa sofferenza che le sperimentazioni generano negli animali, la sinistra avrebbe voluto affiancare un controprogetto all'iniziativa. Tre erano le controproposte sul tavolo. Due - che hanno ottenuto l'appoggio dei Verdi liberali - chiedevano il rinvio del dossier in commissione con l'incarico di elaborare un progetto legislativo. Il primo mirava a vietare gli esperimenti che compromettono il benessere degli animali e quelli esperimenti la cui efficacia non è dimostrata, il secondo a concedere maggiori fondi alla ricerca 3R.

Il terzo controprogetto - diretto, quindi a livello costituzionale - voleva obbligare il Consiglio federale a definire un piano per l'abbandono degli esperimenti che compromettono il benessere degli animali. L'esecutivo avrebbe anche dovuto promuovere su scala internazionale la ricerca senza esperimenti sugli animali.

A livello internazionale si assiste già oggi a cambiamento di paradigma nei confronti della ricerca, e non è per pietà verso gli animali ma piuttosto a causa della trasferibilità spesso inadeguata dei risultati, ha affermato Meret Schneider (Verdi/Zh). Insomma, se la Svizzera investe ora in questo settore, non solo avrà l'opportunità di fare da apripista, ma anche di rendere la piazza elvetica ancora più attrattiva, ha aggiunto la zurighese.

Anche i socialisti hanno approvato i controprogetti (sebbene divisi su quello diretto): se l'efficacia di un esperimento non è stata provata, questo va vietato, ha sottolineato Matthias Aebischer (Ps/Be). Il quadro giuridico attuale consente già di attuare tutti i principi volti a preservare e tutelare la salute degli animali, ha replicato la relatrice commissionale de Montmollin.

"L'autorizzazione a eseguire test sugli animali - ha proseguito - viene concessa solo se non sono disponibili altri metodi per raggiungere l'obiettivo desiderato". La Confederazione promuove da tempo alternative alla sperimentazione animale, ha aggiunto il consigliere federale Alain Berset.

Al voto i tre controprogetti sono tutti stati respinti, con rispettivamente 110 voti contro 81 (benessere animali), 106 voti contro 85 (3R) e 134 voti contro 44 e 11 astenuti (controprogetto diretto). Il "no" all'iniziativa è invece stato unanime. Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.

L'iniziativa

L'iniziativa - che porta il titolo "Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani - Sì ad approcci di ricerca che favoriscano la sicurezza e il progresso" - chiede un divieto assoluto della sperimentazione animale e della ricerca che coinvolge esseri umani. Il testo - lanciato 2017 da un gruppo di cittadini sangallesi e sostenuto da oltre 80 organizzazioni - vuole anche impedire l'importazione di prodotti che si basano sui test in questione.

Gli svizzeri si sono già pronunciati a più riprese sul tema, ma hanno ogni volta respinto i testi. L'ultima votazione risale al 1993.

Stando all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (Usav), il numero di esperimenti sugli animali è in calo costante in Svizzera. Se nel 1983 essi ammontavano ancora a due milioni, nel 2019 se ne contavano 572 mila. L'Usav afferma che le sperimentazioni animali sono ammesse soltanto se non v'è un'alternativa disponibile.

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