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07.03.2021 - 15:40
Aggiornamento: 19:30

Identità elettronica: gli svizzeri si oppongono nettamente

In Ticino la legge sull'identità elettronica è stata bocciata dal 55,8% dei votanti. Nel Vaud e a Basilea città è stato superato il 70%.

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(Keystone)

Gli svizzeri non vogliono lasciare alle imprese private il compito di fornire l'identità elettronica. Il verdetto delle urne è stato netto: 64,3% di no, una percentuale superiore alle previsioni dei sondaggi. In Ticino i contrari sono stati il 55,8% e nei Grigioni il 61,7%. Ora sostenitori e avversari sono concordi nell'affermare che è necessario trovare al più presto una soluzione che susciti fiducia nei cittadini. La partecipazione al voto si è attestata di poco sopra al 50%.

La bocciatura odierna contrasta con le nettissime maggioranze che la Legge sull'identificazione elettronica aveva raccolto in entrambe le Camere federali nel settembre del 2019, poche settimane prima delle elezioni federali. Già allora però un sondaggio rappresentativo aveva mostrato che la stragrande maggioranza dei cittadini voleva ottenere l'identità digitale direttamente dallo Stato e non nutriva fiducia nelle imprese privare in materia di protezione dei dati. Le rassicurazioni di governo, parlamento e sostenitori del testo durante la campagna non sono quindi riuscite a invertire la tendenza, anzi: il campo dei contrari si è progressivamente rafforzato nelle ultime settimane.

I ticinesi, con neppure il 56% di voti contrari, sono stati i meno severi. Solo in altri tre cantoni la percentuale di "no" è stata inferiore al 60%, anche se di pochissimo, mentre le bocciature più secche si registrano a Basilea città (70,7%) e Vaud (70,5%).

Semplificazione complicata

La legge era destinata a semplificare la vita dei cittadini con l'introduzione di un identificatore unico, certificato dallo Stato, in sostituzione nei numerosi nomi di utenti e parole chiave che vengono utilizzati in rete. L'utilità di una e-ID non era contestata, è la gestione da parte di aziende private che ha suscitato aspre critiche.

Il "No" odierno è un "Sì" all'identificazione gestita dallo Stato, ha detto Erik Schönenberger, uno dei responsabili della campagna contro l'e-ID, alla televisione svizzera tedesca SRF. Secondo Schönenberger, è possibile lanciare una nuova identità elettronica fra due anni. Se necessario, potrebbe essere integrata con un chip, una soluzione sicura e conveniente. "Ci aspettiamo che il Consiglio federale non consideri questo risultato come una sconfitta, ma piuttosto come un mandato per sviluppare un approccio globale per un servizio pubblico digitale", ha aggiunto Benoît Gaillard (PS), coordinatore del referendum nella Svizzera romanda.

Soddisfazione dei sindacati

Anche i sindacati interpretano il "no" come un segno che il popolo non vuole privatizzare la sovranità dei dati. È compito dello Stato, e non delle banche e delle assicurazioni, certificare l'identità dei cittadini, afferma l'Unione sindacale svizzera (Uss). Quello che serve ora è un'identificazione elettronica ufficiale che sia pubblica e trasparente e serva l'interesse pubblico. Un simile servizio di base, accessibile a tutti, sarebbe un passo importante verso una digitalizzazione equa e gioverebbe anche all'economia svizzera, precisa un comunicato.

La Svizzera ha perso “l'opportunità di fare un grande passo avanti nello sviluppo tecnologico”, affermano invece i sostenitori del progetto. L'Alleanza per un'e-ID svizzera chiede ora un dialogo rapido e costruttivo. Nicolas Bürer, direttore esecutivo di Digitalswitzerland, ha fatto appello ai politici affinché riprendano in mano rapidamente il dossier. "Dobbiamo andare avanti nell'interesse di tutti e non perdere terreno a favore di altri paesi", si legge nella nota. L'Unione svizzera arti e mestieri (Usam) gli ha fatto eco chiedendo "una nuova soluzione per regolare le condizioni quadro per l'introduzione dell'e-ID", perché questo è un elemento importante per l'innovazione nell'economia sempre più digitalizzata.

Il referendum, che aveva raccolto 64'000 firme, era stato lanciato da Società Digitale, dall'organizzazione svizzera Campax, dalla piattaforma We collect e dall'associazione Public Beta e sostenuto da Ps, Verdi liberali, Verdi, Unione sindacale svizzera (Uss), Travail.Suisse e diverse organizzazioni degli anziani.

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