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Keystone
Da sinistra: Rudolf Hauri, Milo Puhan, Anne Levy, e Virginie Masserey
Svizzera
02.03.2021 - 18:220
Aggiornamento : 20:29

Covid, il 90% dei contagiati presentano anticorpi dopo 6 mesi

Le infezioni in Svizzera sono stabili, ma Masserey (Ufsp) avverte: ‘In altri paesi la fase di stagnazione ha fatto da preludio a nuovi aumenti’

Nonostante in Svizzera abbiano riaperto lunedì i negozi, la direttrice dell'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) ha ricordato che la situazione è ancora molto fragile. «Bisogna continuare a testare, effettuare un tracciamento adeguato per spezzare le catene di contagio e vaccinarsi», ha proseguito durante un incontro con i media a Berna. «I test sono in particolare da effettuare in massa nei luoghi potenzialmente più sensibili, come le case di risposo o le scuole. I positivi devono assolutamente isolarsi in modo da interrompere i contagi. Fondamentale rimane anche l'utilizzo dell'app SwissCovid, usata ogni giorno da quasi due milioni di persone».

La fase di stagnazione ha fatto da preludio a nuovi aumenti

«La situazione è buona, ma l'evoluzione rimane incerta», ha confermato Virginie Masserey, responsabile della Sezione malattie infettive dell'Ufsp. «La presenza delle varianti continua ad aumentare e si avvicina ormai al 70% del totale. Proprio questa è la vera incognita e in altri paesi la fase di stagnazione ha fatto da preludio a nuovi aumenti».

Anticorpi ancora presenti dopo sei mesi

«Le persone con anticorpi sono nettamente aumentate rispetto alla prima ondata e sono arrivate fino al 20–25 per cento in certi cantoni», ha spiegato Milo Puhan direttore dell'Istituto di epidemiologia, biostatistica e prevenzione dell'Università di Zurigo, parlando del programma Corona Immunitas che analizza l'immunità nella popolazione in Svizzera. Secondo lo studio, il 90 per cento delle persone infettate dal coronavirus presentavano nell'organismo ancora degli anticorpi dopo più di sei mesi dall'infezione.

Riguardo al ‘long–Covid’, anche chiamata sindrome da post–Covid–19, Puhan ha ricordato uno studio ginevrino che indica che un terzo delle persone contagiate hanno sofferto di almeno un sintomo ancora dopo sei mesi dall'infezione. Per il momento i due fattori di rischio identificati che possono portare a sviluppare il long–Covid sono lo sviluppo di una forma grave del Covid–19 e avere una malattia preesistente.

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