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01.03.2021 - 18:19
Aggiornamento: 20:13

Legge sul riciclaggio annacquata, esclusi avvocati e consulenti

Avvocati e consulenti non sono perseguiti se spiegano come riciclare il denaro senza partecipare alla transazione. Transparency: 'lacune nel diritto penale '

Ats, a cura de laRegione
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(Ti-Press)

La revisione della legge sul riciclaggio di denaro è stata annacquata. Con 108 voti contro 86, il Consiglio nazionale ha deciso di escludere gli avvocati e i consulenti dal progetto. La Camera del popolo ha seguito in tal senso quella dei cantoni. Il dossier ritorna comunque a quest'ultima per una divergenza minore.

La questione dell'esclusione dei consulenti era cruciale e aveva in precedenza rischiato di far fallire la riforma. Un anno fa, in prima lettura, i consiglieri nazionali avevano infatti deciso di non entrare in materia a causa delle disposizioni volte a sottoporre tale categoria alla legge. I "senatori" avevano in seguito tolto i consulenti dal progetto in settembre.

"Criminali dal colletto bianco"

Oggi la sinistra ha tentato invano di mantenere tali disposizioni sui consulenti nella legge. I "Panama Papers" hanno mostrato i limiti della legislazione elvetica, ha deplorato Baptiste Hurni (PS/NE). Avvocati e consulenti possono oggi spiegare come riciclare il denaro, senza essere perseguiti se non partecipano alla transazione. Non hanno peraltro alcun obbligo di denunciare coloro che riciclano il denaro, se ne sono a conoscenza.

"La legge non interessa unicamente le attività tipiche degli avvocati", ha aggiunto il socialista neocastellano, secondo il quale "il segreto professionale è mantenuto". A suo avviso, la proposta del Consiglio federale è semplicemente quella di allinearsi a quanto si fa già nei Paesi vicini.

Si tratta pure di una raccomandazione del Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI), ha sottolineato. "Non accettiamo che il nostro Paese sia un terreno di gioco per i criminali dal colletto bianco", gli ha fatto eco Nicolas Walder (Verdi/GE).

"Buon compromesso"

Ma alla fine, il blocco borghese ha avuto la meglio. Secondo Matthias Bregi (Centro/VS), il progetto consente di soddisfare sette delle otto raccomandazioni del GAFI. "È già un buon compromesso". Inoltre, nessun avvocato svizzero è coinvolto nei "Panama Papers", ha rilevato Vincent Maître (Centro/GE) a nome della commissione.

I consulenti sono già sottoposti alla legge, ha aggiunto il consigliere nazionale ginevrino. Al fine di evitare un nuovo fallimento del progetto, anche il ministro delle finanze Ueli Maurer si è allineato alla soluzione del Consiglio degli Stati e all'esclusione della categoria dei consulenti.

Fonditori pure esclusi

Il campo rosso-verde ha ancora tentato, invano, di modificare il progetto in due punti. Avrebbe auspicato di sottoporre alla legge anche i titolari di una patente di fonditore. Si tratta di una regolamentazione utile, chiesta dallo stesso settore, ha ricordato Florence Brenzikofer (Verdi/BL), invitando a colmare una lacuna nella legislazione.

Ma tali argomenti non hanno fatto breccia e il plenum ha respinto la proposta con 103 voti contro 89 e 2 astenuti. Una tale estensione non sarebbe pertinente e non consentirebbe di migliorare la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, ha sottolineato con successo Vincent Maître.

Metalli e pietre preziose

La sinistra avrebbe inoltre voluto seguire il Consiglio federale per quanto riguarda i commercianti di metalli e pietre preziose. Stando al progetto governativo, questi ultimi devono essere tenuti a rispettare gli obblighi di diligenza se ricevono più di 15'000 franchi in contanti nell'ambito di una transazione. È un punto chiave della lotta contro il riciclaggio di denaro e il terrorismo, ha dichiarato inutilmente Baptiste Hurni, precisando che metalli e pietre preziose sono un valore di riferimento per le organizzazioni criminali.

Ma la maggioranza borghese, con 105 voti contro 87 e 2 astenuti, ha preferito mantenere la soglia a 100'000 franchi. Una simile riduzione non consentirebbe di migliorare la lotta contro il finanziamento del terrorismo, ha aggiunto Vincent Maître.

Una divergenza con gli Stati

Rispetto alla versione uscita dal Consiglio degli Stati, il Nazionale ha apportato una modifica riguardante la nozione di "sospetto fondato". Con 176 voti contro 16, hanno accolto una proposta di Nicolas Walder, che si avvicina alla versione del Governo.

Secondo il socialista ginevrino, "si è in presenza di un sospetto fondato se l'intermediario finanziario ha un indizio concreto o più elementi concreti che lasciano supporre che i valori patrimoniali implicati nella relazione d'affari potrebbero provenire da un reato (...) e se i chiarimenti supplementari effettuati (...) non lo escludono". I "senatori" avevano preferito precisare nella legge "se i chiarimenti supplementari effettuati (...) lo rendono verosimile o lo confermano".

Il ministro delle finanze Ueli Maurer ha invitato il plenum a sostenere la proposta di Walder per creare una divergenza, seppur minore, con gli Stati, al fine di precisare meglio tale aspetto. Al voto, solo una manciata di parlamentari UDC vi si è opposta (176 contro 16).

Il dossier, come detto, ritorna quindi alla Camera dei cantoni.

Transparency: lacune nel diritto penale delle imprese in Svizzera


In Svizzera le aziende sono molto raramente ritenute responsabili di reati penali come la corruzione o il riciclaggio di denaro a causa delle lacune nel diritto, dell'inadeguatezza degli strumenti di procedura penale e della pratica dei pubblici ministeri della Confederazione e dei cantoni. È quanto risulta da uno studio pubblicato oggi da Transparency Switzerland.

La regolamentazione, l'applicazione e la trasparenza del diritto penale aziendale devono essere urgentemente migliorate, secondo lo studio. Anche se il diritto penale è in vigore dal 2003, solo poche aziende sono state condannate in Svizzera finora. Questo è scioccante dal punto di vista della prevenzione e della lotta alla corruzione, ma anche dal punto di vista sociale e costituzionale, tanto più che le aziende con sede in Svizzera sono ancora "spesso coinvolte in gravi casi di corruzione internazionale e di riciclaggio di denaro", scrive l'organizzazione in un comunicato.

Per Transparency Svizzera, il diritto penale presenta lacune, in particolare il fatto che la responsabilità penale delle imprese è limitata a una lista troppo ristretta di reati. Ci sono anche chiari deficit normativi nella legge di procedura penale che non prevede sufficienti incentivi alle aziende per fare dichiarazioni volontarie e per cooperare. Inoltre, le procedure semplificate applicate regolarmente alle imprese non sono abbastanza trasparenti e presentano quindi ulteriori carenze in termini di stato di diritto.

Secondo lo studio, sono necessari miglioramenti in tutte le aree. Transparency Svizzera chiede misure concrete per migliorare la trasparenza del sistema giudiziario in materia di responsabilità penale delle imprese e per incoraggiare le aziende a farsi avanti e a collaborare con le autorità di perseguimento penale.

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