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Patrick Mathys dell'Ufficio federale della Sanità pubblica (UFSP) (Keystone)
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02.02.2021 - 14:380
Aggiornamento : 15:37

Bene il calo dei dati, ma preoccupa il tasso di riproduzione

Lo ha dichiarato Patrick Mathys dell'Ufficio federale della Sanità pubblica (UFSP). Il tasso di positività scende ma meno veloce di quanto desiderato

Benché ricoveri e decessi registrino una diminuzione marcata, preoccupano le mutazioni del coronavirus e il tasso di riproduzione, riavvicinatosi pericolosamente a 1 (0,98). Lo ha dichiarato davanti ai media Patrick Mathys dell'Ufficio federale della Sanità pubblica (UFSP), secondo cui non va assolutamente abbassata la guardia.

Per Mathys, il tasso di positività è sì sceso, ma non con la velocità desiderata. Per essere più tranquilli, la quota dovrebbe attestarsi al 5%, mentre ora è al 9,1%.

Il tasso di riproduzione è salito negli ultimi 14 giorni avvicinandosi a 1, superando tale valore in nove Cantoni, tra cui spicca la regione del Lemano. Se il valore, ha precisato, dovesse rimanere a questo livello, vi è il pericolo che non assisteremo a una diminuzione netta della curva dei contagi, bensì a una stagnazione.

Per l'esperto è ancora presto per dire se vi sia un nesso diretto tra l'incremento del tasso di riproduzione e di contagi con la diffusione delle mutazioni britannica e sudafricana del Covid-19. Dalle analisi risulta, ha aggiunto Mathys, che un numero sempre maggiore di positivi (oggi stimati al 20%) si infetta con una variante, specie quella inglese, seguita a molta distanza da quella sudafricana.

Visto che le mutazioni sono molto più contagiose, è quindi indispensabile mantenere le misure di protezione e di igiene. Ciò anche per proteggere gli ospedali, evitando che si giunga nuovamente a carenze a livello di letti disponibili in terapia intensiva.

Vaccinato il 3,6% della popolazione

Anne Lévy, direttrice presso l'UFSP, ha pure invitato alla prudenza nonostante alcune cifre lascino ben sperare. Sul fronte delle vaccinazioni, tutto prosegue senza grandi intoppi: al momento il 3,6% della popolazione è immunizzato. Positivo, ha aggiunto, è il fatto che i Cantoni stiano collaborando per fare in modo che le persone già vaccinate possono ricevere la seconda dose, necessaria per avere una protezione adeguata, poche settimana dopo aver ottenuto la prima.

Malgrado le restrizioni a livello di forniture, Lévy è convinta che si potranno rispettare i piani della Confederazione (tutti vaccinati, almeno quelli che lo desiderano, entro l'estate n.d.r). Ad ogni modo, per febbraio la Svizzera dovrebbe ottenere le dosi ordinate (si è parlato nei giorni scorsi di un milione, n.d.r).

La Confederazione, ha aggiunto l'esperta, segue anche con attenzione le campagne di vaccinazione (test di massa su asintomatici) in alcuni cantoni, come i Grigioni, volte a rompere le catene infettive in tempi stretti, arginando in questo modo l'estensione dei focolai e proteggere così le persone a rischio.

Per quanto riguarda le forniture di vaccini, se gli attuali problemi dovessero persistere, difficilmente i Cantoni potranno rispettare gli obiettivi stabiliti dalla Confederazione per febbraio, ha affermato il segretario generale della Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica, Michael Jordi. Non appena risolto il contrattempo, però, il ritardo accumulato potrà essere recuperato in fretta, ha aggiunto.

Per poter tuttavia condurre una vasta campagna di vaccinazione, sarà necessaria la cooperazione di tutti, medici e farmacisti inclusi. A tale proposito, ha spiegato Jordi, sono in corso discussioni per stabilire le tariffe per tali prestazioni. Egli ha poi lodato anche le numerose persone in Svizzera pronte a farsi immunizzare: la propensione al vaccino va mantenuta anche in futuro mediante una comunicazione trasparente

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