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Ignazio Cassis (Ti-Press)
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25.01.2021 - 18:51
Aggiornamento: 19:11

L’Onu, i profughi palestinesi e quel silenzio di Cassis

Un’inchiesta pare scagionare l'ex capo dell'Unrwa, il ginevrino Krähenbühl. 54 ticinesi condannano la mancata presa di posizione del Consigliere federale

“L’Onu scagiona l’ex capo dell’Unrwa. La Svizzera tace”. A titolare così qualche giorno fa è stata la sempre compassata agenzia di stampa svizzera Ats; tema del dispaccio: l’esito dell’inchiesta Onu a carico dell’Agenzia per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi (Unrwa) e soprattutto del suo ex direttore, il ginevrino Pierre Krähenbühl. Un esito – e un silenzio – che ora rischiano di mettere in imbarazzo il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis.

La storia è tanto nota quanto controversa: Krähenbühl fu costretto a dimettersi nel novembre del 2019, dopo che un primo rapporto lo accusava di malagestione e nepotismo e ne contestava una relazione poco chiara con una consulente per il fundraising, attività fondamentale per l’agenzia che dal 1949 si occupa di supportare i profughi palestinesi. Di fronte ai sospetti la Svizzera aveva deciso di sospendere temporaneamente i pagamenti all’agenzia (poi ripresi sotto la direzione di un altro svizzero, Philippe Lazzarini).

Ma stando a quanto emerso a partire da dicembre su diversi organi di stampa, le accuse si sarebbero rivelate sostanzialmente infondate: niente prove di ‘relazioni pericolose’; “già a novembre – così l’Ats – il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres avrebbe comunicato che non si sono riscontrati casi di frode o malversazione”. Certo, lo stesso Krähenbühl aveva ammesso lacune nei processi di gestione e reclutamento dell’agenzia, ma il fatto che l’inchiesta sembri sfumata in nulla solleva un sospetto: non sarà stata una trappola per screditare un’agenzia poco amata tanto dagli Usa di Donald Trump – che ne tagliò drasticamente i fondi – quanto da Israele?

Dubbi sul ruolo dell’Unrwa erano stati sollevati nel 2018 dallo stesso Cassis, che aveva detto ai media: i profughi “sognano di ritornare in Palestina. Nel frattempo, nel mondo non ci sono più 700mila rifugiati palestinesi (come nel 1948, ndr), ma 5 milioni. È irrealistico immaginare un ritorno per tutti. Per me, l’interrogativo che si pone è: l’Unrwa fa parte della soluzione o del problema?”

Ora un gruppo di cittadini ticinesi – coordinati dal docente Franco Losa – sollecita da Cassis una presa di posizione esplicita sull’esito dell’indagine, nonostante il Dfae abbia già detto che la questione riguarda semmai l’Onu. Tra i 54 firmatari nomi celebri del panorama politico locale quali l’oncologo Franco Cavalli (ForumAlternativo) e l’ex sindaco di Locarno Diego Scacchi, ma anche un giurista come Marco Mona. Giudicano “grave” il silenzio di Cassis sulla vicenda, tanto per il ruolo della Svizzera nel mondo quanto per l’onore dello stesso Krähenbühl. Il documento di sintesi allegato al messaggio denuncia una polemica “costruita ad arte per attaccare, sul piano della credibilità personale, una persona che ha avuto il coraggio e il merito di operare per difendere i diritti dei profughi palestinesi”: si ricorda come fu proprio Krähenbühl a potenziare la raccolta fondi per compensare la perdita del supporto americano. Amara conclusione: “Dopo l’attacco economico all’Agenzia, quello politico e quello sul piano personale al suo Commissario Generale, anche il proprio Ministro e il proprio Paese hanno abbandonato” Krähenbühl e lo hanno “‘pugnalato’ alle spalle senza attendere le conclusioni dell’inchiesta a suo carico”. Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera a Cassis.

LA LETTERA

Una reticenza ‘deplorevole’

Onorevole Consigliere federale,

grazie alla trasmissione ‘Temps présent’ su Rts Un di giovedì 17 dicembre dello scorso anno, relativa all’inchiesta dell’ONU sull’operato di Pierre Krähenbühl (...)

(...) nell’ambito dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa), siamo venuti a conoscenza delle conclusioni del Rapporto d’inchiesta dell’Onu a carico del Signor Krähenbühl. Come emerso dalla citata trasmissione della Rts, il Rapporto, a seguito dell’inchiesta dell’Onu, è stato trasmesso al Suo dipartimento nell’estate del 2020.

Tale rapporto avrebbe dovuto essere inviato tempestivamente ai Consiglieri agli Stati e Nazionali e una Sua presa di posizione in qualità di Capo del Dipartimento degli Affari Esteri avrebbe dovuto essere, a nostro avviso, resa pubblica. Ciò, finora, non è avvenuto. Riteniamo che questo fatto sia grave. In gioco c’era e c’è la posizione della Svizzera e il suo ruolo di neutralità oltre all’onorabilità gravemente lesa del più alto funzionario della Confederazione presso l’Onu che è stato costretto, sulla base di accuse sostanzialmente infondate, a dimettersi.

Senza pretendere di conoscere approfonditamente tutti i risvolti della vicenda Krähenbühl, e gli eventuali problemi di “governance” e gestione interni all’Organizzazione, riteniamo deplorevole che la Svizzera, il Consiglio Federale e, in particolare, il Suo Dipartimento, non abbiano finora diffuso, come la prassi prevede, le conclusioni del Rapporto Onu a seguito dell’inchiesta sull’operato di Pierre Krähenbühl.
 Tutta la vicenda, oltre ad aver minato alle basi l’Agenzia che si batte a favore dei rifugiati palestinesi, arrischia di rendere vani gli sforzi delle Nazioni Unite per i pochi Diritti Umani ancora riconosciuti nella regione oltre che dare un’immagine negativa su come un Capo di Dipartimento tratta uno dei più prestigiosi diplomatici svizzeri.

Gradisca, Egregio Consigliere federale, i nostri più distinti saluti.

Franco Losa e altri 53 firmatari

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