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19.11.2020 - 18:170
Aggiornamento : 18:50

In cure intense il secondo ‘pacchetto’ governativo

Non piacciono quasi a nessuno le misure di contenimento dei costi della salute presentate in agosto dal Consiglio federale.

Circa un miliardo di franchi all’anno: tanto vuole risparmiare il Consiglio federale nel settore sanitario. Ma il secondo pacchetto di provvedimenti per frenare l’incremento dei costi è uscito con le ossa rotte dalla consultazione conclusasi oggi. Le due misure ‘faro’ sulle quali è imperniato – l’obbligo per gli assicurati di passare da una ‘prima consulenza’, prima della visita medica vera e propria; l’introduzione di un obiettivo di costo annuale per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (Lamal) – sono state bersagliate dalle critiche. E c’è persino chi non ne vuole sentir parlare. Il Consiglio federale dovrà rifare i compiti.

Nessuna sorpresa. In agosto, dopo aver convinto i colleghi di governo a mandare in consultazione l’ambizioso progetto, il ministro della sanità Alain Berset non ne aveva fatto mistero: «Non sarà semplice». Adesso è chiaro: così com’è stato confezionato, difficilmente il pacchetto – che funge da controprogetto indiretto all’iniziativa popolare del Ppd per frenare l’aumento dei costi della salute – sopravviverà. Non si vede infatti come i suoi elementi più controversi potranno trovare una maggioranza in Parlamento e, casomai, davanti al popolo.

Tetti massimi sfondati

Particolarmente contestato è l’obiettivo di contenimento dei costi. Il Consiglio federale propone che ogni anno Confederazione e Cantoni fissino dei tetti massimi (uno a livello nazionale, più uno per ciascun cantone) per la crescita della spesa a carico della Lamal, nonché degli obiettivi specifici, settore per settore (ospedale stazionario e ambulatoriale, medico ambulatoriale, farmaci, ecc.), a livello cantonale. Se gli obiettivi verranno superati, potranno scattare ‘misure correttive’ (riduzioni delle tariffe).

Di segno sostanzialmente positivo è soltanto la presa di posizione della Conferenza dei direttori cantonali della sanità. La Cds sostiene la maggior parte delle misure previste. Giudica però “troppo poco maturo” il progetto. Dubbi vengono sollevati in relazione alla possibilità di applicare un obiettivo di contenimento dei costi e all’efficacia del cosiddetto ‘modello gatekeeper’ di prima consulenza.

La Fmh boccia tutto

Entrambi vengono recisamente respinti dalla Fmh. La Federazione dei medici svizzeri ritiene che l’obbligo di passare da una prima consulenza significhi sopprimere la libera scelta del medico. I tetti massimi di spesa (o ‘budget globali’) avranno invece conseguenze nefaste sul trattamento dei pazienti e rischiano di spianare la strada una medicina a due velocità. Un timore espresso anche dall’associazione mantello degli ospedali H+ e da altri partecipanti alla consultazione (e condiviso peraltro dal Consiglio federale: Berset in agosto aveva insistito sulla necessità che i pazienti continuino ad avere accesso a tutte le prestazioni della Lamal).

Santésuisse è d’accordo a grandi linee con l’impostazione del progetto. Propone però delle alternative (monitoraggio nazionale delle prestazioni e dei costi, considerare i modelli assicurativi alternativi come un modello standard), in modo da ridurre l’onere burocratico delle misure e  contenere i costi in modo veramente efficace. L’altra associazione degli assicuratori malattia boccia invece il pacchetto governativo. Curafutura parla di “obiettivo mancato”, evoca una “statalizzazione del sistema sanitario” e mostra il pollice verso a un progetto che a suo dire limita la concorrenza, peggiora le condizioni quadro per l’innovazione e indebolisce il partenariato tariffale. Più opportuno sarebbe migliorare le attuali condizioni quadro e applicare in maniera conseguente le riforme già decise.

Il Consiglio federale ha presentato lo scorso anno un primo pacchetto di nove misure per frenare l’aumento dei costi della salute. Contiene tra l’altro un articolo sperimentale per promuovere progetti pilota innovativi volti a contenere i costi e un sistema di prezzi di riferimento per i generici. Il Consiglio nazionale lo ha approvato, apportandovi alcune modifiche. Il dossier è ora all’esame della commissione competente del Consiglio degli Stati.

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