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Foto d'archivio (Depositphotos)
20.10.2020 - 11:50
Aggiornamento : 14:31

La rendita per vedovanza discrimina gli uomini

A stabilirlo è la Corte europea dei diritti dell'uomo: per i papà l'Avs scade quando l'ultimo figlio è maggiorenne, per le mamme no.

Ats, a cura de laRegione

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso di un uomo, domiciliato in Svizzera, a cui la rendita per vedovo è stata revocata quando la figlia più giovane ha raggiunto la maggiore età. In questi casi, stando alla sentenza, la Confederazione fa una discriminazione inaccettabile tra uomini e donne.

La vicenda

Dopo la morte della moglie, l'uomo ha cresciuto i due figli da solo e ha ricevuto una rendita per la vedovanza. Tale pensione non sarebbe stata annullata al raggiungimento della maggiore età dei figli se il genitore rimasto da solo fosse stato una donna. Il diritto limitato alla rendita per vedovo si basa sul concetto che il marito paga per le spese di sostentamento della moglie.

Questa visione non corrisponde più alla situazione attuale, ha determinato la Corte. La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali è uno "strumento vivente" con il quale le circostanze devono essere valutate nella prospettiva attuale, ha precisato il tribunale.

Disparità di trattamento voluta

Nel maggio 2012, il Tribunale federale ha respinto il ricorso dell'interessato sostenendo che il legislatore aveva esplicitamente operato una distinzione specifica di genere nella Legge federale sull'Avs che non si basava su differenze biologiche o di altro tipo.

Nel disciplinare le rendite per i vedovi, le Camere federali avevano deliberatamente adottato una disposizione contraria al principio di uguaglianza e, quindi, alla Costituzione federale. Nella propria decisione l'alta corte svizzera aveva però fatto riferimento anche al messaggio del Consiglio federale relativo all'undicesima revisione dell'Avs, poi respinta. Il Governo vi aveva sostenuto che il diritto sulla rendita per vedovo, secondo cui la prestazione scade quando il figlio più giovane raggiunge la maggiore età, fosse contraria al principio della parità di trattamento tra donne e uomini.

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