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11.08.2020 - 15:420
Aggiornamento : 20:51

'La libera circolazione mette in pericolo prosperità e libertà'

L'Udc ha lanciato la sua campagna a favore dell'iniziativa popolare 'per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)'

Se non si pone fine alla libera circolazione delle persone, il mercato del lavoro, i servizi sociali e le infrastrutture saranno messi sotto pressione, così come saranno in pericolo la prosperità e la libertà del popolo elvetico. L'UDC oggi ha voluto lanciare così la sua campagna a favore dell'iniziativa popolare "per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)" promossa insieme all'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI).

"Ora dobbiamo prima di tutto garantire posti di lavoro ai nostri cittadini", ha sostenuto l'UDC. La campagna è rivolta in particolare ai dipendenti che verrebbero sostituiti "da stranieri più economici".

L'esempio del Ticino e di Ginevra

Un milione di immigrati in tredici anni, due terzi dei quali provenienti dall'Ue, sono chiaramente troppi, ha dichiarato oggi a Berna il presidente dell'UDC Albert Rösti. "Non vogliamo diventare estranei nel nostro Paese", ha aggiunto.

Il consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa e la consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz hanno invece richiamato l'attenzione sui problemi della libera circolazione delle persone nei loro rispettivi cantoni: tra le conseguenze negative spiccano il dumping salariale, l'aumento degli affitti e l'elevata disoccupazione in molti settori.

I promotori dell'iniziativa hanno tuttavia sottolineato di non voler fermare completamente l'immigrazione. Anche nel caso di un sì alle urne il prossimo 27 settembre, "i lavoratori di cui abbiamo bisogno nel nostro Paese - come medici, infermieri o addetti al raccolto - potranno continuare a venire in Svizzera per guadagnarsi da vivere qui".

A causa dell'immigrazione, i costi sociali, la criminalità, gli affitti e i prezzi dei terreni sono in aumento, ritengono i democentristi.

'Quando è troppo è troppo'

La campagna, che si sviluppa attorno al motto "Quando è troppo è troppo", è stata lanciata oggi anche tramite i cartelloni che compariranno sulle strade e nelle stazioni della Confederazione.

Nell'immagine si vede un cittadino dell'Unione europea - con la cintura a tema Ue - seduto su una Svizzera schiacciata e sotto pressione. Si tratta di un tema espressivo che illustra i problemi dell'immigrazione, ha spiegato il responsabile della campagna Marcel Dettling.

Visivamente l'obiettivo è di ritrarre anche la sedentarietà di molti immigrati, poi rimasti senza lavoro in Svizzera. "Nessuno lascia il nostro paradiso volontariamente", viene ribadito.

In campo anche i Giovani Udc

Questa mattina, prima del partito nazionale, anche i Giovani UDC hanno lanciato la loro campagna sul tema: a loro avviso, il futuro dei giovani elvetici è minacciato dalla libera circolazione delle persone.

"Il numero dei giovani disoccupati è aumentato negli ultimi mesi", ha dichiarato oggi a Berna il ticinese Diego Baratti, responsabile della campagna e vicepresidente della sezione cantonale dei Giovani UDC. La crisi del coronavirus rischia inoltre di far peggiorare ulteriormente la situazione.

Molti giovani alle prime esperienze sul mercato del lavoro sono esposti quotidianamente alla paura e alla pressione di essere messi ai margini a causa di lavoratori stranieri meno costosi. Ciò riguarda la Svizzera intera e non solo il Ticino. Per questo i giovani democentristi chiedono un cambiamento di paradigma nella politica dell'immigrazione.

L'iniziativa

L'appuntamento alle urne è in programma il 27 settembre dopo l'annullamento delle votazioni a maggio a causa del Covid-19.

L'iniziativa promossa da ASNI e UDC auspica la fine della libera circolazione con l'Unione europea. Il testo - che ha raccolto oltre 116'000 firme valide - esige che la Svizzera regoli in maniera autonoma l'immigrazione degli stranieri. Impedisce inoltre ogni nuovo trattato internazionale per la libera circolazione. Si sono espressi contro il testo praticamente tutti i partiti, il Consiglio federale, il parlamento e diverse associazioni.

Se l'iniziativa venisse accettata, le autorità avrebbero un anno per negoziare la fine dell'accordo con Bruxelles. Se non si dovesse trovare una soluzione, il Consiglio federale dovrebbe uscire dall'intesa nel mese successivo, col rischio di far cadere l'insieme del primo pacchetto di accordi bilaterali.

L'UDC, tuttavia, dubita che tali accordino cessino di essere validi, poiché - sostengono i democentristi - la stessa Ue trae beneficio dagli accordi bilaterali. Se ciò dovesse accadere non sarebbe comunque "la rovina della Svizzera", come hanno ripetutamente sottolineato gli oppositori dell'iniziativa, ha sottolineato Rösti.

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