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21.07.2020 - 16:260
Aggiornamento : 24.07.2020 - 11:04

'La cosca in Svizzera è viva e in filo diretto con la Calabria'

Sarebbero decine di armi di grosso calibro provenienti dalla Svizzera quelle trovate nel corso delle perquisizioni effettuate nell'operazione 'Imponimento'

Emergono nuovi particolari sul maxi blitz anti-mafia di stamattina effettuato contemporaneamente in Italia e in Svizzera che ha portato, in Ticino, al fermo di un 59enne di origine calabrese dipendente di un comune nel Luganese. Sarebbero decine e decine di armi di grosso calibro provenienti dalla Svizzera quelle trovate nel corso delle perquisizioni effettuate nell'operazione 'Imponimento' a testimonianza di un consistente traffico di armi. "Armi - ha spiegato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri - che servono non solo per fare mercato ma soprattutto sono una riserva, perché ogni locale di 'ndrangheta ha bisogno di un esercito armato per intimorire le altre organizzazioni limitrofe e fare stare al proprio posto gli altri locali di 'ndrangheta".

L'indagine è stata portata avanti capillarmente, dal 2015, dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e dallo Scico di Roma coordinati dallo stesso Gratteri. E anche il nome dato all'operazione, 'Imponimento', non è casuale: la cosca Anello, al vertice di un sodalizio con le 'ndrine dei territori che vanno da Vibo Valentia a Lamezia Terme, si era imposta in ogni settore della vita economica. "Questa indagine - ha detto Gratteri - è uno step. La famiglia di 'ndrangheta più importante è quella degli Anello, un locale molto forte, molto determinato, che si allarga fino alle Serre. Abbiamo notato da subito il respiro internazionale di questa organizzazione e ci siamo rivolti a Eurojust, in particolare a Filippo Spezia che è il magistrato che rappresenta l'Italia. Abbiamo creato delle squadre investigative comuni con finanzieri che sono andati in Svizzera e investigatori svizzeri che sono arrivati fin qui perché questa indagine, oltre a riguardare le provincie di Vibo Valentia e Catanzaro, ha riguardato anche l'estero, in particolare il territorio di Berna".

"La cosca in Svizzera è viva ed è in filo diretto con la Calabria", ha detto il col. Carmine Virno, comandante del Mucleo di polizia economico-finanziaria. In Italia solo questa mattina sono stati trovati 245mila euro in contanti e 73mila euro in assegni. "Rocco Anello - ha aggiunto l'ufficiale - ha un rapporto diretto con la Svizzera. Quasi mensilmente saliva in Svizzera dove c'erano i suoi uomini. Con i sequestri fatti al valico di Chiasso abbiamo scoperto l'introduzione in Italia di grandi quantità di denaro e, soprattutto l'importazione di armi".

 

#GDF #Catanzaro e #SCICO: contrasto alla #criminalitàorganizzata internazionale tra #Italia e #Svizzera. Indagati 158 #responsabili ed eseguiti #sequestri di beni per 169 #milioni di euro. #NoiconVoi

Pubblicato da Guardia di Finanza su Martedì 21 luglio 2020

Perquisizioni in Svizzera: sequestrati armi, munizioni e denaro 

Diverse abitazioni e locali commerciali perquisiti in quattro cantoni e la messa in sicurezza di numerosi mezzi di prova, fra i quali armi, munizioni e denaro contante. È questo in sintesi il bilancio del segmento elvetico della maxi operazione contro la 'ndrangheta di stamane in Italia e Svizzera. Lo rende noto un comunicato del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). Oltre ai rappresentanti del Mpc e della polizia giudiziaria della Confederazione (fedpol) vi hanno partecipato le polizie cantonali, precisa la nota. Il procedimento penale - aggiunge il comunicato - è attualmente in corso nei confronti di sei persone di nazionalità italiana, la maggior parte delle quali residenti in Svizzera. Gli imputati sono sospettati di appartenere e sostenere un'organizzazione criminale di stampo 'ndranghetistico. Nell'ambito delle indagini "è emersa l'esecuzione da parte degli imputati di differenti attività illecite. Ad esempio, si presume che moneta falsa sia stata importata dall'Italia in Svizzera e sono emerse condotte legate a traffici di armi, stupefacenti e riciclaggio di denaro. Gli imputati vivono in Svizzera da molti anni e, presumibilmente, all'esecuzione di attività illegali hanno affiancato l'esercizio di attività legali, come investimenti, concessione di prestiti o persino la gestione di un ristorante", si legge nel comunicato.

Una persona è stata arrestata nel Cantone Argovia e perquisizioni sono state condotte nei quattro cantoni di Argovia, Soletta, Zugo e Ticino. Due imputati sono stati interrogati in Svizzera e successivamente rilasciati. Una persona è stata arrestata in Italia dove resta al momento in detenzione preventiva, mentre un'altra si trovava già in stato di detenzione nella vicina Penisola. 

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