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Lo specialista in malattie infettive Christian Garzoni
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laR
 
17.07.2020 - 06:00

Il vaccino anti-Covid a Natale? 'Mi sembra fantascienza'

Ottime news dai laboratori di Oxford e Cambridge, test su 40mila persone, ma le incognite sono gli effetti collaterali e l'effettiva protezione

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Lugano – Accelera la corsa al vaccino che impegna le più brillanti menti del mondo, infatti negli ultimi giorni rimbalzano news da un laboratorio all’altro –  tutte molto promettenti – che lasciano sperare in un vaccino sotto l’albero di Natale. Marketing farmaceutico o vera speranza? “Avere per Natale una vaccinazione di massa nel Canton Ticino è probabilmente pura fantascienza, ma sono pronto a lasciarmi sorprendere. Sarebbe bello, ma finché non vedo, non credo”, dice il dottor Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco. Lo specialista in malattie infettive ci spiega quali aspetti considerare quando si studia un vaccino: “Ci vuole tempo, molti mesi, perché vanno osservati eventuali effetti collaterali, bisogna poi capire se l’immunità persiste nel tempo e quanto il vaccino sia realmente efficace, ossia se protegge totalmente dalla malattia o evita solo forme gravi del Covid”, precisa l’esperto.
Ieri sono arrivate ottime notizie dall’Università di Oxford, dove la sperimentazione clinica sul potenziale vaccino anti Covid-19 sta fornendo risultati “estremamente promettenti”, e potrebbe addirittura fornire - secondo i ricercatori - “una doppia protezione” dal virus. Il prototipo di Oxford è tra i pochi progetti al mondo arrivati alla fase 3 della sperimentazione clinica. Già la fase 1, avviata ad aprile su decine di volontari adulti sani, pare confermare che il farmaco è in grado di stimolare una risposta immunitaria significativa. Restano tuttavia diverse cautele sulla durata potenziale dell’immunità, mentre il ministro della Sanità britannico Matt Hancock ipotizza “nello scenario migliore” una distribuzione di massa entro fine anno, “ma più probabilmente nel 2021”. I test coinvolgono 4.000 volontari del Regno: un campione che presto verrà esteso ad altre 10.000 persone.
Buone news l’altro ieri anche dagli Usa, dove la società biotecnologica Moderna (Cambridge) ha iniziato i test clinici finali per il suo vaccino anti Covid-19. Vi parteciperanno 30 mila persone (metà riceverà una dose di 100 microgrammi mentre l’altra metà placebo). Gli scienziati avvisano che i primi vaccini non saranno i più efficaci o i più sicuri.

Attenzione agli effetti collaterali

Nell’euforia non si rischia di abbassare troppo la guardia? Quanto sono davvero buone queste notizie? La parola al dottor Garzoni: “Diversi gruppi di ricercatori stanno facendo studi diversi con obiettivi diversi. Quando si lavora sul corto termine ci sono due possibili trappole: l’efficacia del vaccino e gli effetti collaterali. Questi ultimi si manifestano più frequentemente nei giorni/settimane seguenti alla somministrazione, ma per effetti più rari ma anche più gravi bisogna spesso attendere anche mesi/anni come ad esempio una anomala stimolazione del sistema immunitario che può causare complicazioni anche gravi come scatenare una malattia autoimmune. Poi c’è l’analisi dell’efficacia del vaccino, anche questa richiede mesi se non anni per confermare una efficacia duratura. Va capito se l’immunità persiste nel tempo“, spiega il virologo.
Dunque per avere un buon vaccino ci vuole tempo ed è proprio ciò che manca. “Andiamo di fretta, stiamo producendo un vaccino di massa sapendo che l’efficacia non sarà probabilmente garantita sul lungo periodo”. Se e quanto a lungo ci proteggerà dal Covid è la scommessa ed i segnali non sono rallegranti: “Questa settimana sono stati pubblicati due grossi studi sulla durata degli anticorpi sviluppati da chi è stato ammalato. Entrambi concordano su un punto: dopo 3 mesi una buona parte dei pazienti perde gli anticorpi. Non sappiamo ancora se non si è più protetti del tutto o se restano altre forme di immunità cellulare. Sono tutte domande aperte che vengono ora studiate, anche in Ticino, sui malati e su chi viene vaccinato”.

Mascherine anche in negozi e uffici

Se il vaccino dovesse funzionare, ci sono altre tappe importanti: produzione di massa, approvvigionamento a tutti i paesi, definire il prezzo, trovando (si spera) una forma di compensazione tra Paesi poveri e ricchi. “È un processo molto complesso che prende tempo. A Natale sarà difficile avere un vaccino”, ribadisce il medico. Intanto meglio puntare sulle misure di distanziamento e di protezione che ormai tutti conosciamo: “Le mascherine andrebbero rese obbligatorie anche in uffici e negozi, spero che le autorità facciano questo ulteriore passo”, precisa.  

Pericoloso  parlare di vaccino entro l'anno

Affermare che si avrà un vaccino per il Covid-19 entro fine anno "è un grave disservizio per il pubblico", che addirittura "potrebbe danneggiare la lotta alla pandemia". Lo ha affermato, in un'intervista alla Harvard Business Review, Kenneth Frazier, Ceo della società farmaceutica Merck. Sentendo parlare di un vaccino a breve termine, afferma Frazier, il pubblico potrebbe ignorare le misure di distanziamento.Gli ostacoli, precisa, che ha un candidato vaccino in sviluppo che è ancora in fase preclinica, sono sia di tipo scientifico che logistico. “Tipicamente servono diversi anni per lo sviluppo, noi abbiamo ottenuto il via libera al nostro vaccino per la parotite in quattro anni, un record, e quello per Ebola ha impiegato cinque anni e mezzo - spiega -. Negli ultimi 25 anni le compagnie farmaceutiche hanno sviluppato solo sette vaccini veramente nuovi”. 

 “Ottimo se avessimo un vaccino, ma non va abbassata la guardia sulle misure quotidiane di ogni cittadino”, conclude il dottor Garzoni. 

L'appello di cento scienziati: 'Fate i test con virus su volontari' 

Più di 100 scienziati internazionali, tra cui 15 premi Nobel, sono scesi in campo ieri con un proposta sulle sperimentazioni tesa a velocizzare la messa a punto di un vaccino anti Covid-19: in una lettera chiedono al governo americano di autorizzare i cosiddetti 'human challenge trial', nei quali volontari sani vengono infettati con il virus. Nella letta aperta al direttore dei National Institutes of Health (Nih) Francis Collins, gli scienziati - tra cui figura il direttore del programma per la ricerca del vaccino anti Covid-19 di Oxford - sostengono che queste sperimentazioni sono 'efficaci', in quanto danno rapidamente una risposta sulla capacità del vaccino di prevenire la malattia. Secondo questa procedura i volontari ricevono prima una dose del vaccino allo studio e poco dopo vengono contagiati con il virus stesso. Si può così verificare in tempo reale se il vaccino ha fatto scattare l'auspicata immunità al microrganismo patogeno. La lettera - pubblicata dall'organizzazione '1 Day Sooner', che sostiene questo tipo di sperimentazione - è stata sottoscritta anche da 2.000 possibili, futuri volontari. Fra gli autori della lettera aperta ci sono esperti di diverse discipline, come epidemiologi, ricercatori, immunologi, medici, accanto a economisti e filosofi. 

 

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) era intervenuta sul tema a maggio, pubblicando le linee-guida in cui aveva fissato i criteri chiave per rendere sperimentazioni di questo tipo "eticamente accettabili". Poche settimane fa però, membri del gruppo di ricercatori dei Nih che sta lavorando al vaccino anti Covid-19, si erano espressi contro questo tipo di test, giudicando inaccettabile l'ipotesi di "anche una sola morte o di un solo caso di malattia grave", scatenate da queste sperimentazioni.

 

 

 

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