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Una professione d'importanza sistemica, secondo Marina Carobbio (Ti-Press)
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10.06.2020 - 17:030

Dagli Stati un progetto per mitigare la carenza d'infermieri

I 'senatori' hanno accolto oggi un disegno di legge quale controprogetto indiretto all'iniziativa popolare 'Per cure infermieristiche forti'

Agli applausi devono ora seguire i fatti. È sulla base di questo leitmotiv che oggi il Consiglio degli Stati ha deciso di sottoscrivere un progetto volto a mitigare la carenza di infermieri rendendo questa professione più attrattiva.

Il disegno di legge, concepito quale controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Per cure infermieristiche forti", prevede di lanciare una campagna di formazione allo scopo di assicurare le nuove leve. Inoltre, attribuisce al personale infermieristico maggiori competenze, così da accrescere l'attrattiva della professione.

I Cantoni sarebbero chiamati a definire il numero di posti di formazione che gli ospedali, le case di cura e le organizzazioni Spitex sono tenuti a mettere a disposizione. Quale contropartita, la Confederazione dovrebbe mettere a disposizione circa 400 milioni di franchi - di cui 369 per i Cantoni) per un periodo di otto anni.

Questi fondi saranno impiegati per rafforzare la filiera formativa e per sostenere gli studenti. Il Nazionale si era pronunciato per un sostegno maggiore (100 milioni supplementari). Globalmente, assieme ai contributi dei cantoni, la somma a disposizione è di circa un miliardo, ciò che dovrebbe consentire un aumento dei diplomi da 2700 a 4300 all'anno.

Carenza di infermieri

Difficile oggi trovare una voce fuori dal coro che non abbia speso parole di elogio e ringraziamento per una categoria, quella del personale sanitario, impegnata in prima fila contro la pandemia di coronavirus.

Nel suo intervento, Marina Carobbio Guscetti (PS/TI), medico e membro del comitato d'iniziativa, ha ricordato il ruolo cruciale svolto da infermieri e infermiere nel corso della pandemia, una categoria rimasta al fronte, talvolta senza nemmeno materiale di protezione a sufficienza.

Purtroppo c'è voluta questa pandemia per riconoscere l'importanza sistemica di questa professione, secondo la "senatrice" ticinese. La crisi ha inoltre messo in evidenza la dipendenza della Svizzera dall'estero, rendendo più acuta che mai la necessità di intervenire in un settore che conosce una forte carenza di personale - questa primavera erano vacanti 11 mila impieghi ha sostenuto la ticinese - mentre molte persone formate lasciano il lavoro (si parla del 45%, ossia 2400 soggetti all'anno) perché non sempre ben remunerato, ma anche perché assai usurante.

Nei prossimi dieci anni questo problema si farà pressante: mancheranno infatti 65 mila infermieri. Oltre a migliori condizioni di lavoro, il personale - soprattutto donne - chiede anche una maggiore valorizzazione del proprio lavoro. Un personale ben formato farà diminuire i costi della salute.

Quasi mezzo miliardo

Il controprogetto elaborato dal Nazionale prevede uno stanziamento di 469 milioni per otto anni. La Confederazione dovrà sostenere finanziariamente i Cantoni che concedono un contributo agli studenti in cure infermieristiche. La sinistra avrebbe voluto obbligare i Cantoni a pagare, ma questa proposta è stata respinta con 32 voti a 13.

I Cantoni dovranno però fornire contributi alle rispettive scuole universitarie. Questi mezzi devono garantire un'adeguata offerta di posti di formazione per gli studenti.

Più competenze

Con 32 voti a 10, la Camera dei Cantoni si è pronunciata anche a favore del rafforzamento delle competenze degli infermieri. Questi ultimi dovrebbero poter prestare determinati tipi di cure senza prescrizione medica, fatturando direttamente questo servizio agli assicuratori.

Tuttavia, per poterlo fare, sarà necessario accordarsi preventivamente con gli assicuratori, secondo i "senatori", che diversamente dal Nazionale hanno voluto aggiungere questa precisazione (28 voti a 16). Il governo definirà le prestazioni che potranno essere fornite da un'infermiera su prescrizione medica e quelle che potranno esserlo senza il benestare del dottore.

Per Carobbio Guscetti, questa condizione ulteriore rappresenta un allentamento dell'attuale obbligo contrattuale che non difficilmente convincerà i promotori dell'iniziativa a ritirare il loro progetto.

Una minoranza si è opposta, assieme al ministro della sanità Alain Berset, alla possibilità concessa agli infermieri di fatturare direttamente le prestazioni alle casse malattia. Si temono infatti costi supplementari per oltre 100 milioni. Berset ha messo in guardia dall'allungare ulteriormente la lista dei prestatori di cure.

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