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08.06.2020 - 20:56

Pigioni commerciali, il Parlamento vuole uno sconto del 60%

Il compromesso passa di misura anche al Consiglio degli Stati. Il ministro dell'economia Guy Parmelin: progetto pronto solo in dicembre.

Ai ristoratori e ai commercianti che questa primavera non hanno potuto lavorare a causa del lockdown verrà condonato il 60% dell'affitto. Così vuole una maggioranza del Parlamento. Oggi anche il Consiglio degli Stati ha approvato (per il rotto della cuffia: 20 voti a 19 e 4 astenuti) il compromesso confezionato dalle Camere, che ancora a inizio maggio - durante la sessione straordinaria dedicata alla pandemia - non erano riuscite a trovare un'intesa. A malincuore il Consiglio federale, restio a mettere il naso in un ambito regolato da contratti tra privati, dovrà ora mettersi al lavoro.  L’Associazione Svizzera Inquilini (Asi) chiede di fare in fretta: vorrebbe che la legge di durata determinata fosse pronta già nella prossima sessione e venga dichiarata urgente, in modo che entri subito in vigore e che gli aiuti possano giungere in tempi brevi agli interessati.

L'atto parlamentare sul tavolo dei 'senatori' era identico a quello accolto la scorsa settimana dal Consiglio nazionale, pure con una risicata maggioranza (98 voti a 84 e 12 astenuti). Lo sconto previsto vale per tutto il periodo in cui è stata ordinata la chiusura da parte delle autorità, fino a un tetto massimo di 20mila franchi. Le spese accessorie vanno pagate integralmente. Per chi ha dovuto soltanto ridurre la propria attività, il 'condono' vale per un massimo di due mesi. Eventuali intese già concluse tra le parti devono rimanere valide. Per le pigioni comprese tra 15 e 20mila franchi, le parti - affittuario e proprietario - possono decidere di non applicare il disciplinamento (clausola opt-out). Previsto anche un fondo da 20 milioni di franchi per i casi di rigore.

Politica dentro o fuori?

Per Thomas Minder (indipendente/Sh), la politica dovrebbe restare fuori. I proprietari, ha spiegato, sono sufficientemente intelligenti da capire che con una posizione intransigente spingerebbero i loro inquilini in una situazione ancora più difficile. La mozione è una cattiva soluzione e arriva troppo tardi, gli ha fatto eco l'altro sciaffusano Hannes Germann (Udc). Un referendum contro il progetto di legge non è escluso. Uno Stato di diritto non dovrebbe immischiarsi retroattivamente in relazioni contrattuali, ha affermato Martin Schmid (Plr/Gr). 

La mozione propone una via non burocratica per risolvere il problema, ha ribattuto Christian Levrat (Ps/Fr) a nome della commissione preparatoria. La soluzione è mirata: ha come obiettivo di sgravare i commerci, non gli studi legali, né i negozi di lusso. Un sondaggio dell'associazione di categoria Swiss Retail Federation ha mostrato che i quattro quinti dei suoi affiliati non hanno ancora trovato una soluzione per quanto riguarda gli affitti.

Adèle Thorens Goumaz (Verdi/Vd) ha parlato di una soluzione sussidiaria. Una soluzione che verrà attuata soltanto se non sarà stato possibile trovarne una amichevole tra le parti. L'obiettivo della mozione è di evitare un'ondata di cause, ha detto da parte sua Carlo Sommaruga (Ps/Ge), presidente dell'Associazione svizzera inquilini (Asi).

A settembre o in dicembre?

Tocca ora al Consiglio federale, contrario a una soluzione nazionale calata dall'alto, mettersi all'opera. Con la riapertura, la situazione andrà via via migliorando, ha affermato il consigliere federale Guy Parmelin. Il ministro dell'economia si è chiesto se una soluzione a livello nazionale sia necessaria. "I Cantoni potrebbero risolvere il problema più velocemente", ha aggiunto. A suo avviso, un progetto potrebbe giungere sui banchi del Parlamento solo in dicembre.

L'Asi vuole accelerare i tempi. Secondo il suo presidente Carlo Sommaruga, gli interessati non possono aspettare ancora molto. Molti ristoranti, saloni di parrucchiere e altri commerci necessitano urgentemente di un sostegno per evitare il fallimento, si legge in una nota diramata in serata dall'associazione.

 

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