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30.04.2020 - 05:50
Aggiornamento: 09:02

Suter: 'Abbiamo ottenuto più di quanto speravamo'

Il Consiglio federale ha deciso che ristoranti e bar potranno riaprire già l'11 maggio. Il presidente di GastroTicino è sollevato.

Il settore della ristorazione era rimasto a bocca asciutta due settimane fa. Annunciando la sua strategia di deconfinamento graduale, il Consiglio federale non l’aveva nemmeno menzionato. Tutto sembrava perciò rimandato a data da destinarsi, in ogni caso a dopo l'8 giugno. Non sarà così. Da oggi anche il settore ’gastro’ ha una prospettiva: l’esecutivo federale, marcato stretto da GastroSuisse nelle ultime settimane, ha deciso che ristoranti e bar potranno riaprire l'11 maggio. Lo potranno fare - potendo così approfittare della Pentecoste e dell’Ascensione - nel rispetto di severe condizioni: in una prima fase saranno ammessi a un tavolo al massimo quattro persone o due genitori accompagnati dai propri figli; tutti gli ospiti dovranno essere seduti e tra i diversi gruppi andrà mantenuta una distanza di due metri o apposti elementi di separazione. Massimo Suter non nasconde la sua soddisfazione: “Sono sollevato. La decisione pone fine all’incertezza che ci stava logorando. E sono fiducioso: i danni subiti con la chiusura potranno almeno in parte essere compensati da quest’apertura già l'11 maggio”, dice alla ’Regione’ il presidente di GastroTicino.

Signor Suter, il Consiglio federale ha optato - nelle sue stesse parole - per una “cauta apertura” del settore a partire dall'11 aprile. Anche lei la definirebbe così?

Sì, per quanto riguarda le modalità. Ci saranno delle limitazioni, delle regole da seguire. Come l’obbligo per i clienti di sedersi. Non si potrà ad esempio bere il caffè al bancone. E la sera niente ’disco’ o movida col mojito. Una parte della ristorazione sarà in difficoltà.

Anche chi fa catering.

Sì, anche se loro subiscono piuttosto gli effetti del divieto di assembramenti con più di cinque persone. Già prima non si potevano fare banchetti e standing-dinner con grandi numeri.

Come giudica le limitazioni imposte?

Guardi, abbiamo ottenuto più di quanto speravamo. Le previsioni erano ben peggiori. Quindi va bene così. La soluzione non è ideale, ma è la meno cattiva. Una limitazione del numero di clienti sarebbe stata peggio.

In che senso?

Con le restrizioni decise oggi dal Consiglio federale, io so perfettamente - in base alla superficie del mio locale - qual è il numero massimo di persone che posso servire. Nell’altro caso, invece, avrei avuto una limitazione anche laddove avrei potuto servire un maggior numero di clienti. Le regole stabilite dal governo le vediamo positivamente. Non sono difficili da applicare. E soprattutto sono facili da controllare. Perché qualcuno verrà a controllarne il rispetto.

Il Consiglio federale dice che deciderà il 27 maggio su “ulteriori allentamenti” di queste regole. Cosa s’aspetta?

Dubito che a breve vi saranno ulteriori allentamenti. Credo che l’estate la passeremo con quattro persone al tavolo, a due metri di distanza l’una dall’altra. Non dimentichiamo poi che senza grandi manifestazioni (vietate fino a fine agosto, ndr), al nostro settore viene a mancare un importante indotto. Significa anche che le persone continueranno ad avere rispetto per la malattia, quindi il ritorno alla normalità non avverrà a breve termine.

Aprire a mezzo servizio converrà?

Probabilmente qualcuno sceglierà di tener chiuso. Io però le dico una cosa (in dialetto, ndr): “Piuttosto che niente, meglio piuttosto”. Credo che molti, anche se magari a denti stretti, accetteranno questo compromesso e lo metteranno in pratica.

Le indennità per lavoro ridotto continueranno a essere versate e dipenderanno dal 'grado' effettivo di apertura/chiusura dei locali. Soddisfatto?

Adesso noi sappiamo che possiamo riaprire l'11 maggio. Ma non sappiamo quale sarà la risposta del cliente. Quest’incognita si rifletterà sull’impiego del numero di collaboratori. Il lavoro ridotto è stato prolungato fino alla fine di settembre. A quella data lo si potrà prolungare di altri sei mesi. Si tratta di una garanzia, sia per i collaboratori che per gli imprenditori.

Il concetto di sicurezza per il settore è di competenza della Segreteria di Stato dell’economia, che suggerisce di indossare una mascherina protettiva - sia nel servizio ai tavoli che in cucina - se la distanza minima non può essere mantenuta. Cosa ne pensa?

Le regole esatte saranno riprese nel Piano di protezione settoriale, che è appunto in dirittura d’arrivo: sarà ancora affinato con le autorità e quindi inviato ai soci il prima possibile. Penso che anche per il nostro settore varrà la regola generale: laddove la distanza sociale non potrà essere garantita, bisognerà indossare la mascherina. Non è l’ideale: non sarà facile, soprattutto per chi lavora anche all’esterno, sulle terrazze, d’estate. Ma se compromesso deve essere... ci adegueremo.

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