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09.03.2020 - 21:030

Terrorismo, 'senatori' più severi del Consiglio federale

Il Consiglio degli Stati approva le nuove misure preventive di polizia. Previste anche pene detentive fino a 10 anni.

Obbligo di presentarsi a un posto di polizia a determinati orari, divieto di lasciare la Svizzera e confisca del passaporto; proibizione di lasciare o accedere a un luogo e di entrare in contatto con talune persone; e arresti domiciliari, benché come ultima ratio, solo contro persone particolarmente pericolose e previa nullaosta dell'Ufficio federale di polizia (Fedpol), oltre che di un tribunale. Sono questi i principali "strumenti preventivi" di cui la polizia in futuro deve potersi dotare per gestire i "potenziali terroristi" al di fuori di un procedimento penale. Ieri sera in Parlamento è arrivato un primo 'sì' al pacchetto approntato dal Consiglio federale. Una comoda maggioranza (35 voti contro 5 e 2 astenuti) del Consiglio degli Stati ha sostanzialmente seguito la linea tracciata dal governo, decidendo però (con 35 voti e 8 astenuti) di inasprire rispetto all'esecutivo le sanzioni previste nell'ambito di una revisione del Codice penale (Cp). Solo alcuni esponenti della sinistra - latori delle critiche espresse negli scorsi giorni dalla piattaforma svizzera delle Ong per i diritti umani - si sono opposti. Invano. Il dossier va ora al Nazionale.

A far discutere è stato in particolare uno di questi strumenti: gli arresti domiciliari. I contrari a una tale misura hanno tentato inutilmente di convincere il plenum che la stessa è incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La maggioranza, d'accordo con l'esecutivo, ha stabilito tuttavia alcune eccezioni: i potenziali terroristi potranno lasciare il loro domicilio non solo per motivi di salute, ma anche per ragioni di lavoro, di formazione e per adempiere agli obblighi famigliari. La commissione preparatoria avrebbe voluto che il provvedimento potesse essere prorogato di volta in volta di tre mesi, senza alcuna limitazione di durata. Il plenum ha preferito però seguire la proposta meno severa dell'esecutivo (due proroghe di tre mesi ciascuna, poi basta). Tutte le altre misure, invece, sono limitate a sei mesi e possono essere prorogate una sola volta per altri sei mesi. 

Misure applicabili già dai 12 anni

Il divieto di lasciare la propria abitazione può essere disposto per persone a partire dai 15 anni di età. Tutte le altre misure sono applicabili per contro già dal dodicesimo anno d'età. Il 'verde ' Mathias Zopfi (Gl) ha chiesto di portare la soglia a 18 anni. Quasi nessuno ha raccolto il suo invito. Recentemente, la Rete svizzera diritti del bambini aveva ricordato ai membri della commissione preparatoria "il primato dell'interesse superiore del bambino" e chiesto che le misure preventive di polizia previste non fossero utilizzate contro i minori. 

In precedenza, il Consiglio degli Stati aveva adottato con 35 voti favorevoli e 8 astenuti anche una nuova norma che punisce il reclutamento, l'addestramento e i viaggi a fini terroristici, incluse le relative operazioni di finanziamento. Le modifiche attuano pure la Convenzione e il Protocollo addizionale del Consiglio d'Europa per la prevenzione e la lotta al terrorismo. La revisione comporta anche un adeguamento dell'attuale norma penale sull'organizzazione criminale (art. 260ter Cp), introdotta negli anni Novanta soprattutto per lottare contro le organizzazioni di stampo mafioso. In futuro la norma penale dovrebbe applicarsi dunque anche alle organizzazioni terroristiche. Con 30 voti contro 13 e 2 astenuti, la maggioranza della Camera dei Cantoni ha deciso che la partecipazione e il sostegno a organizzazioni sia terroristiche che criminali potranno essere puniti con una pena detentiva fino a 10 anni. Una minoranza auspicava invece - come il Consiglio federale - una differenza per organizzazioni criminali (fino a cinque anni) e organizzazioni terroristiche (fino a 10 anni).

Uno dei tre 'pacchetti'

Ufficialmente, il livello della minaccia terroristica in Svizzera resta "elevato". Ad esercitarla, questa minaccia, sono cosiddetti "potenziali terroristi'. Ce ne sono diversi di diversi tipi: reclutatori che sul web cercano adepti per organizzazioni terroristiche, combattenti di ritorno dalla Siria o dall'Iraq, jihadisti condannati in Svizzera e ormai a piede libero dopo aver scontato la pena, e via dicendo. Negli ultimi anni a destare scalpore sono stati in particolare alcuni casi (come quello dei tre iracheni condannati anni fa dal Tribunale penale federale di Bellinzona) di persone scarcerate ma ancora radicalizzate che, per diverse ragioni, non possono essere rinviate nel loro Paese d’origine. Oggi la polizia non può fare granché per evitare che nuocciano: manca infatti la base legale. È questa lacuna giuridica che ora viene a colmare la legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (Mpt), approvata ieri dal Consiglio degli Stati. Le misure previste dalla Mpt servono a gestire questi "potenziali terroristi". Sono da adottare quando una persona costituisce una minaccia ma non vi sono indizi sufficienti per l'apertura di un procedimento penale. Possono essere ordinate a titolo preventivo, ossia prima dell'avvio di un procedimento penale, dopo l'esecuzione della pena o, in determinati casi, anche durante un'inchiesta penale. La Mpt è uno dei tre pacchetti di misure annunciate dal Consiglio federale nel 2017. Nel novembre di quell'anno è stato adottato il Piano nazionale d’azione per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento (Pan), che contempla provvedimenti di prevenzione e reintegrazione. Il secondo pacchetto, pure accolto ieri dalla Camera dei Cantoni, è destinato invece a potenziare il dispositivo di diritto penale contro il terrorismo.

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