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03.03.2020 - 23:16

Quando aiutare diventa punibile

Amnesty: il 90% dei condannati agisce per solidarietà. Oggi il Consiglio nazionale dibatte l’iniziativa per sanzioni solo nei confronti di chi ne approfitta

Circa il 90% delle persone condannate per incitazione all’entrata o al soggiorno illegale hanno agito “per motivi onorevoli”. Di conseguenza Amnesty International chiede di modificare l’attuale legge sugli stranieri, affinché vengano punite solo “le persone che traggono profitto” dall’aiuto ai rifugiati. Proprio oggi il Consiglio nazionale dibatterà su un’iniziativa parlamentare in questo senso. Il cosiddetto ‘reato di solidarietà’ ha fatto parecchio discutere anche in Ticino con la vicenda che vede coinvolta l’ex granconsigliera del Ps Lisa Bosia Mirra: lo scorso novembre è stata condannata dalla Corte d’appello e revisione penale di Locarno a una pena pecuniaria di 2’200 franchi per aver aiutato una ventina di eritrei e siriani a passare il confine. Il tribunale ha tuttavia riconosciuto a Bosia Mirra di aver agito per motivi onorevoli, riducendole così la sanzione.

Nel 2018, 'reato di solidarietà' per quasi 900

Già allora Amnesty International aveva chiesto di “smettere di perseguire e condannare gli atti di solidarietà”. Da parte sua la Lega dei Ticinesi aveva espresso “sconcerto” per la sentenza e paventato “un grave rischio di ritorno del caos dell’asilo”. A causa di due ricorsi (uno della Procura e l’altro della difesa di Bosia Mirra) inoltrati al Tribunale federale, saranno proprio i giudici di Losanna a esprimersi definitivamente sul caso. Insomma, allo stato attuale, in Svizzera viene punito chiunque inciti all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale di rifugiati in Svizzera (articolo 116 della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione), anche se spinto da motivi umanitari. E da un rapporto pubblicato ieri da Amnesty international, emerge che nel 2018 sono state 972 le persone condannate per tale reato. “Tuttavia, solo 32 casi riguardavano realmente passatori o persone che traevano profitto da questa attività”, si legge in una nota. Inoltre, vi sono state “58 sentenze legate ad attività rimunerate illegali”. Il resto delle condanne – dunque quasi 900 – riguarda persone che hanno agito “per solidarietà, compassione, dovere familiare o nell’ambito del matrimonio”. 

'Svizzera sempre più un caso particolare'

Per Amnesty International la Svizzera è quindi “sempre più un caso particolare”. Questo perché Francia, Germania, Italia e Austria, così come altri Paesi europei, “prevedono un’esenzione di pena in caso di motivi umanitari per quel che riguarda l’aiuto al soggiorno illegale”: vengono condannati solo coloro che da queste attività traggono un profitto personale. L’organizzazione chiede dunque al parlamento di modificare la legge federale sugli stranieri per far sì che vengano sanzionati solo coloro che agiscono per motivi economici, prevedendo quindi eccezioni per chi aiuta i rifugiati e altre persone vulnerabili per ragioni umanitarie. Ed è proprio ciò che chiede un’iniziativa parlamentare della ‘senatrice’ ginevrina dei Verdi Lisa Mazzone, che sarà discussa proprio oggi in Consiglio nazionale. Così come Amnesty international, anche la deputata denuncia la “criminalizzazione dell’aiuto apportato alle persone bisognose”.

Attenuanti per motivi onorevoli

Mazzone ricorda che il Codice penale prevede un’attenuante se i motivi dell’assistenza sono considerati onorevoli, ma resta il fatto che l’imputato viene comunque condannato. Come è del resto successo a Lisa Bosia Mirra. La ginevrina sottolinea inoltre che “questa criminalizzazione” è contraria al diritto internazionale che tutela persone e associazioni attive nella protezione dei diritti umani e persegue, invece, penalmente “chiunque tragga un vantaggio finanziario o materiale dal traffico di migranti”, si legge nella motivazione al testo.

La commissione dice no

La commissione competente, lo scorso novembre, ha tuttavia proposto – con 15 voti a 8 – al Nazionale di respingere l’iniziativa parlamentare. Questo proprio perché i giudici applicano il principio di proporzionalità, rinunciando così a infliggere sanzioni pesanti se gli autori hanno agito per motivi umanitari. A sostegno dell’iniziativa di Mazzone si è invece schierata – oltre Amnesty International e Solidarité sans frontières, che hanno raccolto quasi 30mila firme con una petizione – la Conferenza dei vescovi, secondo cui aiutare i migranti che si trovano illegalmente in Svizzera non dovrebbe essere considerato un reato. 

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