Al lavoro (Keystone)
Svizzera
24.02.2020 - 21:520

Votazioni federali, 'il lavoro prima di tutto'

Sindacati agguerriti contro l’iniziativa anti-libera circolazione dell’Udc sulla quale la popolazione si esprimerà il prossimo 17 maggio

L’approvazione dell’iniziativa ‘per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)’, promossa dall’Udc, smantellerebbe la protezione dei salari, peggiorerebbe le condizioni di lavoro e isolerebbe la Svizzera. È quanto ritengono i sindacati, che ieri hanno lanciato la loro campagna. Unione sindacale svizzera (Uss) e Travail.Suisse non baderanno a spese: avranno infatti a disposizione un budget di 300-500mila franchi, che servirà tra l’altro a finanziare l’invio a tutti i fuochi di un apposito giornale. Si vota il 17 maggio. 

Maillard (Uss): 'Un attacco a tutti i lavoratori'
L’iniziativa è un «attacco a tutti i lavoratori», ha dichiarato in conferenza stampa a Berna il presidente dell’Uss, Pierre-Yves Maillard. L’obiettivo dei promotori – ha spiegato – è «sostituire i contratti collettivi (Ccl) e i controlli salariali con una concorrenza feroce da parte di tutti contro tutti». Anche la presidente di Unia, Vania Alleva, ha messo in guardia: in caso di ‘sì’, i Ccl e i salari minimi non potranno più essere controllati e imposti come lo sono finora. Ciò significherebbe la fine del principio del «salario svizzero per il lavoro svolto in Svizzera».

Passasse l'iniziativa, a repentaglio la protezione dei salari
Con l’entrata in vigore degli Accordi bilaterali, secondo Travail.Suisse e Uss, sono stati compiuti progressi sostanziali. Grazie alle misure di accompagnamento,  salari e condizioni di lavoro sono sistematicamente monitorati dai partner sociali. Ciò permette di smascherare e punire gli abusi e i salari troppo bassi possono essere corretti verso l’alto. È inoltre possibile introdurre salari minimi anche nei settori in cui gli stipendi sono sotto pressione. L’accettazione dell’iniziativa metterebbe a repentaglio l’intero modello, che è stato definito «il più importante ed efficace sistema di protezione dei salari di tutta Europa».

Secondo i sindacati, un 'sì' sarebbe la fine delle relazioni con l'Ue
Un ‘sì’ porrebbe inoltre fine alle relazioni bilaterali con l’Ue, il più importante part­ner commerciale della Svizzera, è stato sottolineato, ricordando che gli scambi con l’Ue offrono sbocchi per prodotti e servizi svizzeri di alta qualità. Secondo i sindacati, l’accettazione dell’iniziativa metterebbe anche fine all’integrazione della Svizzera in importanti programmi internazionali, per esempio nei settori dell’istruzione e della ricerca. «Le misure per migliorare la conciliazione tra lavoro e vita privata, per promuovere l’istruzione e la formazione continua e per fornire prestazioni transitorie ai disoccupati anziani sono il modo migliore per garantire che la libera circolazione delle persone vada a beneficio di tutta la popolazione», ha affermato Adrian Wüthrich, presidente di Travail.Suisse.

A rischio l'intero pacchetto di Accordi bilaterali
L’iniziativa dell’Udc esige che la Svizzera regoli in maniera autonoma l’immigrazione degli stranieri. Se venisse accettata dal popolo, le autorità avrebbero un anno per negoziare la fine dell’accordo con Bruxelles. Se non si dovesse trovare una soluzione, il Consiglio federale dovrebbe uscire dall’intesa nel mese successivo, col rischio di far cadere l’intero primo pacchetto di Accordi bilaterali.

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