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Ultimo aggiornamento: 19.09.2019 19:54
Roberto Cirillo ieri a Cadenazzo (Ti-Press)
Svizzera
22.08.2019 - 19:100

Posta, gli uffici diminuiranno ma si assumerà nell'informatica

Il neo Ceo del gigante giallo Roberto Cirillo ha confermato a Cadenazzo che la strategia dell'azienda non cambierà a breve

La riduzione degli uffici postali proseguirà come previsto entro la fine del 2020. Il nuovo direttore generale della Posta Roberto Cirillo ha confermato ieri durante una conferenza stampa al centro pacchi Cadenazzo che la strategia dell’azienda non cambierà a breve termine. Il ceo ticinese ha però anche annunciato la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore informatico a Bellinzona e Neuchâtel.
Resta il fatto che, in particolare in Ticino, vi sono ancora molte persone che non accettano la prevista chiusura di diversi uffici postali (dovrebbero essere 48 entro la fine del 2020). Come si concilia quindi la «dedizione assoluta al servizio pubblico» – parole usate dal nuovo ceo in carica da 20 settimane durante l’incontro con i media – con queste chiusure? «La dedizione al servizio pubblico – precisa Cirillo a ‘laRegione’ a margine della conferenza stampa – significa portare i servizi della Posta a tutta la popolazione e alle imprese. E questo oggi lo facciamo meglio rispetto agli anni passati». Il direttore generale ha constatato di persona in questi ultimi mesi che sono sempre meno le persone che si recano negli uffici postali. E ciò genera «locali vuoti» che «non sono più al passo con i bisogni della popolazione». Per questo motivo si rende quindi necessaria una «trasformazione» degli uffici. 
Ciò non significa però, secondo Cirillo, allontanarsi dalla popolazione. Al contrario:  «Noi ci dedichiamo al 100% a offrire un servizio che si avvicini addirittura sempre di più alla popolazione: abbiamo aumentato i punti di accesso in maniera significativa e abbiamo portato i servizi molto più vicino (addirittura nelle case) ai nostri cittadini. La dedizione è al servizio pubblico e non nei confronti di quattro mura vuote».
Che i punti di accesso siano aumentati è innegabile (dovrebbero diventare 4’200 nel 2020, mentre gli uffici postali dovrebbero ridursi a 800-900). C’è però anche chi questa trasformazione non la accetta, non riuscendo a capire perché il ‘suo’ ufficio postale debba chiudere. «Da un lato è comprensibile – ammette il direttore generale –. Ciò deriva dall’attaccamento della popolazione al simbolo della Posta, vista come un locale o un luogo dove andare. La nostra esperienza ci dice però che nella stragrande maggioranza dei casi nei quali abbiamo introdotto nuovi punti di accesso automatici, filiali in partenariato o altri servizi diretti a domicilio, la popolazione è assolutamente deliziata da questa offerta». 
Secondo il ceo queste nuove possibilità di usufruire dei servizi postali comporta anche vantaggi non irrilevanti: «In questo modo si prolungano gli orari di apertura, si permette di accedere a servizi direttamente a casa come ad esempio i pagamenti a domicilio: non c’è più bisogno di andare fino in Posta per farli, visto che vengono portati fino sulla porta di casa. Se questo non è un servizio moderno, non saprei cosa altro potrebbe essere. E, ribadisco, per questo servizio non sono necessario quattro mura». 
Un’altra preoccupazione riguarda la soppressione di posti di lavoro con la chiusura degli uffici postali. D’altro canto, va detto, da quanto è stato annunciato ne saranno generati altri ad esempio a Bellinzona. «Dobbiamo dare una prospettiva a medio-lungo termine ai nostri collaboratori – prosegue Cirillo –. Un prospettiva si crea generando posti di lavoro che hanno un futuro e che rispondono ai bisogni concreti di oggi e dei prossimi dieci, venti anni. La trasformazione degli uffici postali viene fatta naturalmente con un occhio di riguardo a soluzione socialmente compatibili. Ma ciò che è più importante è la volontà della Posta di investire in maniera decentralizzata, creando ad esempio centri di competenza, anche in altri luoghi che non siano Berna, che permettono ad esempio a giovani laureati in informatica di lavorare anche in Ticino».
Ma concretamente quanti saranno i nuovi posti di lavoro a Bellinzona? «Non posso fare cifre oggi, perché è stata una decisione soprattutto strategica presa con la direzione informatica della Posta. Ma non saranno certamente irrilevanti», conclude il direttore generale.

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