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15.07.2019 - 12:460

Elezioni e big data, partiti poco trasparenti

I dati personali seminati in rete dai cittadini sono una miniera, l'Incaricato federale sulla protezione dei dati richiama i partiti svizzeri all'obbligo di non abusarne

Non è più un segreto per nessuno: anche i partiti politici svizzeri puntano ormai sui "big data". La Confederazione li ha resi attenti ai loro doveri riguardo al trattamento dei dati personali degli elettori, ma sussistono zone d'ombra sulla raccolta di queste informazioni.

Già nel 2017, il Consiglio d'Europa aveva messo in questione la legalità delle banche dati che consentono di valutare le preferenza politiche dei cittadini: "Possono facilmente dare adito a massicce violazioni di dati", indicava un suo studio sull'uso di internet nell'ambito di campagne elettorali. La stessa preoccupazione si può avvertire anche in Svizzera in questo anno elettorale.

Lo scorso giugno, l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza Adrian Lobsiger ha ricordato ai partiti i loro obblighi: ha pubblicato una check-list di dieci domande e ha aggiornato le sue "Linee guida" riguardanti il "trattamento digitale dei dati personali dei cittadini in relazione a elezioni e votazioni".

L'Incaricato ha rammentato in particolare ai partiti il dovere di informare in modo completo i visitatori dei loro siti sul trattamento dei loro dati. Se gli interessati utilizzano i Social Plugins di Facebook – funzioni che consentono loro di recuperare informazioni sulle reti degli utenti – sono tenuti a garantire che il tracciamento e la trasmissione dei dati abbia il consenso delle persone interessate.

Trasparenza

Un rapido sondaggio sui siti web dei cinque principali partiti svizzeri mostra la loro politica di protezione dei dati. Il link, solitamente situato a piè di pagina, fornisce gli strumenti di analisi utilizzati come Google Analytics, indica quali dati vengono registrati (indirizzo IP, data, ora, ecc.) e come vengono utilizzati. L'utente può scegliere se fornire o no i propri dati.

Ma questa trasparenza non si è realizzata da sola. Secondo ricerche pubblicate un anno fa dalla rivista online Republik e a fine giugno dalla radio SRF, alcuni partiti svizzeri non hanno rispettato le regole in modo rigoroso. Casi di spionaggio attraverso gli strumenti di Facebook sono stati segnalati per le votazioni sui detective delle assicurazioni sociali o No Billag, secondo Adrienne Fichter, politologa e giornalista a Republik.ch. "La maggior parte dei partiti e dei comitati di supporto, sia a destra che a sinistra, elaborano ancora troppi dati".

La prudenza di Mister dati

Interpellato su queste pratiche illecite denunciate dalla stampa, l'ufficio del responsabile della protezione dei dati adotta un atteggiamento molto cauto. Non intende denunciare pubblicamente gli attori politici in questo anno elettorale per timore che il suo intervento venga sfruttato da altri partiti.

Per l'Incaricato federale, spetta a ciascun partito assumersi le proprie responsabilità nei confronti del pubblico. Mister dati si aspetta che questi importanti attori della democrazia diretta rispettino la legge in modo esemplare.

Sébastien Fanti, responsabile della protezione dei dati del Canton Vallese, è molto critico nei confronti della moderazione osservata a Berna: "I cittadini hanno il diritto di sapere da chi e come vengono manipolati. È dovere di un'autorità per la trasparenza segnalare i cattivi allievi".

Mezzi insufficienti

Il funzionario vallesano ritiene inoltre che i mezzi a disposizione dell'Incaricato federale per individuare le pratiche illegali, che si riducono a raccomandazioni, siano chiaramente insufficienti. "La guida elaborata con i preposti cantonali è un primo passo, ma non permette di frenare le truffe incoraggiate dall'abbagliante ritmo della tecnologia digitale", spiega Fanti.

Le "Linee guida" sono buone ma troppo generali", aggiunge Adrienne Fichter. Esse stabiliscono che i dati devono essere trattati esclusivamente per le finalità indicate quando sono stati raccolti. Tuttavia, i partiti che incaricano le agenzie "vanno a caccia " dei dati personali degli utenti per i loro obiettivi di marketing, che vanno ben oltre, afferma.

Per quanto riguarda i diritti dei cittadini, siamo soltanto agli inizi. Adrienne Fichter e Sébastien Fanti non sono a conoscenza di alcuna azione legale che sia stata promossa finora da un cittadino contro un partito. Secondo il funzionario cantonale, il margine di manovra è molto limitato. Inoltre, un ricorso alle vie legali è costoso e le sanzioni attualmente previste sono irrisorie.

Eppure, il diritto alla non divulgazione dei propri dati personali è essenziale per la qualità dell'informazione. Secondo il Consiglio d'Europa, "la riservatezza tutela la libertà di espressione e facilita il dibattito politico, offrendo agli elettori uno spazio di riflessione e di scelta delle proprie posizioni al riparo da sguardi indiscreti".

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