Basilea
11.04.2019 - 17:290
Aggiornamento : 18:42

Tre anni per reati sessuali su fanciulli in internet

Condannato ex insegnante di scuola media: il 37enne svizzero si spacciava per una ragazza in varie chat room. 250 vittime e 50mila foto

Tra anni di reclusione, di cui uno con la condizionale, è la pena inflitta oggi dal Tribunale penale di Basilea a un ex insegnante di scuola media ritenuto colpevole di ripetuti atti sessuali con fanciulli. Spacciandosi per una giovane ragazza in varie chat room, l'uomo, un 37enne di nazionalità svizzera, è riuscito a farsi mandare foto e video di nudi da ragazzi di meno di 16 anni. Quando è stato scoperto, nel 2014, aveva salvato oltre 50'000 immagini del genere. Alcune le ha anche spedite in piattaforme di scambio porno. La lista delle vittime presentata dall'accusa contiene circa 250 nomi, veri o fittizi. La procura aveva chiesto una pena di reclusione di sei anni e un quarto; la difesa 15 mesi con la condizionale. L'imputato deve fra l'altro continuare la psicoterapia che ha iniziato volontariamente, pagare le spese processuali di 77'000 franchi e una tassa giudiziaria di 10'000. Inoltre, per singoli casi deve pagare indennizzi e risarcimenti, per lo più di qualche migliaio di franchi.

La pena massima per i reati che coinvolgono bambini è di 7,5 anni. In questo caso non si trattava però di fatti estremamente gravi, poiché non è stato commesso un solo reato "hands on": tutto è avvenuto online. Nessuna delle vittime è stata traumatizzata, ha sottolineato il presidente del tribunale. La corte ha quindi stabilito un totale di 3,25 anni, ma ha detratto tre mesi perché le indagini sono durate troppo a lungo. I cinque membri del tribunale penale hanno riconosciuto come punibili 193 casi di atti sessuali sessuali con fanciulli, in parte completati, in parte tentati. È risultato che nessuna vittima avesse meno di 12 anni. Inoltre durante i nove anni e mezzo di reati commessi dall'insegnante alcune vittime hanno superato i 16 anni.

Il presidente della corte ha detto che in circa il dieci per cento dei casi l'uomo ha agito in modo ricattatorio. Tutte le accuse di coazione sono invece cadute in prescrizione; così come la maggior parte di quelle per la produzione di pornografia vietata, ma non per il suo possesso. In 47 casi il tribunale ha abbandonato le accuse perché non erano sufficientemente documentate. Il tribunale ha ritenuto come aggravanti il gran numero di vittime, il lungo periodo di delinquenza, il modo di agire con l'inganno e il fatto che l'uomo abbia conosciuto personalmente nove delle vittime. La corte ha sottolineato che l'imputato ha mostrato "grande energia criminale" in queste azioni già di per sé "molto cattive" per un insegnante. I motivi erano inoltre la mera soddisfazione dei bisogni sessuali e l'esercizio del potere.

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