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28.03.2019 - 06:000

Mali estremi, rimedi no

Estremismo violento, non sono spuntate le armi degli 007 elvetici. Ma il presidente dell'organo di sorveglianza non esclude il rischio che si arrivi tardi

Centinaia di estremisti di destra che – apparentemente indisturbati – fanno propaganda neonazista, inneggiano a Hitler, incitano alla violenza e al razzismo, posano armati sulle reti sociali. Ne ha scritto domenica il ‘SonntagsBlick’, con tanto di foto di xenofobi che hanno postato slogan e pensieri (?) di odio su facebook o Instagram. Alcuni di loro hanno persino reso omaggio al recente attacco alle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Tra questi anche il leader di Basilea del Pnos (Partito degli Svizzeri di orientamento nazionale), che secondo il domenicale compare sotto falso nome.

Le immagini scioccano, le frasi vomitate da questi individui pure. Le une e le altre sollevano interrogativi sulla prassi seguita dall’intelligence e dalle autorità di perseguimento penale elvetiche. Per il ‘SonntagsBlick’ è chiaro: da noi gli estremisti di destra godono di parecchie libertà, mentre quelli di matrice islamista suscitano subito l’interesse dei ‘servizi’. La ragione – spiega il domenicale – è che si fa una netta distinzione tra attività terroristiche ed estremismo violento. In pratica, se un integralista islamico armato esalta su facebook il sedicente Stato Islamico, il Servizio delle attività informative della Confederazione (Sic) può ascoltarne le telefonate, aprire la sua posta e spiare nel suo computer; perché tali attività sono classificate come terroristiche. Gli 007 non sarebbero invece autorizzati a occuparsi, ad esempio, di un ‘neonazi’ con tatuaggi di svastiche che sui ‘social’ inneggia ad Anders Breivik, il norvegese autore del massacro di Utoya (2011). Queste persone sono infatti classificate come estremisti violenti e non come terroristi.

Ma le cose stanno davvero così? Il Sic ha armi spuntate nella lotta all’estremismo violento?

Mandato ‘chiaramente limitato’

«La Legge federale sulle attività informative (Lain), in effetti, non permette alcuna misura tecnica di sorveglianza nell’ambito dell’estremismo violento, al contrario di quanto avviene con il terrorismo. La legge però non dice che non ci possa essere terrorismo di estrema destra o di estrema sinistra (un esempio erano le Brigate Rosse). In un simile caso potrebbero essere impiegate anche le misure tecniche evocate», spiega alla ‘Regione’ il ‘senatore’ Claude Janiak (Ps/Bl), presidente della Delegazione delle Commissioni della gestione (DelCg), l’organo parlamentare che sorveglia l’attività del Sic.

Sorveglianza di cellulari, computer e corrispondenza postale, perquisizioni a domicilio, uso di cimici: la legge entrata in vigore il 1° settembre 2017 concede al Sic nuove possibilità – si chiamano “nuove misure di acquisizione soggette ad autorizzazione” – per contrastare minacce alla sicurezza interna ed esterna dello Stato (terrorismo, spionaggio elettronico e no ecc.). Tra queste minacce figura appunto l’estremismo violento, di destra come di sinistra. Spetta al Consiglio federale designare ogni anno i gruppi da considerare di matrice estremista violenta e prendere atto del numero di estremisti violenti non ancora attribuibili ad un gruppo noto. Nella sua azione volta a individuare tempestivamente e a combattere il fenomeno, il Sic ha tuttavia un margine di manovra “chiaramente limitato”. Perché l’estremismo violento (“nel senso di azioni di organizzazioni che negano i fondamenti della democrazia e dello Stato di diritto e che commettono, incoraggiano o approvano atti violenti allo scopo di raggiungere i loro obiettivi”: art. 19 Lain) viene collocato “molto vicino ai movimenti politico-ideologici” e ciò “rende necessaria maggiore cautela nel caso di ingerenze nei diritti e nelle libertà personali”, scrive il Dipartimento federale della difesa (Ddps) sul suo sito internet.

Decisivo è il passaggio all’atto. In sé l’orientamento ideologico o politico di singole persone (i neonazisti, ad esempio), di organizzazioni (come il Partito degli Svizzeri di orientamento nazionale-Pnos) o di eventi (come l’ormai famoso concerto neonazista che nel 2016 radunò oltre 6mila persone a Unterwasser, nel canton San Gallo) non basta per giustificare un intervento preventivo da parte del Sic. Nemmeno dichiarazioni provocatorie, di estrema destra o di estrema sinistra, sono sufficienti. Perché scatti una sorveglianza preventiva bisogna che vi siano “implicazioni effettive a livello di violenza (per esempio incitazioni alla violenza)”, ovvero “attività di estremismo violento”; fintanto che queste non sono riscontrabili, “le persone radicalizzate politicamente non rientrano (...) nel settore di compiti del Sic”, indica su richiesta quest’ultimo in una mail inviata alla ‘Regione’.

Monitoraggio e ‘misure di acquisizione’

‘Maggiore cautela’ non significa stare a guardare. Al ‘SonntagsBlick’ una portavoce del Sic ha risposto che viene attuato anche un monitoraggio dei neonazisti, senza però precisare quanti individui si trovino nel radar. Claude Janiak e i suoi colleghi della DelCg hanno potuto appurare nella banca dati dell’intelligence che questa «raccoglie informazioni sugli estremisti di destra in Svizzera». Inoltre, rileva il presidente dell’organo parlamentare di sorveglianza, «nel suo rapporto annuale il Sic riferisce regolarmente» sul fenomeno e «negli ultimi anni non ha constatato nessun aumento della violenza» (cfr. sotto).

Quando la soglia della violenza è stata superata, il Sic può sì intervenire, ma non far ricorso alle “nuove misure di acquisizione soggette ad autorizzazione” previste dalla Lain. Soltanto se l’estremismo violento degenera in terrorismo può aver luogo – anzi, è ritenuta “opportuna” (sito Ddps) – una sorveglianza mediante tali misure. Quando ciò avviene, non è chiaro. Per svariate ragioni. Il Sic si limita a rimandare all’assenza di definizioni internazionalmente riconosciute di ‘terrorismo’ ed ‘estremismo violento’ (parla di “confini, separazioni e passaggi” che sono “fluidi e dipendenti dal sistema di valori”: “ogni terrorista è un estremista, ma non ogni estremista è un terrorista”, si puntualizza nella mail inviata alla nostra redazione) e a ricordare la rigida separazione tra i due ambiti voluta dal Consiglio federale e sancita dalla Lain.

Ma non è solo questo. «Siccome non esiste ancora una prassi al riguardo, è difficile sapere dove si situi la soglia» a partire dalla quale possono scattare le misure di acquisizione soggette ad autorizzazione, osserva Janiak. Il Consiglio federale stima in una decina all’anno il numero di casi suscettibili di esserne oggetto (un caso complesso può comportare l’adozione di diverse misure). E il rapporto 2018 ‘La sicurezza della Svizzera’ indica che tra il 1o settembre e il 31 dicembre 2017 (sono i dati più recenti; quelli relativi al 2018 sono attesi per fine maggio) il Sic ha avviato quattro operazioni comprendenti 40 misure in totale, dopo aver ricevuto l’autorizzazione dal Tribunale amministrativo federale (Taf) e dagli organi politici competenti: due di queste operazioni rientravano nel quadro della lotta al terrorismo, le altre due dello spionaggio; nessuna riguardava esplicitamente l’estremismo violento.

Il rischio di arrivare tardi

Ma non c’è il rischio che – tenuto conto della fluida quanto opaca transizione dall’estremismo violento al terrorismo – queste misure siano messe in atto tardivamente? Claude Janiak non esclude l’eventualità. «Mi sembrano comprensibili le considerazioni secondo le quali, in simili casi [di singoli estremisti o gruppi estremisti violenti, di destra o sinistra, che si trasformano in terroristi], una misura di acquisizione soggetta ad autorizzazione potrebbe essere eseguita più tardi rispetto a quanto avviene nel caso di persone con finalità jihadiste», dice alla ‘Regione’ il presidente della DelCg. Il consigliere agli Stati di Basilea-Campagna non vede però al momento la necessità di agire sul piano legale o organizzativo. «La Lain è in vigore da un anno e mezzo soltanto e in molti settori di attività mancano ancora le esperienze pratiche». Tuttavia, «in vista della prima grande revisione della legge, la DelCg valuta costantemente il bisogno di correttivi», aggiunge il ‘senatore’ socialista. Inoltre non va dimenticato – ricorda Janiak – che di fronte a persone che fanno apertamente propaganda neonazista, incitano alla violenza e al razzismo o si mostrano armati sui social, «sono le autorità di perseguimento penale a essere chiamate in causa e a doversi attivare in presenza di fatti di rilevanza penale».

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