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Svizzera
11.03.2019 - 11:440

Collocamenti coatti di bambini: i risultati

Dal sito web www.uek-administrative-versorgungen.ch si potranno consultare le pubblicazioni della Commissione peritale indipendente.

La commissione di esperti incaricata nel novembre 2014 dal Consiglio federale di riesaminare la storia degli internamenti amministrativi coatti disposti prima del 1981 ha pubblicato oggi il primo volume frutto dei suoi lavori. Ne seguiranno altri nove fino a settembre, quando uscirà il "rapporto di sintesi" con le raccomandazioni al governo.

La Commissione peritale indipendente internamenti amministrativi (Cpi) ha concentrato la sua attenzione sulle cosiddette "misure coercitive a scopo assistenziale" disposte tra il 1930 e il 1981. In quegli anni decine di migliaia di bambini e adolescenti - chiamati in tedesco "Verdingkinder" - furono collocati d'autorità in aziende artigianali o agricole, dove erano considerati manodopera a basso costo, in istituti severamente gestiti o addirittura in penitenziari, talvolta senza decisione giudiziaria. In questi istituti "hanno patito violenze fisiche e psichiche, sfruttamenti, maltrattamenti e abusi sessuali allora separati dai loro genitori e dei fratelli", secondo la descrizione dell'Ufficio federale di giustizia.

Queste persone - rammenta la Cpi in una nota - "non erano internate per aver commesso un delitto, ma perché le loro azioni e il loro modo di vita non erano conformi alle norme sociali dell'epoca dal punto di vista delle autorità". Le donne "dissolute" prese di mira potevano vedersi costrette ad abortire, a farsi sterilizzare o a dare in adozione il proprio figlio o figli.

Il primo tomo pubblicato dalla commissione - presieduta dall'ex consigliere di Stato zurighese socialista Markus Notter e composta di nove storici ed esperti negli ambiti della psichiatria, del diritto e delle scienze sociali - è intitolato "Volti dell'internamento amministrativo" e presenta 60 ritratti di vittime: foto in bianco e nero e brevi testi biografici in tedesco, francese o italiano in cui sono illustrate le conseguenze, anche drammatiche, delle misure coercitive vissute dagli interessati.

Tra maggio e giugno seguiranno altri otto volumi in cui saranno presentate le varie sfaccettature dell'internamento amministrativo, la sua storia culturale e sociale, la sua legittimazione, l'applicazione pratica, la dimensione quantitativa, con una valutazione differenziata del numero delle persone interessate, 58 interviste biografiche, una selezione di testi redatti da vittime. Per settembre è infine previsto il rapporto di sintesi e con le raccomandazioni al governo.

La collana di 10 volumi sarà pubblicata dagli editori Chronos Verlag, Editions Alphil e Edizioni Casagrande. Oltre che sotto forma di libro, le pubblicazioni della CPI saranno disponibili anche in formato pdf scaricabile dal sito web della commissione: https://www.uek-administrative-versorgungen.ch.

Per sensibilizzare il grande pubblico a questo capitolo poco edificante della recente storia elvetica è prevista anche una mostra itinerante: a partire da oggi a Berna sulla Casinoplatz, fino al 3 giugno sarà allestita durante una settimana in diverse piazze centrali di 12 città svizzere. Tra il 16 e il 22 aprile sarà in Piazza del Sole a Bellinzona, la settimana prima sulla Postplatz di Coira.

Proiezioni di film, conferenze e discussioni tematiche, come pure visite guidate di ex istituti d'internamento saranno organizzati parallelamente all'esposizione. Sempre a Bellinzona, mercoledì 17 aprile, oltre a visite guidate, è prevista nella sala del Consiglio comunale una presentazione e discussione con ingresso libero intitolata "'Bevitori', 'vagabondi' e 'dissolute' in istituto per una 'rieducazione'. L'internamento amministrativo in Ticino (1900-1981)".

Alla fine del 2014 l'imprenditore Guido Fluri aveva consegnato una iniziativa popolare per la riparazione che chiedeva 500 milioni di franchi per le vittime. A distanza di neanche due anni le Camere hanno approvato un controprogetto indiretto che prevedeva un fondo per il contributo solidale di 300 milioni, in modo da poter destinare a tutti un contributo solidale di un massimo di 25'000 franchi. Le richieste di risarcimento presentate entro il termine fissato al 31 marzo 2018 sono state quasi 9000.

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