Keystone
Svizzera
28.02.2019 - 12:010

Lobbisti a Palazzo, poca voglia di chiarezza

‘Troppe zone d’ombra, regole assolutamente insufficienti’. Transparency International torna a denunciare la passività della politica elvetica.

Quasi quattro anni dopo il 'caso Kazakistan', e a pochi mesi dalle prossime elezioni, le Camere federali esitano sempre a fare un passo verso la trasparenza. In gioco c'è una timida, cosmetica modifica della Legge sul Parlamento e della relativa ordinanza. 'Figlia' di un'iniziativa parlamentare ben più ambiziosa del 'senatore' Didier Berberat (Ps/Ne), prevede che i lobbisti professionisti attivi a Palazzo indichino per chi lavorano e forniscano informazioni sui loro mandati. In dicembre è giunto il nullaosta del Consiglio degli Stati. Ora tocca al Nazionale dire la sua, verosimilmente in giugno.

La politica latita, dunque. Più dell’associazione dei lobbisti Sspa, che un paio di anni fa si è dotata di un codice di condotta e vede di buon occhio la creazione di un registro pubblico dei lobbisti accreditati a Palazzo. Un passo caldeggiato da Transparency International Svizzera (TI). Ieri l'organizzazione ha pubblicato – esempi alla mano – uno studio 'comprensivo' sul lobbismo in Svizzera.

Emerge una realtà poco edificante: fatto di "troppe zone d’ombra", di "regole assolutamente insufficienti" sul piano federale, di "peso eccessivo di certi interessi particolari", tutti fattori che alimentano "rischi di corruzione" e "influenze nocive per la democrazia". TI formula 10 rivendicazioni e chiede “regole chiare ed efficaci” che contribuiscano a rendere meno opaco un sistema nel quale ormai i principali lobbisti nella Berna federale non sono i lobbisti professionisti, bensì i parlamentari stessi. 

L'organizzazione ammette: "progressi puntuali" sono stati fatti in materia di trasparenza. Malgrado ciò, "le attività di lobbying più efficaci continuano a svolgersi quotidianamente nell'opacità". TI menziona al riguardo l'influenza esercitata – "dietro le quinte" – nella fase pre-parlamentare del processo legislativo, nelle commissioni parlamentari che si riuniscono a porte chiuse e negli interessi che uniscono parlamentari e lobbisti.

Lo studio mostra come i principali lobbisti a Palazzo federale siano ormai diventati i parlamentari stessi. Scrive TI: “Numerosi parlamentari trascurano il principio di milizia e relegano la loro attività professionale in secondo piano, quando non vi rinunciano totalmente. In contropartita, assumono mandati e altre ‘attività accessorie’ in seno ad aziende, associazioni o Ong (...), che possono così difendere i loro interessi nella politica federale”.

TI constata “una concentrazione colossale di interessi particolari”. I consiglieri nazionali e i consiglieri agli Stati hanno dichiarato in tutto oltre 2mila legami di interessi con più di 1'700 organizzazioni. Alcune influenti commissioni parlamentari contano fino a 200 mandati. Senza contare i numerosi organi ufficiosi ('gruppi di lavoro', ' gruppi di interesse', ecc.) che riuniscono parlamentari e lobbisti nella massima discrezione; o ancora gli oltre 150 intergruppi parlamentari, i cui segretariati sono gestiti in buona parte da lobbisti esterni.

La Svizzera figura all'11esimo posto in una classifica stilata da TI che comprende 19 Paesi e tre istituzioni dell'Ue. L'organizzazione formula 10 rivendicazioni, assortite di misure concrete. Sono raggruppate attorno a tre assi principali:

1) Maggiore trasparenza nel processo decisionale e per tutti gli attori ("lobbisti e parlamentari devono dichiarare i loro mandati e i loro interessi in modo più completo ed esplicito, in particolare indicando gli aspetti finanziari");

2) Equità di accesso per tutti i lobbisti professionisti, sia per quanto riguarda la possibilità di ottenere dei mandati in qualità di esperti da parte del Parlamento o dell’amministrazione, sia nell’accesso a Palazzo federale (accreditamento fondato su criteri oggettivi e affidato a un gremio parlamentare, non ai singoli parlamentari come avviene oggi);

3) Integrità e regole chiare e vincolanti in materia di conflitti d'interesse, regali e viaggi pagati: sono ritenute "indispensabili per garantire l'integrità di deputati e lobbisti professionisti"). 

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