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Keystone
Svizzera
10.01.2019 - 06:000
Aggiornamento 12:19

Cosa non ha voluto vedere Cassis

Solleva interrogativi e critiche la visita del ministro degli Esteri a una miniera Glencore nello Zambia. La replica: 'Ho voluto vedere con i miei occhi'

Si dice che uno vede ciò che vuole vedere. Cosa ha visto/voluto vedere Ignazio Cassis nella miniera di rame di Mopani, nel nord dello Zambia, di proprietà di una società la cui maggioranza è detenuta dalla Glencore, multinazionale con sede a Baar (Zugo)? Ma soprattutto, cosa non ha visto/non ha voluto vedere il ticinese nel Paese africano?

Cosa ha visto/voluto vedere su per giù lo sappiamo. Il ministro degli Esteri – che “voleva constatare di persona le condizioni di lavoro e di impiego in questo settore”, indica il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) – ha visitato gli impianti della Mopani Copper Mines: il centro di formazione di Mufulira, “che usa le più recenti tecnologie, inclusa la realtà virtuale, per formare studenti e dipendenti” (tweet Glencore, cfr. a lato); e anche, stando a infosperber.ch, il Malcolm Watson Hospital (dove sono curati gratuitamente i dipendenti della Mopani e le loro famiglie), una scuola (gratuita per i figli dei dipendenti Mopani), così come la fonderia e l’impianto responsabile delle emissioni di anidride solforosa che fino a pochi anni fa inquinavano suolo e aria, facendo ammalare e morire bambini e adulti. Il consigliere federale si è dichiarato “impressionato dagli sforzi per la modernizzazione degli impianti e la formazione dei giovani”. Così ha twittato Cassis alle 14.08 di lunedì, primo giorno del periplo africano che lo ha condotto ieri in Zimbabwe e che si concluderà domani in Sudafrica.

La Glencore non si è lasciata sfuggire l’occasione. In un tweet, la multinazionale si è fatta pubblicità utilizzando le parole di elogio pronunciate dal ministro degli Esteri elvetico. Poco dopo il tweet di quest’ultimo, la multinazionale ne ha diffuso uno a pagamento in cui ricorda la visita di Cassis, ha riferito il ‘Tages-Anzeiger’. Il colosso delle materie prime, per bocca di una portavoce citata dal quotidiano, si è detta contenta della visita del consigliere federale, aggiungendo che col tweet intendeva enfatizzare il buon lavoro fatto nello Zambia dal management della miniera.

La Mopani Copper Mines è da tempo al centro delle critiche. Organizzazioni non governative (ong) locali e internazionali accusano la Glencore di inquinare l’ambiente, di avvelenare la popolazione locale e di non pagare tasse nello Zambia. Ma dal 2000 la multinazionale ha investito 4,4 miliardi di dollari (fonte: Dfae) per aumentare la capacità produttiva dello stabilimento e al contempo ridurre le emissioni nocive. Queste ultime “sono state considerevolmente ridotte e sono ormai conformi ai limiti imposti dall’Organizzazione mondiale della salute”, si legge in una nota del Dfae.

Il fatto è che né la Glencore, né le autorità dello Zambia dicono quanta anidride solforosa emette oggi l’impianto. Cassis e il Dfae non hanno avuto accesso ai risultati delle misurazioni, conferma un portavoce del dipartimento a infosperber.ch. Il ministro degli Esteri e il suo entourage si sarebbero limitati a divulgare l’informazione – fonte Glencore, non verificata e priva di qualsiasi precisazione – secondo cui tali valori sono “conformi ai limiti” Oms.

Il problema sta qui: nell’affidabilità della fonte; o meglio: nella mancanza di fonti alternative in loco. Cassis (criticato aspramente per il suo tweet da varie ong elvetiche e dal presidente del Ps Christian Levrat) e la delegazione al suo seguito non avrebbero sentito altre campane nel nord dello Zambia: si sono fatti guidare esclusivamente dai responsabili della Glencore, evitando – stando a infosperber.ch, ma la cosa è confermata dal portavoce del Dfae – di cercare il contatto con le ong locali e chi abita nelle vicinanze dell’impianto. Cosa non ha visto/non ha voluto vedere il consigliere federale, lo possiamo solo immaginare. Possiamo anche immaginare che a Baar i vertici della Glencore, impegnata dietro le quinte a contrastare l’iniziativa popolare ‘Per imprese responsabili’, si stiano fregando le mani. L’iniziativa, alla quale il Parlamento potrebbe opporre un controprogetto, chiede che le società con sede in Svizzera rispettino anche all’estero diritti umani e norme ambientali.

La replica: 'Critiche legate al passato. Oggi l'impianto è un esempio di sicurezza'

Interpellato dalla Rsi, il ministro spiega di aver voluto «vedere con i miei occhi». Quanto alle critiche rivolte alla struttura, ritiene che in buona parte siano legate al passato. Oltre 4 miliardi di franchi – sottolinea il consigliere federale – sono stati investiti per la modernizzazione della miniera e la formazione professionale. «L'impianto – sostiene dopo esserci stato e basandosi sulle informazioni ricevute sul posto dai vertici – è ora un esempio di sicurezza a livello mondiale e bisogna riconoscere questi progressi».

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