Non ce lo possiamo permettere (foto: Ti-Press)
Svizzera
12.12.2018 - 11:410
Aggiornamento : 14:53

Non è clima da camion

Intervista a Jon Pult, presidente dell'Iniziativa delle Alpi che, dopo la bocciatura della nuova Legge sul CO2, chiede una riduzione delle emissioni dei mezzi pesanti

Jon Pult, presidente dell’Iniziativa delle Alpi, i camion inquinano sempre meno: lo dice da tempo l’Ufficio federale delle strade (Ustra), e non solo lui. Voi adesso puntate il dito proprio contro i camion per le emissioni di CO2: perché? Perché l’Ustra e altri dicono una mezza verità. È vero che i camion sono più ecologici per quel che riguarda le polveri fini e gli ossidi d’azoto. Ma non lo sono dal punto di vista delle emissioni di CO2. Anzi: lo studio che abbiamo presentato (vedi sotto) mostra che i camion oggi non sono più ‘puliti’ rispetto a 25 anni fa: un autocarro attualmente emette in pratica lo stesso quantitativo di CO2 del 1990. Incredibile, se uno pensa a come si è sviluppata la tecnologia da allora!

Cosa chiede l’Iniziativa delle Alpi? La nuova Legge sul CO2 è stata bocciata al Consiglio nazionale. Ce ne rallegriamo, poiché il progetto iniziale era stato annacquato. Adesso speriamo in un ‘restart’ da parte del Consiglio degli Stati. La Camera dei Cantoni, se è lungimirante, introdurrà nella legge degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dei camion. Questo aspetto non aveva trovato spazio nel progetto fallito oggi [ieri per chi legge, ndr] al Nazionale.

Perché bisogna fissare nella legge degli obiettivi specifici per i camion? Oggi in Svizzera il traffico stradale causa più di un terzo delle emissioni complessive di CO2. Il trasporto delle merci su strada è responsabile dell’11% circa di queste emissioni, e le previsioni ufficiali ci dicono che aumenterà di un terzo entro il 2040. I camion diventeranno perciò un generatore sempre più importante di CO2. Se non dovessero essere considerati nella futura legge, per me sarebbe un vero scandalo. Sarebbe qualcosa di inaccettabile, tanto più che il Parlamento europeo ha appena detto di volere obiettivi abbastanza ambiziosi di riduzione delle emissioni di CO2 dei mezzi pesanti. La Svizzera non può permettersi di non fare niente di fronte a quest’evoluzione.

Cos’ha a che vedere la riduzione delle emissioni di CO2 dei camion con il trasferimento di questi ultimi dalla strada alla rotaia, il ‘cuore’ dell’attività dell’Iniziativa delle Alpi? Noi vogliamo difendere lo spazio alpino come spazio vivibile per le persone, le specie animali e la natura. Il cambiamento climatico è un pericolo esistenziale per l’arco alpino. Basta pensare alla frana di Bondo, in Val Bregaglia: fenomeni come questi sono destinati a intensificarsi. È per questo che anche noi dell’Iniziativa delle Alpi ci battiamo per una politica climatica ambiziosa, in grado di applicare veramente gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Il trasferimento delle merci dalla strada alla rotaia resta prioritario, perché la ferrovia è per molti aspetti (quello climatico, ma non solo) più efficiente rispetto alla strada. Però è necessario che anche i trasporti che continueranno a passare dalla strada abbiano un impatto minore sul clima.

Nel 2016, per la prima volta dal 1994, meno di un milione di camion sono transitati attraverso le Alpi. L’obiettivo (650mila) è sempre lontano. A che punto saremo alla fine del 2018? Difficile dirlo. Penso che arriveremo a 900mila circa [nel 2017 erano stati 954mila, ndr], speriamo anche meno. Noi comunque vediamo che la tendenza è quella giusta. La diminuzione ormai è costante, anche se troppo lenta: dovremmo essere a 650mila alla fine di quest’anno, quindi non ci siamo... Ma siamo ottimisti: prima o poi riusciremo a raggiungere l’obiettivo, perché la politica di trasferimento funziona e le ragioni della nostra causa sono quelle giuste, nessuno – nonostante gli interessi delle lobby siano molto forti – può rimetterle in discussione dal punto di vista morale.

Il tunnel di base del Gottardo è aperto da due anni. Che impatto sta avendo sul trasferimento delle merci verso la ferrovia? Una vera e propria valutazione non è ancora stata fatta. Quello che possiamo vedere è che ha un impatto tendenzialmente positivo: i dati statistici, come det- to, lo dimostrano. E ciò malgrado il fatto che gli ultimi anni siano stati difficili per il traffico ferroviario, a causa di grossi problemi sulla rete in Germania e in Italia. Possiamo dire quindi che il tunnel di base del Gottardo funziona. Ma la funzionalità del sistema AlpTransit la si potrà vedere appieno solo una volta entrato in funzione il tunnel di base del Ceneri [a fine 2020, ndr] e completato il ‘corridoio di 4 metri’ su tutto l’asse nord-sud. Le infrastrutture, comunque, non bastano. Ci vuole anche altro, ad esempio una migliore concorrenzialità del traffico merci su rotaia rispetto a quello su strada.

Dal 1° gennaio sarà Simonetta Sommaruga a dirigere il Dipartimento federale dei trasporti. L’Iniziativa delle Alpi ha già fatto sapere di aspettarsi da lei ‘nuovi impulsi’ alla politica di trasferimento, con ‘misure concrete in tempi possibilmente brevi.’ A cosa pensate in particolare? Alle 10 misure elencate in una lista fatta un paio d’anni fa: tante piccole misure, che renderebbero più concorrenziale il trasporto merci su rotaia rispetto a quello su strada. Tre esempi: alzare la tassa sul traffico pesante fino al massimo consentito dall’accordo bilaterale con l’Ue; più controlli sulle strade; trattative con l’Ue in vista dell’introduzione di una borsa dei transiti alpini. Siamo fiduciosi nella disponibilità all’ascolto da parte della consigliera federale Sommaruga.

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