Keystone
Svizzera
05.10.2018 - 12:260
Aggiornamento 16:05

Lanciato il referendum contro la direttiva Ue sulle armi

Secondo gli oppositori la modifica della legge vigente significherebbe la fine del tiro come sport di massa

La Comunità di interessi del tiro svizzero (Cit) ha indetto oggi a Berna un referendum contro il recepimento della Direttiva dell'Unione europea (Ue) sulle armi. La modifica della legge vigente significherebbe la fine del tiro come sport di massa in Svizzera.

Gli oppositori hanno cercato di far valere le loro ragioni nella maniera più chiara possibile dinanzi ai media: la nuova norma approvata dalle Camere federali è ingiusta, liberticida, inutile, pericolosa e "antisvizzera".

"Il popolo ha il diritto di decidere se voglia lasciarsi imporre leggi che vengono promulgate solo per pressione dall'estero", ha detto il ticinese Luca Filippini, presidente della Cit. "La Cit rappresenta 14 differenti associazioni. Con quasi 200mila soci siamo in grado di raccogliere le 50mila firme necessarie. Siamo preparati e gli argomenti sono a nostro favore", ha aggiunto.

Secondo gli oppositori il recepimento della direttiva europea non comporta nessun vantaggio in termini di sicurezza. Nel 2005 - è stato ricordato - il Consiglio federale aveva promesso che Schengen non avrebbe comportato inasprimenti nella legge sulle armi, ma con le modifiche previste la promessa viene infranta.

Preoccupazioni vengono espresse anche in ottica futura. Il consigliere nazionale friburghese Jean-François Rime (Udc), di hobby cacciatore, ha ammesso che ad oggi le nuove norme non sembrano influire sull'attività venatoria. "Sappiamo però che le leggi europee possono improvvisamente cambiare e a quel punto saremmo disposti a seguirle. I cacciatori sono formati e devono passare degli esami, conoscono molto bene le loro armi" e non meritano quindi restrizioni eccessive.

"Se Schengen viene usato come mezzo di pressione per far accettare delle leggi, perde completamente il suo significato", ha detto ancora il deputato friburghese.

L'applicazione della norma - sempre secondo gli oppositori - non è poi affatto pragmatica. Piuttosto, rischia di creare un vero e proprio mostro burocratico, fatto che andrebbe a scapito del lavoro di polizia vero e proprio, con agenti obbligati a un maggior lavoro d'ufficio.

Tutto questo apparato burocratico, che risulterebbe anche costoso, sarebbe oltretutto inutile: la direttiva si prefigge di combattere il terrorismo, ma da quando gli attacchi sono cominciati negli ultimi anni, non ne è mai stato commesso uno con un'arma acquistata legalmente.

Il presidente dell'Associazione sportiva di tiro del Canton Berna e consigliere nazionale Werner Salzmann (Udc/Be) ha dal canto suo sottolineato che la nuova legge prevede obblighi che alle urne sono già stati respinti esplicitamente, come la registrazione a posteriori. A suo dire un tale disprezzo della volontà popolare è indegno della democrazia elvetica.

Gli oppositori ci tengono poi a sottolineare che respingendo la direttiva sulle armi l'appartenenza a Schengen non è in pericolo. La Svizzera può infatti limitarsi a constatare che la legislazione vigente soddisfa tutti gli aspetti della direttiva Ue e che quindi non occorrono adeguamenti. Inoltre, è altamente improbabile che l'accordo venga rescisso per un tema che nel contesto di Schengen non è prioritario.

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