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Ultimo aggiornamento: 22.09.2018 13:05
Keystone
Svizzera
14.09.2018 - 05:500
Aggiornamento 12:02

Precedenza alle istituzioni

Marina Carobbio sceglie il Nazionale: non sarà candidata alla presidenza dell'Unione sindacale svizzera. La ticinese sarà di nuovo in corsa alle 'federali' del 2019.

Il consigliere di Stato vodese Pierre-Yves Maillard, la consigliera nazionale sangallese Barbara Gysi: sono rimasti in due, entrambi esponenti del Ps, i candidati alla presidenza dell’Unione sindacale svizzera (Uss). Martedì ha rinunciato il consigliere nazionale vallesano Mathias Reynard (Ps). E oggi – chiudendo una «riflessione» durata alcune settimane – anche la ticinese Marina Carobbio si chiama fuori dalla corsa alla successione dell’attuale presidente dimissionario Paul Rechsteiner, in carica da 20 anni. Una scelta «personale e istituzionale», dice alla ‘Regione’ la consigliera nazionale socialista. Il nuovo presidente della maggiore confederazione sindacale svizzera verrà designato dal Congresso dell’Uss il prossimo 1o dicembre a Berna.

Marina Carobbio, ci ha pensato su diverse settimane. Una decisione difficile?

Non è stato facile. Mi sono sentita molto onorata che si sia pensato a me. Quella di diventare presidente dell’Uss era una sfida che mi intrigava, alla luce dei problemi attuali nel mondo del lavoro, in Ticino e nel resto della Svizzera.

Una scelta «personale e istituzionale», ha detto. In che senso?

A fine novembre dovrei essere eletta alla presidenza del Consiglio nazionale. Questa è la mia priorità per il 2019. E proprio nelle ultime settimane, lavorando a stretto contatto con i Servizi del Parlamento per preparare la sessione e la successione, mi sono resa conto appieno di quanto impegno, quanto lavoro richieda questa carica. La mia scelta in fondo è coerente con quella che feci due anni fa, quando accettai di accedere alla vicepresidenza della Camera del popolo. Portare avanti due cariche allo stesso tempo, oltretutto dovendo fare una specie di campagna elettorale per la presidenza dell’Uss, sarebbe stato molto difficile.

Le due cariche a priori non sono incompatibili. I vertici dell’Uss le sono venuti incontro? Le hanno proposto una soluzione transitoria per sgravarla da alcune incombenze durante l’anno di presidenza del Nazionale?

Sul tavolo sono state messe diverse possibilità: co-presidenza, interim ecc. Ma alla fine a prevalere è stato il fatto che l’anno prossimo dovrei essere presidente del Consiglio nazionale. E per me il rispetto di questo ruolo, delle istituzioni in generale, a maggior ragione in un momento storico nel quale vengono facilmente rimesse in discussione, passa davanti a tutto il resto.

Va bene per l’aspetto istituzionale. Lei però parla anche di una scelta dettata da ragioni personali. A cosa si riferisce?

Alle elezioni federali del prossimo anno. Quindi direi piuttosto una scelta dettata anche da motivi personali e politici. La direzione del Ps ticinese ha deciso di proporre al Congresso la mia ricandidatura per un altro mandato. Con l’obiettivo di riconquistare il secondo seggio al Nazionale, perso nel 2011 [anno del raddoppio della Lega e dell’inedito ingresso dell’Udc ticinese, ndr]. Il Ticino, oggi più che mai, ha bisogno di un’area progressista rafforzata a Berna: lo richiedono i temi con i quali siamo confrontati: la diffusa precarietà nel mondo del lavoro, le sfide poste dalla migrazione, l’erosione dei redditi a causa di aumenti dei costi fissi come quelli per i premi di cassa malati, e così via. Una sinistra più forte potrà far sentire a Berna la voce di un Ticino solidale e aperto.

Se si fosse candidata alla presidenza dell’Uss, lei e Barbara Gysi avreste rischiato di pestarvi i piedi, mettendo magari Maillard nella posizione del terzo che gode. Anche questo ragionamento è rientrato nella sua scelta? 

Io e Barbara abbiamo visioni simili. La scorsa settimana ci siamo presentate assieme davanti alla commissione femminile dell’Uss. L’obiettivo è condiviso: avere una donna che possa assumere la carica di presidente dell’Uss. E Barbara Gysi non ha i condizionamenti che ho io.

Il comitato centrale di Unia ha bruciato le tappe nominando Maillard. Il più potente sindacato svizzero che nomina un candidato unico, ed è ancora una volta un uomo: un segnale forte, non crede?

Sì, è un segnale forte. Ma lo relativizzerei. Nel senso che alla fine saranno i delegati al congresso dell’Uss a decidere, e loro non sono vincolati a queste decisioni. Molto dipenderà dagli incontri che i candidati avranno nelle prossime settimane con tutte le federazioni sindacali.

Unia chiama a manifestare il 22 a Berna in favore della parità salariale; allo stesso tempo esclude le donne dalla corsa alla presidenza dell’Uss. Cosa ne pensa?

Non so bene perché il comitato centrale di Unia sia andato in questa direzione. Certo che se uno pensa ai problemi nel mondo del lavoro (il fatto che molte lavoratrici e lavoratori non sono coperti da contratti collettivi, il precariato che colpisce in particolar modo le donne ecc.) e allo sviluppo dei servizi pubblici (ad esempio il settore sanitario e delle cure, dove la presenza femminile è preponderante), allora è chiaro che alla testa della maggiore confederazione sindacale svizzera ci dovrebbe essere una donna. 

Per molti Maillard ha già la vittoria in tasca. Lo pensa anche lei?

Non per forza. Dipenderà da questa campagna che i candidati faranno presso le federazioni sindacali. Le chance di Barbara Gysi a mio avviso sono intatte.

Sia la commissione femminile dell’Uss, sia la Conferenza delle donne di Unia hanno detto di volere una donna alla presidenza dell’Uss (l’ultima è stata Christiane Brunner, co-presidente assieme a Vasco Pedrina dal 1994 al 1998, ndr). Dopo la candidatura unica di Maillard sponsorizzata da Unia “la rabbia delle sindacaliste è grande”, ha scritto ieri la ‘Wochenzeitung'. La percepisce anche lei? 

Non saprei se chiamarla ‘rabbia’. Quel che sento, negli ambienti sindacali, è una chiara volontà delle donne di scendere in piazza e di portare avanti rivendicazioni sul piano politico. Ma anche di essere ancora meglio rappresentate ai vertici delle organizzazioni sindacali. Il messaggio che recepisco è questo: a parità di competenze, è importante che sia una donna a presiedere l’Uss. Ciò a mio parere rafforzerebbe il movimento sindacale.

Maillard per Unia, Gysi per l’Associazione del personale della Confederazione. Lei sarebbe stata la candidata del Sindacato svizzero dei servizi pubblici Vpod, il più ‘femminile’ dei sindacati (il 53% degli affiliati sono donne) e di cui è membro di lunga data. Un’occasione persa per la Vpod?

La Vpod in effetti mi ha contattata. Comunque, la o il presidente dell’Uss deve restare al di sopra delle singole federazioni, cercando di integrare le diverse sensibilità e i vari settori.

C’è ancora troppo maschilismo nei sindacati svizzeri?

Sono stati fatti dei passi avanti, ma ce ne vogliono altri. Avere una presidente donna all’Uss sarebbe sicuramente uno di questi.

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