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Svizzera
27.07.2018 - 18:450

Fuoco nel porto di Basilea. In fiamme le traversine Ffs

Popolazione invitata a rimanere al chiuso. Edifici evacuati per precauzione. Ma per la procura non ci sono pericoli

Un deposito di legname di un’azienda attiva nel settore della logistica è andato in fiamme oggi pomeriggio nel porto di Basilea. L’incendio è ora sotto controllo. Non ci sono feriti.

Attorno alle 14.15, indica il Ministero pubblico basilese, le fiamme si sono propagate nella zona ovest del porto, nei pressi del triangolo di confine tra Svizzera, Germania e Francia. Il fumo ha raggiunto i 30 metri di altezza. Ad andare a fuoco sono state numerose traversine ferroviarie depositate in uno spazio all’aria aperta: le fiamme ne hanno distrutte circa 2'000 tonnellate e altre 2'000 tonnellate sono ormai inutilizzabili.

La causa dell’incendio non è ancora nota, indica una portavoce dell’azienda. Il deposito è di proprietà della Rhenus Port Logistics, che fa parte del gruppo Rhenus Alpina. I vigili del fuoco sono riusciti ad evitare che le fiamme si propagassero ulteriormente. Poco distante dal luogo del rogo vi sono infatti due sili in cui è anche immagazzinato del grano.

Oltre ai pompieri renani sono entrati in azione anche quelli della vicina cittadina tedesca di Weil am Rhein. Sul posto anche la barca, raramente utilizzata, dei vigili del fuoco basilesi. A causa del fumo, la polizia ha invitato gli abitanti del quartiere interessato a chiudere le finestre e non circolare nella zona interessata. Gli edifici nei dintorni sono stati evacuati per ragioni di sicurezza. Secondo la procura cantonale non vi sono tuttavia pericoli per la popolazione.

Dal 2001 non è più possibile utilizzare le vecchie traversine ferroviarie, spesso utilizzate in passato come recinti da giardino, poiché impregnate con olio di catrame e potenzialmente cancerogene. Queste devono essere bruciate in luoghi adatti. Dal 1998 le FFS utilizzano traversine con un’impregnazione meno nociva, ma sui tratti ferroviari sono ancora presenti quelle vecchie, che hanno una durata di vita stimata a circa 25 anni. I materiali tossici saranno verosimilmente dunque ancora in circolazione fino al 2023.

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