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Bruno Balestra, copresidente dell'associazione 'Uniti dal diritto'
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12.07.2018 - 06:200

‘Il diritto contro la paura’

Bruno Balestra sull’‘ingannevole’ iniziativa Udc detta per l’autodeterminazione. Nasce in Ticino un'associazione per combatterla.

Siamo in piena estate, all’appuntamento mancano più di quattro mesi, e di mezzo – a fine settembre – c’è un’altra votazione popolare a livello federale. Ma l’iniziativa Udc ‘contro i giudici stranieri’ già scalda gli animi. I contrari si mobilitano. Anche in Ticino, dove ieri è scesa in campo la neonata associazione ‘Uniti dal diritto’ (cfr. scheda). Bruno Balestra, ex procuratore generale, è uno dei copresidenti. ‘laRegione’ lo ha intervistato.

Un’associazione, non il solito comitato, per combattere l’iniziativa dell’Udc. Segno che questa non è una votazione come le altre: è così?
Siamo convinti che questa votazione abbia una valenza molto particolare: è una di quelle che distinguerà un “prima” da un “dopo”. Questa iniziativa è un attacco frontale alla libertà e alla fiducia, due punti fondamentali che sono il collante necessario al vivere comune secondo il modello della democrazia liberale. Capisco le preoccupazioni per il mondo che cambia, ma la paura è il contrario della fiducia e non possiamo proteggerci chiudendoci in noi stessi. Non possiamo evitare la relazione con gli altri: il diritto, come il commercio, vive di relazioni, e nel mondo di oggi sempre di più.

Da qui il nome dell’associazione, ‘Uniti dal diritto’.
Il diritto pone un argine alle prevaricazioni dei più forti. Hans Kelsen [1881-1973, celebre giurista e filosofo austriaco, ndr] diceva che la giustizia costituzionale è importante perché difende le minoranze dalla dittatura della maggioranza. In Svizzera non abbiamo un tribunale costituzionale che garantisca la libertà di ogni cittadino, di ogni minoranza: l’unico modo per far valere i propri diritti di fronte a leggi e iniziative che li violano è andare a Strasburgo, alla Corte dei diritti dell’uomo, che è la nostra Corte costituzionale e dove tra l’altro abbiamo un nostro giudice.

Lei dà per scontato che, se prevarrà il ‘sì’, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) verrà denunciata. L’iniziativa però non ne chiede esplicitamente la disdetta. Strategicamente il testo non chiede la disdetta della Cedu.
Ma anni fa l’allora presidente dell’Udc Toni Brunner e il consigliere federale Ueli Maurer espressero la necessità di affermare il potere assoluto del popolo sovrano sui diritti individuali dei cittadini protetti dalla Cedu. L’Udc sa che è meglio non dirlo. Ma sta di fatto che, se vincerà il ‘sì’, il Tribunale federale non potrà più rispettare la giurisprudenza internazionale sui diritti dell’uomo, e nessuna autorità potrà eseguire una decisione di Strasburgo a favore di un cittadino svizzero, se contraria al volere della maggioranza. Quando non rispetteremo i patti, sarà il Consiglio d’Europa, di cui facciamo parte, a invitarci ad uscire.

Varie sentenze della Cedu hanno fatto storcere il naso in Svizzera. Non è ora di porre un argine a una certa tendenza, da parte dei giudici di Strasburgo, a interpretare in modo estensivo i diritti dell’uomo?
Alcune sentenze – molto poche, invero – riguardanti la Svizzera, e non solo, sono discutibili. Ma tutti i giudici possono sbagliare. Il rimedio proposto però è peggiore del male. Non dimentichiamolo: l’indipendenza del potere giudiziario non è subordinata al voto della maggioranza. La posta in gioco è alta, il tema complesso.

Come spiegare, in poche parole, perché dovremmo votare ‘no’ il prossimo 25 novembre?
Perché ne va della libertà! L’autodeterminazione proposta è ingannevole, di fatto ci toglie la possibilità di difenderci da leggi che violano la nostra libertà e i diritti tutelati dalla partecipazione al Consiglio d’Europa (che non è l’Ue) e da migliaia di accordi con altri Paesi che proteggono noi come cittadini e la nostra economia, in particolare quella votata all’esportazione. E poi perché ne va della fiducia! Subordinare – anche retroattivamente – il rispetto di tutti i contratti stipulati con gli altri Stati alle fluttuazioni del diritto elvetico significa: tradire la parola data, rompere gli accordi e alla fine emarginarci – in quanto partner inaffidabile – da un contesto internazionale del quale abbiamo bisogno.

 

L'associazione ‘Uniti dal diritto’

Apartitica, riunisce personalità ed esperti del settore giuridico e della società civile “che si battono per la difesa dei diritti delle cittadine e dei cittadini svizzeri” e “contro l’iniziativa autolesionista” dell’Udc. Tra i co-presidenti, due ex procuratori generali (Bruno Balestra e John Noseda), il giudice dei minorenni Reto Medici, la ex consigliera nazionale Ppd Chiara Simoneschi-Cortesi e l’ex direttore del Liceo di Lugano 1 Giampaolo Cereghetti. 

www.unitidaldiritto.ch

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