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08.05.2018 - 06:000

Rischio bisturi facile per le ernie inguinali

Interventi inutili nel canton Zurigo per aggirare la proscrizione dei trattamenti stazionari? Il ‘Tagi’ solleva l’interrogativo.

Se dopo un intervento chirurgico un paziente rimane una o più notti in ospedale, il Cantone paga almeno il 55% e la cassa malati al massimo il 45% dei costi. Se invece lo stesso intervento viene effettuato ambulatorialmente, è la cassa malati (oltre che gli assicurati) a saldare l’intera fattura. Il paziente che fa rientro a casa ancora in giornata costa meno di quello che resta in ospedale. Tutti perciò sono d’accordo su un punto: se si vuole frenare l’aumento dei costi della salute, bisogna favorire il trasferimento dei trattamenti dal settore stazionario a quello ambulatoriale. L’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) e cinque Cantoni (il Ticino non è tra questi) hanno quindi approntato liste di interventi che le casse malati – salvo circostanze particolari – rimborsano soltanto se effettuati ambulatorialmente. Da un lato così i Cantoni risparmiano; dall’altro, ospedali e medici ci rimettono. Questi ultimi avrebbero però trovato il modo di compensare almeno parzialmente le perdite.

Come, lo ha spiegato ieri il ‘Tages-Anzeiger’. Stando al quotidiano, i medici zurighesi opererebbero più del necessario allo scopo di mantenere in ospedale i pazienti almeno una notte e poter così fatturare di più. In questo modo, riuscirebbero ad aggirare il divieto vigente nel Cantone di effettuare certi interventi chirurgici in regime stazionario.

Nel caso specifico si tratta di operazioni per casi di ernia inguinale. Solitamente durano sui 30 minuti e ora possono essere fatte unicamente in regime ambulatoriale, così come altri 14 interventi elencati nella lista zurighese in base alla regola ‘ambulatoriale prima di stazionario’. Costano quasi sempre meno di quelli effettuati in regime stazionario. Gli ospedali ci guadagnano poco o nulla. E i medici chirurghi ci perdono: ai pazienti con camera privata o semi-privata che restano la notte in ospedale, possono infatti fatturare onorari supplementari (l’ospedale, dal canto suo, i costi alberghieri); mentre per gli interventi ambulatoriali esiste un’unica tariffa (stabilita dal tariffario Tarmed), indipendentemente dalla copertura assicurativa del paziente.

Secondo il ‘Tagi’, esisterebbe dunque – malgrado i paletti imposti dal cantone – un forte incentivo finanziario a ospedalizzare i pazienti che soffrono di ernia all’inguine, soprattutto se si tratta di pazienti in camera privata o semi-privata. Tanto più che, sempre stando al quotidiano zurighese, la prassi è permessa se anziché una, i medici operano due ernie allo stesso tempo. Anche se una non dà problemi? Conoscitori del settore starebbero osservando il fenomeno negli ospedali pubblici e nelle cliniche private, scrive il ‘Tages-Anzeiger’. 

La spinta verso l’ambulatoriale e il ‘nodo’ della partecipazione dei cantoni

Tetti massimi di spesa e tariffe forfettarie nel settore ambulatoriale, articolo sperimentale nella Lamal, nuovo sistema di prezzi di riferimento per i medicamenti non più coperti dal brevetto, freno automatico all’aumento dei costi: Consiglio federale, Parlamento, partiti, attori del settore sanitario ed esperti sembrano fare a gara di questi tempi nel proporre misure suscettibili di frenare l’inesorabile aumento dei costi della salute e, di riflesso, dei premi di cassa malati. Fra i provvedimenti con maggior potenziale (dal punto di vista dei risparmi che potrebbero generare: l’accettabilità politica è un altro paio di maniche), vi sono quelli che riguardano il finanziamento delle prestazioni ospedaliere. È in quest’ambito che si inserisce il caso rivelato ieri dal ‘Tages-Anzeiger’ (cfr. articolo sopra).

Nel settore ospedaliero, sono soprattutto i costi dei trattamenti ambulatoriali a crescere. Negli ultimi cinque anni sono saliti ogni anno mediamente del 6,5%, mentre quelli dei trattamenti stazionari del 3,5% (dati: Ufficio federale di statistica). Ciò è dovuto anche al fatto che i cantoni spingono con sempre maggior insistenza medici e ospedali a operare maggiormente in questo settore, dove i trattamenti sono in genere meno costosi e per giunta presi a carico integralmente dalle casse malati e dai pazienti. In base al principio ‘ambulatoriale prima di stazionario’,  cinque cantoni e lo stesso Ufficio federale della sanità pubblica hanno allestito delle liste (di lunghezza variabile) nelle quali sono elencati gli interventi che possono essere effettuati soltanto in regime ambulatoriale. 

Il finanziamento però è un’altra storia. I cantoni si sono sempre rifiutati di mettere mano al portafoglio per coprire i costi ambulatoriali. Ma la pressione di assicuratori, ospedali, medici e della politica sta piano piano facendo cambiare le cose. In Parlamento si fa strada l’idea che cantoni e casse malati debbano finanziare unitariamente i trattamenti, a prescindere dal regime nel quale sono stati erogati (ambulatoriale o stazionario). Un progetto preliminare in questo senso è stato approvato nelle scorse settimane dalla Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Nazionale: andrà in consultazione nei prossimi mesi.

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