Il dossier passa da Ueli Maurer al Parlamento (Foto Keystone)
Svizzera
21.03.2018 - 15:060

Addio agli statuti fiscali speciali per le multinazionali

La riforma denominata 'Progetto fiscale 17' è ora nella mani del Parlamento. Il consiglio federale ha licenziato il relativo messaggio

Le discussioni sul Progetto fiscale 17 (PF17) si spostano nell’arena parlamentare. Il Consiglio federale ha infatti licenziato oggi li relativo messaggio che riprende gli elementi già presentati a fine gennaio: sgravi fiscali limitati per le aziende, incremento della quota di imposta federale diretta (Ifd) destinata ai cantoni e aumento degli assegni famigliari. Il PF17 è stato elaborato dopo la bocciatura popolare della Riforma III dell’imposizione delle imprese (RI imprese III). L’obiettivo rimane invariato: compensare la prevista abolizione degli statuti speciali per le società holding e quelle di gestione non più accettate a livello internazionale. Il caso Kering/Gucci che tiene banco in questi giorni tra Francia, Italia e Ticino è un esempio.

Gli assegni familiari salgono a 230 franchi mensili per figlio

In contropartita verranno introdotti altri strumenti fiscali. Il PF17 prevede anche una misura – che non era contenuta nel progetto precedente – per favorire l’accettazione del progetto fiscale da parte della popolazione: l’aumento di 30 franchi dell’importo minimo degli assegni famigliari (che salirebbero così a 230 franchi) e per i figli in formazione (che passerebbero a 280 franchi). Questo provvedimento costerà complessivamente 421 milioni di franchi ai datori di lavoro. "Si tratta di una compensazione tra le imprese e le famiglie che garantisce una certa equità sociale al progetto", si legge nel messaggio. Così come la RI imprese III, anche la PF17 prevede l’introduzione di patent box (ossia strumenti fiscali che consentono un’imposizione privilegiata dei redditi generati dalla proprietà intellettuale) e l’aumento delle detrazioni fiscali previste per spese di ricerca e sviluppo. A differenza del progetto precedente, queste deduzioni dovranno essere incentrate prevalentemente sulle spese del personale. Lo sgravio fiscale conseguito tramite patent box e deduzioni per ricerca e sviluppo non dovrà inoltre superare il 70%. Con la RI imprese III questo limite era dell’80%.

Più soldi ai Cantoni dall'Imposta federale diretta

Capitolo ridistribuzione dell’Idf, il nuovo progetto fiscale prevede di portare dal 17 al 21,2% la quota parte dell’imposta versata ai Cantoni. Il governo, come annunciato a fine gennaio, ha quindi ceduto alle rivendicazioni dei Cantoni: in un primo momento l’esecutivo proponeva infatti un aumento inferiore, al 20,5%. I Cantoni riceveranno così 990 milioni di franchi in più rispetto alla situazione attuale (il Ticino 33 milioni, i Grigioni 14). Per placare le proteste delle Città e dei Comuni, nella legislazione sull’Ifd sarà inoltre introdotto l’obbligo per i Cantoni di prendere in considerazione le necessità dei Comuni nel decidere la ripartizione dei proventi dell’imposta. Per non violare le competenze cantonali in materia, il progetto non prevede però un obbligo di riversare una parte dell’Ifd ai Comuni. Per compensare almeno in parte le maggiori uscite e i minori introiti, il PF17 prevede di generare nuove entrate, tramite l’innalzamento della quota d’imposizione dei dividendi. Secondo il nuovo progetto l’attuale aliquota dal 50% deve essere portata al 70%. Questo elemento era già presente nella precedente riforma, ma l’incremento era stato limitato al 60%. Per beneficiare della riduzione bisognerà sempre detenere almeno il 10% del capitale. La misura permetterà di generare nuove entrare pari a 100 milioni di franchi all’anno per la Confederazione e 335 per i Cantoni. Tenendo conto anche dei 990 milioni supplementari generati dall’aumento della quota parte dell’IFD a loro destinata, i Cantoni disporranno quindi complessivamente di 1,33 miliardi in più. Questo margine di manovra servirà ai Cantoni per compensare, almeno parzialmente, la prevista diminuzione del tasso d’imposizione delle imprese. Non è però per il momento possibile sapere esattamente a quanto ammonterà l’ammanco fiscale dovuto alla riduzione delle imposte per le imprese. Esso dipenderà dalle scelte effettuate dai singoli Cantoni. Nel messaggio si articola una cifra di 1,102 miliardi (tenendo già contro dell’aumento della quota dell’IFD a loro destinata). Alla Confederazione, il nuovo Progetto fiscale costerà 920 milioni di franchi che potranno essere compensati senza che sia necessario avviare un piano di risparmio. A questa cifra vanno poi aggiunti 180 milioni che saranno utilizzati nell’ambito della perequazione finanziaria per evitare che i Cantoni economicamente più deboli subiscano ripercussioni finanziarie negative. Non si tratta tuttavia di una nuova spesa, ma piuttosto dell’arresto della riduzione del volume della compensazione dei casi di rigore (che attualmente diminuisce del 5% all’anno). Come previsto, il PF17 non contiene invece più la possibilità per le imprese di dedurre gli interessi nozionali, un interesse fittizio su investimenti in capitale proprio. Tale proposta – molto contestata, soprattutto a sinistra – era stata introdotta dal Parlamento nella RI imprese III e sarebbe costata 220 milioni di franchi alla Confederazione e 50-290 milioni ai Cantoni.

Eliminare gli svantaggi fiscali per le coppie sposate

Gli svantaggi fiscali per le coppie sposate nell’ambito dell’imposta federale diretta (Ifd) vanno eliminati. Questo il succo del messaggio concernente la modifica della legge in materia licenziato oggi dal Consiglio federale. Per porre fine alle disuguaglianze, il governo propone un sistema di calcolo alternativo. In base a questo modello, l’onere fiscale dei coniugi viene dapprima conteggiato secondo la tassazione attuale e in una seconda fase come se i due sposi fossero concubini. Fra i due importi ottenuti, la coppia dovrà saldare quello meno elevato. Stando alle stime dell’esecutivo, il progetto comporta un calo del gettito dell’IFD di circa 1,15 miliardi di franchi all’anno, di cui l’83% (circa 950 milioni) sarà sopportato dalla Confederazione e il restante 17% (circa 200 milioni) dai Cantoni.

 

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