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Svizzera
07.03.2018 - 06:200

Chiesa vicepresidente dell'Udc nazionale: 'Mi farò sentire'

Intervista al consigliere nazionale democentrista, a Berna dal 2015 e scelto per un posto nel comitato direttivo del partito

Il ticinese Marco Chiesa, consigliere nazionale dal 2015, è stato scelto ieri quale vicepresidente dell’Udc. Entrerà a far parte del comitato direttivo del partito. La decisione definitiva spetta all’assemblea dei delegati, il 24 marzo a Klosters.

Qual è il senso di questi cambiamenti ai vertici del partito?

Migliorare la rappresentatività geografica, di genere, professionale, persino religiosa del partito. E poi [con l’uscita di Christoph Blocher e Walter Frey, ndr] l’età media del comitato direttivo è scesa.

Cosa fa il comitato direttivo? Che importanza ha nel partito?

È la stanza dei bottoni dell’Udc. Qui vengono prese le decisioni strategiche. Il gremio decide poi per la comunicazione, il finanziamento e l’organizzazione delle campagne politiche. Potervi portare la sensibilità ticinese è importante [ieri Piero Marchesi, presidente della sezione ticinese, ha scritto in una nota che con la nomina di Chiesa a vicepresidente “si apre un’opportunità per il Ticino”, ndr].

Non c’è il rischio che, con Magdalena Martullo-Blocher, lei e gli altri facciate da comprimari?

Se vieni scelto è perché si ritiene che tu abbia qualcosa da dire. Io mi farò sentire. E poi tra noi c’è diversità di vedute.

Ciò non toglie che la famiglia Blocher, grazie a Magdalena, manterrà il controllo sul partito.

È un gran vantaggio per l’Udc poter contare su questa continuità. Tanti partiti ci invidiano la capacità politica di un Christoph Blocher. E ora al suo posto abbiamo una persona competente e capace come Magdalena.

... che sta seguendo le orme del padre: Ems Chemie, Consiglio nazionale, adesso membro del comitato direttivo dell’Udc. Vedremo anche lei in Consiglio federale?

Credo che il Parlamento oggi non sarebbe pronto a votarla. D’altronde, qui a Palazzo si dice che quando si tratta di eleggere un consigliere federale, raramente vengono scelti i migliori.

L’Udc non avanza in Romandia, né in Ticino. Pare condannato a restare un partito svizzero-tedesco, se non ‘zurigocentrico’ (Blocher dixit). Pensate di poter avanzare ancora alle elezioni federali dell’ottobre 2019?

L’Udc ha uno zoccolo duro di elettori che gli permetterà di restare il primo partito in Svizzera. Ma ripetere il risultato straordinario del 2015 [29,4% e 11 seggi in più al Nazionale, ndr], battere un record con un record, non sarà facile.

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